#WeNeedToTalk, l’hashtag si ribella al Cairo: «Parliamo della repressione»

Lo slogan era stato pensato per celebrare i successi del governo egiziano, ma sono bastate poche ore perché venisse trasformato in una critica aspra e di massa al regime del…

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What You Can Do | In the Name of Humanity We Refuse To Accept a Fascist America

ON NOVEMBER 4, 2017Take To The Streets And Public Squaresin cities and towns across the country continuing day after day and night after night—not stopping—until our DEMAND is met:This Nightmare Must End:The Trump/Pence Regime Must Go!In the Name of Humanity, We REFUSE to Accept a Fasci

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‘Terrible conditions’: police uncover abuse and exploitation on farms in Sicily | Global development 

Action follows Observer investigation into claims of forced labour and sexual exploitation among Romanian migrant women employed as agricultural workers

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Las 350 millones de personas en el mundo que no existen (para las estadísticas)

¿Cómo calcular los niveles de acceso a las escuelas si hay niños en lugares que son inaccesibles? ¿Cómo estimar el flujo migratorio con desplazados ilegales que luchan por estar bajo el radar? La cantidad de personas fuera de las estadísticas globales se cuenta en cientos de millones.

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Calpestare libertà e diritti – 

Si riducono gli spazi di per la società civile in difesa dei diritti umani . Articolo di Francesco Martone

 

 

Si calcola che almeno sei miliardi di persone nel mondo vivano in paesi dove la libertà di opinione, associazione, iniziativa sociale e politica, la possibilità di organizzare campagne per i diritti civili, sociali, ambientali sono in tutto o in parte negate.

Paesi nei quali le autorità governative varano leggi draconiane per mettere al bando organizzazioni non governative, o per restringerne progressivamente la capacità di azione. Dalle intimidazioni, alle campagne denigratorie e di diffamazione a mezzo stampa, all’imposizione di condizioni sempre più stringenti per la rendicontazione delle fonti di finanziamento, a complicate procedure burocratiche, ricorrendo poi in casi estremi all’arresto, e alla condanna per attività criminali, terroristiche o in qualche maniera considerate contro l’interesse nazionale e la sicurezza, gli strumenti per restringere questi spazi di agibilità sono tanti, e spesso ricorrenti.

Secondo il dossier, la restrizione degli i spazi di agibilità per le organizzazioni della società civile è spesso accompagnata da misure volte a limitare la libertà d’espressione e di stampa e contro l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Le organizzazioni più colpite sono quelle che lavorano per assicurare le libertà e i diritti civili, quelli delle minoranze, dei rifugiati e dei diritti Lgbti e delle donne.

Il rapporto fa anche riferimento esplicito alle campagne di diffamazione e criminalizzazione delle organizzazioni che accolgono e prestano solidarietà ai migranti e rifugiati nel nostro paese stigmatizzando come pratica discriminatoria la creazione dell’albo delle Ong che operano per il salvataggio di migranti in mare. E anche di come tale campagna abbia alterato significativamente la percezione dell’opinione pubblica italiana verso l’operato delle Ong, pregiudicandone anche importanti fonti di autofinanziamento. Questi dati allarmanti riflettono quanto riscontrato anche nel primo rapporto dell’Ufficio dell’Osce per la Democrazia e i Diritti Umani, relativo alla situazione dei difensori dei diritti umani nei paesi Osce, il primo mai prodotto.

Un documento importante anche in vista della prossima presidenza italiana dell’Osce nel 2018, occasione per rilanciare con forza un’iniziativa ampia della società civile italiana sui temi dei diritti umani, e della difesa dei difensori dei diritti umani. Orbene il rapporto Osce per il 2014-2016, intitolato The Responsibility of States”: Protection of Human Rights Defenders in the Osce Region (2014–2016) denuncia l’aumento registrato negli ultimi tre anni degli attacchi ai difensori dei diritti umani nei paesi membri Osce da parte di attori statuali e non-statuali, in particolare – come anche sottolineato da Civil Liberties Union for Europe – contro chi difende i diritti delle donne, delle minoranze etniche e i diritti Lgbti.

Se ciò non bastasse, secondo quanto denunciato da Global Witness e dal Guardian, che tiene una conta aggiornata degli attivisti ambientalisti ammazzati in ogni parte del mondo, il 2017 si avvia a essere l’anno più sanguinoso di sempre, con 153 difensori della terra uccisi (dato aggiornato ai primi di ottobre) per essersi opposti a progetti di estrazione di risorse, agribusiness, grandi opere. La maggior parte dei difensori e difensore dei diritti umani uccisi nel mondo sono attivisti ambientalisti e difensori della terra, di questi la maggioranza rappresentanti di comunità indigene. Per quanto riguarda l’Italia, la recente campagna di criminalizzazione delle organizzazioni non governative e della società civile che fanno soccorso in mare, o solidarietà con migranti e rifugiati potrebbe non essere un caso isolato bensì la manifestazione estrema di un “trend” che si è insinuato in maniera insidiosa anche nel nostro Paese.

Dalla criminalizzazione e intimidazione verso comitati e movimenti per la protezione dell’ambiente e del territorio (per esempio No Tav o No Tap), o di alle minacce a giornalisti o avvocati da parte della criminalità organizzata o la proposta di legge per la criminalizzazione della campagna Bds e di chi la sostiene, anche nel nostro paese iniziano a palesarsi i sintomi di una dinamica preoccupante.

Sempre secondo Civicus, nel nostro paese nella prima metà del 2016 le principali libertà civili di associazione, riunione ed espressioni sono generalmente rispettate, ma sussistono alcune problematiche. Dalla discrezionalità nelle operazioni di ordine pubblico, all’uso eccessivo della forza in occasione di proteste di piazza. Occasionalmente difensori e difensore dei diritti umani soffrono minacce e intimidazioni. Anche il rapporto sulla situazione dei difensori dei diritti umani nei paesi Osce riporta alcuni casi relativi all’Italia tra cui le denunce di un’organizzazione di donne Rom e sottolinea anche i rischi per la libertà di associazione rappresentati dall’attuale legislazione sulle manifestazioni di piazza, e l’obbligo di notifica preventiva.

Preoccupa a tal riguardo l’assenza in Italia (a differenza della grande maggioranza dei paesi Osce) di un’Autorità nazionale indipendente per i diritti umani, come richiesto da importanti risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo anni e anni di discussioni e dibattiti parlamentari, si era giunti a una possibile mediazione che avrebbe permesso di approvare un disegno di legge per istituire l’Autorità, ipotesi “congelata” assieme ad altre importanti iniziative legislative sui temi dei diritti civili.

Questo il contesto del dibattito pubblico organizzato da Un Ponte Per… e In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende, dal titolo “Difensori dei Diritti Umani sotto attacco”, il 27 ottobre prossimo alle 19.45 al Salone dell’Editoria Sociale, a Porta Futuro a Roma, che vedrà la partecipazione oltre che ai rappresentanti della rete In difesa Di, e di Un Ponte Per… di Ben Hayes e Frank Barat del Transnational Institute e Carlotta Besozzi di Civil Society Europe.

Il Transnational Institute ha un programma internazionale sulla questione degli spazi di agibilità, e dopo la pubblicazione di un primo dossier sul tema sta per pubblicare un documento sulla criminalizzazione della solidarietà con i migranti in Europa. Civil Society Europe pubblica ogni anno un’analisi sullo stato di agibilità delle organizzazioni della società civile in Europa ed anche in Italia. Obiettivo dell’iniziativa quello di fornire occasione per uno scambio di riflessioni sul tema della restrizione degli spazi di agibilità, l’emergenza dell’attacco ai difensori dei diritti umani a livello globale ed europeo, ed una ricognizione della situazione nel nostro paese a partire dalle recenti strategie di criminalizzazione delle Ong e delle attività di solidarietà con i migranti.

Sorgente: Calpestare libertà e diritti – Comune-info

After Deportation Ethnographic Perspectives | Shahram Khosravi, Ines Hasselberg, Alice Gerlach e Sine Plambech – Academia.edu

This book analyses post-deportation outcomes and focuses on what happens to migrants and failed asylum seekers after deportation. Although there is a growing literature on detention and deportation, academic research on post-deportation is scarce.

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Le macerie politiche e istituzionali dell’ideologia della rottamazione

Dopo le dure parole di denuncia del presidente del senato, forse è maturo un giudizio storico-politico sul Pd. La prima considerazione è che si tratta di una organizzazione fortemente ideologica.…

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State of civil society report 2017

ABOUT THIS REPORT

Each year the CIVICUS State of Civil Society Report examines the major events that involve and affect civil society around the world. Our report reviews the past year, focusing on the space for civil society – civic space – and the impact of a resurgence of right-wing populist politics; the right to express dissent; protest movements; and civil society’s international-level actions. A special thematic section presents 27 guest articles from thought leaders around the world, exploring the often troublesome, yet potentially beneficial, relationships between civil society and the private sector.

http://www.civicus.org/index.php/state-of-civil-society-report-2017

 

Call to International Action – Dismantle Corporate Power

For the Economic, Political, Cultural and Environmental Sovereignty of Our Peoples End the Impunity of Transnational Corporations Now!    The time has come to unite the hundreds of struggles, campaigns, networks, movements and organizations that are combating the different ways●●●

Sorgente: Call to International Action – Dismantle Corporate Power

The Ghost in The Ballot Box: Catalonia’s Crisis in Context | Dissent Magazine

Franco’s legacy and the memory of authoritarian rule in Spain loomed over last week’s Catalan independence referendum—a pivotal episode in a century-long conflict.

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Ma perché mai gli uomini sono cattivi?

Ma perché mai gli uomini sono cattivi? Quanto mi stupisco su questa terra. Perché diventano così presto carichi di odio, astiosi? Perché adorano vendicarsi, dire subito male di te, loro che presto moriranno poveretti? E’ incredibile che questa orrenda avventura degli umani che arrivano su questa terra, ridono, si muovono, poi di colpo non si muovono più, non li renda buoni. E perché ti rispondono subito male, con una voce da cacatoa, se sei dolce con loro e dai loro l’impressione di essere senza importanza, ossia senza pericolo? Questo fa si che i teneri devono far finta di essere cattivi, per essere lasciati in pace, o anche, cosa tragica, per essere amati. E se si andasse a letto a dormire sonni spaventosi? Cane che dorme non ha pulci. Ma si, andiamo a dormire, il sonno ha i vantaggi della morte senza il suo piccolo inconveniente. Andiamoci a sistemare nella gradevole bara. Quanto mi piacerebbe poter togliere, come lo sdentato la dentiera che mette in un bicchiere d’acqua accanto al letto, togliere il mio cervello dalla sua scatola, togliere il mio cuore troppo pulsante, o povero fesso che fa troppo bene il suo dovere, togliere il mio cervello e il mio cuore e immergerli, questi due poveri miliardari, in soluzioni rinfrescanti mentre io dormirei come il bambino che non sarò mai più. Quanto pochi sono gli umani e come diventa subito deserto il mondo.

Albert Cohen, Il libro di mia madre, trad. it. G. Bogliolo, Rizzoli, Milano 1992

European Union Arms Exports

Official Journal of the European Union annual reports on the European Union Code of Conduct on Arms Exports

The EU exports billions of euros’ worth of weaponry and other military hardware every year. Below are details of these exports broken down by source and destination country, year, and type of goods.

Click on individual values to filter results.

Sorgente: Data Browser | European Network Against Arms Trade

Somalia: Forgotten Somalia – #MogadishuMourns #PrayforSomalia – allAfrica.com

Saturday 14 October marked a dark day for Somalia and indeed Africa with a terrorist truck bombing in Mogadishu which killed more than 300 people, and injured another 200. Some of the bodies were burnt beyond recognition. The terror attack is the worst in Somalia’s history.

Sorgente: Somalia: Forgotten Somalia – #MogadishuMourns #PrayforSomalia – allAfrica.com

Piccole utopie crescono, grandi bugie crollano

Analisi e risposte che condivido, purtroppo penso e Trump ne è la conferma che a questo tipo di gente ha la mente troppo occupata da altro per capire il concetto o meglio: da questo orecchio non ci sentono.

Il simplicissimus

8365d7_84506059e5164bfaa22582a62a5d1797Che il neo liberismo con le sue teorie dell’economicismo integrale fosse incompatibile con la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta stesso, era intuibile e logico, ma oggi ha anche le sua sistemazione concettuale e insieme la sua dimostrazione pratica: un recente studio pubblicato su Nature a gennaio e riportato sul Guardian più recentemente (qui il  link ) spiega more matematico, che è del tutto impossibile far coesistere gli obiettivi di massima del tanto decantato accordo di Parigi sul riscaldamento globale e insieme la mitica crescita, ovvero l’abracadabra con il quale le elites cercano di ipnotizzare e ingannare la massa delle persone che di quella crescita non vedranno nemmeno le briciole. La ragione è molto semplice: su base annua ad ogni aumento del pil pro capite (ma qui parliamo tipicamente del pollo di Trilussa) dell’ 1,8 per cento, quello auspicato dall’Fmi per l’insieme delle economie, corrisponde una crescita dell’ 1,9 per cento delle…

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Giustizia ed eguaglianza contro il razzismo: il 21 ottobre a Roma

Aderiamo e sosteniamo con forza l’appello per la manifestazione nazionale del prossimo 21 ottobre a Roma. Invitiamo tutte e tutti a partecipare e a diffondere l’iniziativa. Riportiamo il testo: ‘Giustizia ed eguaglianza contro il razzismo: il 21 ottobre tutte/i a Roma’.

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The Decline of Play and Rise in Children’s Mental Disorders

There’s a reason kids are more anxious and depressed than ever.

During the same half-century or more that free play has declined, school and school-like activities (such as lessons out of school and adult-directed sports) have risen continuously in prominence. Children today spend more hours per day, days per year, and years of their life in school than ever before. More weight is given to tests and grades than ever. Outside of school, children spend more time than ever in settings in which they are directed, protected, catered to, ranked, judged, and rewarded by adults. In all of these settings adults are in control, not children.

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Catalonia Shows the Danger of Disarming Civilians 

Ready to repeal the right to bear arms? Hours before America’s latest mass shooting, heavily armed Spanish National Police disrupted a regional vote among its citizens. Spain’s “common sense gun laws” may keep Catalan patriots from defending their newly declared independence.

Since the tragic murder of 59 peaceful concertgoers in Las Vegas Sunday, I’ve heard well-intentioned Americans from all political corners echoing heartbroken and tempting refrains:

Can’t we just ban guns?

Surely we can all get together on the rocket launchers.

Things like this would happen less often.

We have enough military.

While victims were still in surgery, some took to television and social media to criticize the “outdated” and “dangerous” Second Amendment to the Constitution. They have lived so long in a safe, stable society that they falsely believe armed citizens are a threat to life and liberty for everyone.

Those who claim to see no necessity or benefits of individual gun ownership need only look to the rolling hills of Catalonia, where a live social experiment is currently unfolding.

Unarmed Patriots

Just hours before an alleged lone gunman opened fire from the Mandalay Bay casino, the citizens of a small region surrounding Barcelona, Spain, cast a vote for their regional independence. Catalonia’s citizens have a unique language, culture, and history, and consider Spain a neighboring power, not their rightful rulers. So as America’s Continental Congress heroically did (and as Texans and Californians occasionally threaten to do) Catalonia wished to declare independence and secede.

Spain has enacted, it would seem, the kind of “common sense restrictions” American gun-control advocates crave.

Polling stations in Catalonia were attacked by heavily armed agents of the state with riot gear and pointed rifles. Spanish National Police fired rubber bullets and unleashed tear gas canisters on voters, broke down polling center doors, disrupted the vote, and destroyed enough ballots to throw results into serious doubt.

Exceedingly few of those would-be patriots were armed.

In Spain, firearm ownership is not a protected individual right. Civilian firearms licenses are restricted to “cases of extreme necessity” if the government finds “genuine reason.” Background checks, medical exams, and license restrictions further restrict access. Licenses are granted individually by caliber and model, with automatic weapons strictly forbidden to civilians. Police can demand a citizen produce a firearm at any time for inspection or confiscation. Spain has enacted, it would seem, the kind of “common sense restrictions” American gun-control advocates crave.

But of course, that doesn’t mean that Spanish citizens don’t buy guns. In fact, Spanish taxpayers maintain an enormous arsenal of weapons, which are all in the hands “professional armed police forces within the administration of the state, who are the persons in charge of providing security to the population.”

Those agents of the state weren’t “providing security to the population” of Catalonia on Sunday — they were pointing guns at would-be founding patriots who had challenged the rule of their oppressors.

“If somebody tries to declare the independence of part of the territory — something that cannot be done — we will have to do everything possible to apply the law,” Spain’s justice minister said in a public address.  While many polling places were closed or barricaded, 2.3 million voters (90% in favor of independence) were permitted to vote, he claimed, “because the security forces decided that it wasn’t worth using force because of the consequences that it could have.”

The consequences of a government using force to control those it is sworn to protect must be high. When citizens are armed, the consequences for tyranny rise and its likelihood falls.

Armed Tyrants

Americans have grown too trustful of the State, too ready to assume bureaucrats have only our best interests at heart. Even with a maniacal man-child in the Oval Office, many are seemingly eager to turn over individual liberty to those who promise to manage our lives for us. The United States was designed to be the smallest government in the history of the world, with no standing army, and little right to intrude in the private activities of its citizens. Instead, we have the most powerful and intrusive government in human history, with 800 permanent military bases in 70 countries, unfathomable firepower, and staggering surveillance capabilities. Unchecked abuses of power are routine and tolerated.

67 federal agencies, including the IRS and the FDA, have military weapons, according to the OpenTheBooks Oversight Report The Militarization of America. Among the most intrusive programs, including the Department of Homeland Security and the Transportation Safety Authority, do not disclose their weaponry budget.

Don’t say “Americans shouldn’t be allowed to buy guns” when what you mean is “citizens should only be allowed to buy guns for their rulers.


The number of armed government officials with arrest and firearm authority has doubled since 1996. The US now has more armed “civilian” federal officers (200,000+) than US Marines (182,000). The IRS spends millions of taxpayer dollars annually on pump-action shotguns, AR-15 rifles, riot gear, and Special Forces contractors to train thousands of “special agents” in targeting American citizens.

Local police, sheriffs, and state troopers have also been armed to wage war against American citizens.  Battlefield weapons are being given to state and local police, allegedly to combat drug trafficking and fight terrorist threats at local pumpkin festivals. Military SWAT-style raids are used to serve search warrants for low-level drug possession, not hostage situations. Relatives and neighbors of alleged criminals have had government guns held to their children’s heads. Violations of civil rights, including illegal searches and the seizure of money and property without evidence of any crime, are commonplace.   

Law enforcement requests military equipment directly from the Pentagon’s war-fighting machine: tanks, machine guns, rocket launchers, tear gas, camouflage, shields, and gas masks.  Military equipment is often purchased with civil asset forfeiture slush funds to bypass legislative appropriations challenges.

The high percentage of civilian law enforcement who are military veterans (one in five, by some estimates) compounds the cultural risks of treating average Americans like enemy combatants.

Showdowns between civilians and heavily armed agents of the state in Ferguson, Baltimore, the Oregon Wildlife Refuge, and at various other political protests across the country should remind us that gun control advocates won’t be reducing the number of guns so much as shifting them all into either federal or criminal hands.

The senseless murder in Las Vegas is a frighteningly familiar tragedy. But don’t say “Americans shouldn’t be allowed to buy guns” when what you mean is “citizens should only be allowed to buy guns for their rulers.”

Laura Williams


Laura Williams

Dr. Laura Williams teaches communication strategy to undergraduates and executives. She is a passionate advocate for critical thinking, individual liberties, and the Oxford Comma.

This article was originally published on FEE.org. Read the original article.

 

LECTURE BY PROF. UMBERTO ECO AT THE UNITED NATIONS HEADQUARTERS IN NEW YORK ON “AGAINST THE LOSS OF MEMORY” (October 21, 2013)

LECTURE BY PROF. UMBERTO ECO AT THE UNITED NATIONS HEADQUARTERS IN NEW YORK ON

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“Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra” 

Professor Dal Lago, Lei è autore del libro Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra edito da Raffaello Cortina: cos’è il populismo digitale? Nel mio libro l’ho definito come l’appello al popolo che viene propagato in rete. Ma vorrei notare come la rete sia al tempo stesso il mezzo e l’obiettivo dell’appello. Casaleggio e Grillo a suo […]

Sorgente: “Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra” di Alessandro Dal Lago – Letture.org

L’arca di Noè, oggi si chiama autonomia

di Raúl Zibechi*

L’immagine biblica del “diluvio universale” e la costruzione di un’arca da parte di Noè per salvare l’umanità e le altre specie da una distruzione certa, è troppo conosciuta per spiegarla. È sufficiente solo chiarire che si tratta di una parabola presente in diverse culture e che non è patrimonio esclusivo delle religioni che si ispirano alla Bibbia.

Il diluvio è la tormenta, nel linguaggio zapatista, per cui si tratta di un primo parallelismo con le riflessioni dei movimenti anti-sistemici. Proprio come nel racconto della Genesi, ai nostri giorni l’umanità affronta la possibilità della sua scomparsa come conseguenza di un insieme di fattori come il cambiamento climatico e la crisi degli antibiotici, ma soprattutto per la quarta guerra mondiale scatenata da los de arriba contro l’umanità.

Una seconda questione riguarda le ragioni per costruire un’arca. Ossia un rifugio davanti alla catastrofe. Questo è uno dei temi centrali degli attuali movimenti e del dibattito che promuove l’EZLN. Non si tratta di un rifugio al fine di rinchiudersi bensì per proteggersi e continuare a costruire mondi nuovi, continuare a resistere alle aggressioni del capitale e degli stati.

Lo zapatismo ci chiama a organizzarci, un primo e ineludibile passo per affrontare la tormenta/diluvio. A partire da questo passo, possiamo pensare a farne altri ancora, come costruire qualcosa di nuovo e quindi difenderlo nel mezzo della distruzione. Il punto chiave è cosa e come costruire. Di per sé, ne consegue che non possono essere costruzioni identiche a quelle che stanno portando l’umanità alla rovina.

A mio parere, queste [arche] sono le autonomie. Spazi creati e controllati dai diversi abajos per sostenere la vita. Se non siamo capaci di costruire le arche/autonomie, semplicemente non potremo sopravvivere alla quarta guerra mondiale. Sono i modi per tenere lontano i potenti e le loro guardie armate, perché sappiamo che vengono per noi.

Dobbiamo decidere di quali materiali saranno le arche, quale progettazione devono avere, chi vi può entrare. Il punto chiave, quello che ci distingue dall’arriba, è come prendiamo le decisioni. Nel sistema capitalista le prendono una manciata di persone situate al vertice della piramide sociale, i più ricchi e influenti. Tra di noi, le prende la gente comune, los de abajo, uomini e donne semplici.

La terza questione consiste se Noè doveva tener conto o meno della derisione dei suoi vicini, se doveva cercare di convincerli che il diluvio era imminente e le ragioni per cui costruiva l’arca. Se si fosse dedicato a ciò, non gli avrebbero dato né il tempo né le energie per finire il suo lavoro. L’esempio è la migliore pedagogia.

In questo momento, succede qualcosa di simile. Se dedichiamo le nostre energie a discutere all’interno del sistema, che sia in campo elettorale o in qualsiasi altro, che sia per conquistare un qualche governo o per “migliorare” quello già esistente, allora non avremo le forze per costruire qualcosa di diverso. È l’esca che ci mettono davanti per disarmare la nostra capacità di costruzione e quindi, di resistenza.

La creazione del nuovo e la resistenza si nutrono in forma reciproca. La resistenza non può essere di pure idee, ideologica come si dice nei circoli di militanti avvezzi. La resistenza di lunga durata deve includere l’acqua e il cibo (ma di qualità), la salute e un’istruzione a nostra misura, scienza e tecniche appropriate, giustizia comunitaria e difesa degli spazi e dei territori. Se non è così, se si esaurisce nel discorso, è una resistenza che durerà poco, probabilmente tanto quanto durano i discorsi.

Difendersi dai de arriba ma incentrarsi sui de abajoUna volta passata la tormenta, arriverà il momento della ricostruzione, che può essere il momento di espandere i mondi nuovi che già esistono in piccole dimensioni, nelle arche/autonomie che abbiamo costruito e difeso. Nulla è certo, né si tratta di una proposta con pretesa di strategia, ma solo uno sguardo di quanto fanno da qualche tempo una manciata di movimenti anti-sistemici.

fonte:https://comune-info.net/2017/09/larca-noe-oggi-si-chiama-autonomia/

Pubblicato anche su Desinformémonos con il titolo El arca de Noé, hoy se llama autonomía.
Traduzione per Comune di Daniela Cavallo.
L’adesione di Raúl Zibechi alla campagna di Comune “Un mondo nuovo comincia da qui” e quella di Gloria Muñoz Ramirez per Desinformemonos.