ONLINE SECURITY GUIDE FOR EVERY WOMAN

 

_“No matter what I did – he found me. Now I know how he did that… ”

“Wow, yes it really is an eye-opener!”

“This is the first time anyone’s been able to shed any light at all on this – usual authorities seem to be clueless…”_

WHO IS THIS GUIDE FOR?

Everyone, everywhere. Though written with women dealing with domestic abuse or stalking in mind, the guide and its principles can be used irrespective of gender, location or situation.

Does someone have pictures of you and you don’t know how or why? Do they keep showing up unexpectedly to places where you are? Do they know things about your life that you haven’t told many people? Then you may be being stalked.

WHAT IS THIS GUIDE ABOUT?

Modern technology such as the internet/mobile phones etc., has made it increasingly easy for abusive partners to stalk, intimidate and threaten their targets both online and offline. The good news: you can take measures to protect yourself! Assess your risk and take back control with this guide of best practices.

HOW TO USE THIS GUIDE

There are many ways someone can track you down. The chance and ease of this happening will depend heavily on your personal circumstances and that of your abuser. This guide is not the complete answer. This guide doesn’t include all of the ways abusers can track someone, but it is a collection of tips and support including our best finds. Off you go!



DIY Online Security by CHAYN is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

 

Dozens Feared Dead from Chemical Exposure in Syria

Dozens of people showed symptoms consistent with exposure to chemicals after aircraft attacked Khan Sheikhoun, a town in northern Syria, witnesses told us. While we are continuing to investigate, early reports suggest dozens were killed. Khan Sheikhoun is controlled by armed groups fighting against Syrian government forces.

International law prohibits chemical attacks. With 192 member states, the Chemical Weapons Convention is one of the strongest weapon bans in international law. Syria joined the convention and gave up its chemical weapons program in 2013 after a chemical weapons attack, likely carried out by government forces, killed hundreds in a suburb of Damascus. read

Salento costretto a ballare il tip – Tap anti russo

Il simplicissimus

Azerbaijan-Socar-and-BP-may-tap-Azeri-Chirag-Guneshli-fields-for-deep-gasA volte, anzi spesso, non c’è bisogno di ragionamenti complicati per arrivare al cuore di un problema e di una realtà, basta elencare i dati di fatto uno dietro l’altro per far emergere le cose nella loro limpidezza, cosa che ovviamente l’informazione mainstream si guarda bene dal fare sparpagliando  briciole qui è là per non far arrivare la pagnotta. Dunque vediamo i dati che sono in campo per la squallida vicenda della Tap in Salento: li esporrò  in un semplice elenco con qualche notazione perché sia in sostanza il lettore stesso a giudicare del significato e dell’utilità di quest’opera di devastazione ambientale.

  1. L’anno scorso i consumi di gas naturale in Italia sono stati di 70, 4 miliardi di metri cubi a fronte di una capacità degli attuali gasdotti di portarne quasi il doppio, ovvero oltre 130 miliardi di metri cubi. Dunque l’urgenza del gasdotto trans adriatico che ne porterebbe appena 9 in…

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Il Congresso USA svende la privacy degli americani

È di pochi giorni fa la notizia che il Congresso americano ha approvato una norma che consente agliInternet service provider di vendere a terzi, compreso agenzie di marketing e agenzie governative, i dati di navigazione dei loro utenti, senza alcuna necessità di chiedere preventivamente il loro consenso.

In realtà il provvedimento non fa altro che cancellare le nuove regole della Federal Communications Commission (FCC), volute dalla precedente amministrazione, che avrebbero imposto, ma solo dalla fine del 2017, l’obbligo di chiedere il consenso (opt-in) per alcuni dati (es. cronologia di navigazione), mentre per altri (es. indirizzi mail) consentiva agli utenti di negare il consenso (opt-out). In sostanza il Congresso ha legittimato quanto si può fare già oggi.

Quindi, i fornitori di accesso alla rete, come Comcast, Verizon e At&t, potranno vendere i dati relativi alla cronologia delle ricerche, i dati di localizzazione, le App scaricate, e così via, in tal modo sarà possibile una profilazione decisamente più spinta dei gusti e delle preferenze degli utenti. Tale possibilità è già dei giganti del web, come Google e Facebook, che raccolgono e possono vendere i dati di navigazione, e non solo, degli utenti. Secondo l’amministrazione Trump la normativa della FCC avrebbe determinato una disparità tra le grandi aziende del web e i fornitori di accesso alla rete. La nuova norma in sostanza non fa che parificare la posizione delle grandi aziende del web e dei fornitori di accesso ad Internet, in tal modo bilanciando quello che, secondo l’industria, era ormai un campo sbilanciato a favore delle grandi aziende del web.

Ovviamente la nuova normativa riduce enormemente la tutela della privacy degli americani ed è espressione diretta di una nuova politica americana, che già si è palesata all’inizio dell’anno con un ordine esecutivo del Presidente Trump che ha fatto molto scalpore (esclude la tutela della privacy per i non-americani).

La mossa della nuova amministrazione è stata vista come un palese favore ai gestori di telefonia, che in tal modo potranno competere con le grandi aziende del web. In realtà, il controllo degli ISP è decisamente più invasivo di quello di aziende quali Google o Facebook. A differenza di queste ultime, che hanno un controllo parziale sui dati degli utenti, invece il fornitore di accesso alla rete vede tutta la cronologia di navigazione, e anche l’utilizzo di software di navigazione in incognito non serve a nulla. Inoltre, un utente può evitare di visitare determinati siti, può evitare di iscriversi a Facebook, può tenersi alla larga dai servizi Google, ma per sfuggire ai fornitori di accesso deve soltanto non accedere ad Internet. E non dimentichiamo che l’utente paga già un corrispettivo all’ISP per l’accesso alla rete, per cui non dovrebbe aspettarsi che il gestore di accesso voglia ricavare altri soldi dalla vendita dei suoi dati.

Per tutelarsi l’utente potrebbe usare una VPN, ma poi il fornitore della VPN potrebbe comunque vendere i dati di navigazione al fornitore di accesso alla rete, e ad altri. Altra possibilità è di usare il software TOR, che però soffre di vulnerabilità, ed e comunque è più complicato da usare.
Questa mossa determina un profondo sbilanciamento a favore dei gestori di telefonia e di comunicazione, che adesso saranno il perno centrale della pubblicità online.

Anche tra i parlamentari americani si sono avute forti critiche a questo provvedimento. Mike Capuano ha così commentato: «Give me one good reason why Comcast should know what my mother’s medical problems are» («Datemi una buona ragione perché Comcast debba sapere quali sono i problemi di salute di mia madre»). Nancy Pelosi ha aggiunto che la normativa impedisce all’FCC di tutelare i consumatori: «Americans learned last week that agents of Russian intelligence hacked into email accounts to obtain secrets on American companies, government officials and more. This resolution would not only end the requirement you take reasonable measures to protect consumers’ sensitive information, but prevents the FCC from enacting a similar requirement and leaves no other agency capable of protecting consumers».

La stessa FCC ha emesso un duro comunicato stigmatizzando il fatto che il provvedimento consentirà alle multinazionali di calpestare i diritti dei consumatori. La NCTA, la principale associazione dei gestori di telefonia e comunicazione, ha invece commentato positivamente il provvedimento, precisando di essere sempre tesa a una tutela effettiva della privacy degli utenti, laddove i provvedimenti dell’FCC erano fuorvianti (misguided).
Difficile capire come una maggiore diffusione di dati possa tutelare maggiormente la privacy degli utenti.

Il primo effetto del nuovo provvedimento non è tardato. A soli pochi giorni di distanza Verizon ha annunciato un motore di ricerca stile Google, che però invia tutti i dati a Verizon, ed è preinstallato su tutti gli smartphone venduti da Verizon.

La nuova normativa non impatta sugli europei, e riguarda solo gli americani, poiché la normativa europea, e in particolare il Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali che, già approvato, entrerà in vigore nel maggio del 2018, prevede specifici obblighi di ottenere il consenso degli utenti prima della raccolta dei dati personali (compreso i dati di navigazione), normativa che si applica a tutti i trattamenti che abbiano ad oggetto dati degli europei (indipendentemente da dove ha sede l’azienda). Ed è in arrivo anche la riforma della Direttiva ePrivacy, che si occupa specificamente delle comunicazioni online.

La situazione europea, quindi, può dirsi decisamente più tutelante rispetto alle norme americane, richiedendo una specifica finalità per il trattamento, e il rispetto dei requisiti di necessità e non eccedenza dei dati trattati. Il Regolamento europeo introduce, inoltre, i principi di privacy by design e by default, che pongono l’utente al centro del sistema di protezione, imponendo l’obbligo di realizzare sistemi che siano progettati fin dall’inizio in modo da tutelare la privacy dell’utente, e l’obbligo di studiare un ciclo del prodotto o del servizio che sia sempre sicuro per i dati dell’utente stesso. Non solo una tutela formale ma soprattutto sostanziale e flessibile, in grado di adattarsi alle innovazioni tecnologiche. E, per finire, uno specifico obbligo di massima trasparenza verso l’utente, il quale deve sempre essere informato sui dati raccolti, sui trattamenti ai quali sono sottoposti (compreso eventuali trasferimenti all’estero) e sui diritti che può esercitare per una tutela effettiva dei propri dati. Il rispetto solo formale della normativa non è sufficiente se poi l’utente non è davvero tutelato.

Data la maggiore attenzione degli europei ai problemi di tutela dei dati personali non meraviglia che la norma americana abbia fatto più scalpore qui da noi che tra gli americani, ormai abituati ad una gestione dei loro dati estremamente invasiva. L’approccio americano è estremamente differente da quello europeo. Gli americani, quando iniziarono a sviluppare le loro norme in materia, consultarono prevalentemente le aziende, gli europei si affidarono, invece, alle Autorità di Garanzia. Al centro del sistema americano vi è l’autonomia dei privati e l’approccio è utilitaristico (cioè i dati sono di chi li usa), basato prevalentemente sull’autoregolamentazione, e settoriale. La privacy viene tutelata per lo più nell’ambito delle pratiche commerciali e le imprese hanno interesse a tutelarla in quanto violandola rischiano di perdere clienti. Tale approccio è più flessibile e adattabile, ma nel contempo determina una proliferazione delle norme settoriali e quindi una maggiore difficoltà per i cittadini di conoscere i propri diritti e farli valere. Infine, tende a far diventare la privacy un bene economico (infatti le grandi aziende Usa pubblicizzano la tutela della privacy come fosse una feature dei loro prodotti).

L’Europa, invece, ha un approccio generalista e centralizzato, laddove la privacy è un diritto fondamentale dell’individuo. Se i dati degli europei non sono messi a rischio da questa nuova norma, la nuova politica dell’amministrazione Trump, in materia di privacy, appare in forte contrasto con la politica europea. Dopo lo scandalo della sorveglianza di massa da parte dell’NSA, le promesse dell’amministrazione Obama avevano consentito di ricucire, almeno parzialmente, una fiducia tra le due sponde dell’oceano, portando alla stesura del Privacy Shield. Questa fiducia adesso appare sempre più incrinata. L’impostazione dell’amministrazione Trump è pacificamente contro ogni forma di tutela della privacy degli utenti.

Il post Il Congresso USA svende la privacy degli americani é stato pubblicato su ValigiaBlu.

Licenza Creative Commons

How Bulk Interception Works

This piece was authored by PI Legal Officer Scarlet Kim.

This week, Privacy International, together with nine other international human rights NGOs, filed submissions with the European Court of Human Rights. Our case challenges the UK government’s bulk interception of internet traffic transiting fiber optic cables landing in the UK and its access to information similarly intercepted in bulk by the US government, which were revealed by the Snowden disclosures. To accompany our filing, we have produced two infographics to illustrate the complex process of “bulk interception.” read

Un modello fisico delle disuguaglianze economiche

La diseguale distribuzione della ricchezza è un fenomeno che può essere previsto da un modello fisico che si applica a tutti i flussi di oggetti, materiali e immateriali. Dal punto di vista teorico, infatti, la circolazione del denaro non è diversa dalla circolazione dei veicoli sulle strade o del sangue in vene e arterie. E tutti questi sistemi tendono a riprodurre lo stesso tipo di struttura gerarchica, in cui grandi vie di scambio coesistono con quelle più piccole.

Leggi tutto su: Le Scienze

India. Solidarietà agli operai della Maruti

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Pubblichiamo un documento arrivato dall’India attraverso lo SlaiCobas per il Sindacato di classe. [vd. anche http://www.indiaresists.com/free-maruti-workers-appeal-observe-45th-april-international-day-protest/]. E’ un appello che denuncia la durissima repressione contro gli operai della Maruti Suzuki di Manesar, che in assenza di prove circostanziali sono stati condannati all’ergastolo per l’uccisione d’un dirigente aziendale. Le condizioni di sfruttamento estremo e di altrettanto estremi soprusi sui lavoratori hanno prodotto in questa e altre fabbriche indiane forti proteste, che la magistratura e la polizia si sono incaricate di colpire con pugno di ferro, specie là dove l’esasperazione dei lavoratori ha portato alla punizione di quadri dirigenti. E’ probabile che la politica iper-liberista del governo Modi getti altra benzina sul fuoco del malcontento operaio in India.

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Il 18 marzo 2017 il Tribunale di Gurgaon ha condannato 13 lavoratori di Maruti Suzuki all’ergastolo per omicidio. 12 di questi al tempo dei fatti erano dirigenti del sindacato dei lavoratori Maruti Suzuki…

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PHOTOGRAPHIC COLLECTION OF THE COSEISMIC GEOLOGICAL EFFECTS ORIGINATED BY THE 24TH AUGUST 2016, AMATRICE (CENTRAL ITALY) SEISMIC SEQUENCE

Il 20 marzo scorso è stato pubblicato il numero 34 della collana editoriale Miscellanea INGV dal titolo “PHOTOGRAPHIC COLLECTION OF THE COSEISMIC GEOLOGICAL EFFECTS ORIGINATED BY THE 24TH AUGUST 2016, AMATRICE (CENTRAL ITALY) SEISMIC SEQUENCE“ a cura del Gruppo Emergeo (Emergeo Working Group). La collana Miscellanea INGV nasce con l’intento di favorire la pubblicazione di contributi scientifici riguardanti le attività […]

via Pubblicata la galleria di foto degli effetti geologici originati dall’evento sismico del 24 agosto 2016 — INGVterremoti

Iraq: Civilians killed by airstrikes in their homes after they were told not to flee Mosul

Hundreds of civilians have been killed by airstrikes inside their homes or in places where they sought refuge after following Iraqi government advice not to leave during the offensive to recapture the city of Mosul from the armed group calling itself Islamic State (IS), said Amnesty International. Survivors and eyewitnesses in East Mosul said they did not try to flee as the battle got underway because they received repeated instructions from the Iraqi authorities to remain in their homes.

The shocking spike in civilian casualties from both US-led coalition airstrikes and ground fighting between the Iraqi military and IS fighters in recent months has also raised serious questions about the lawfulness of these attacks. In one of the deadliest strikes in years just days ago on ‫17 March 2017, up to 150 people were reported killed in a coalition airstrike in the Jadida neighbourhood of West Mosul, eventually leading the coalition to announce that it is investigating the incident

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Sosteniamo il Trattato internazionale per mettere al bando le armi nucleari

Test nucleare sulle isole Marshall

Il diritto internazionale vieta l’uccisione dei civili

Qui trovate anche un dossier che raccoglie i più importanti documenti di questo storico processo negoziale. Nel 2017 si terranno i negoziati dal 27 al 31 marzo e dal 15 giugno al 7 luglio.

22 dicembre 2016 – Associazione PeaceLink

L’Assemblea generale dell’Onu il 27 ottobre 2016 ha approvato una risoluzione che chiede di avviare nel 2017 i negoziati per un Trattato internazionale finalizzato a vietare le armi nucleari.

Grave è stata la posizione del governo italiano.

L’Italia ha votato contro la messa al bando delle armi nucleari.

Il Parlamento Europeo invece si è espresso per la messa al bando delle armi nucleari.

Nel 2017 si terranno i negoziati dal 27 al 31 marzo e dal 15 giugno al 7 luglio.

Sosteniamo i negoziati per giungere ad un Trattato internazionale di messa al bando delle armi nucleari.

Il diritto internazionale vieta l’uccisione dei civili e l’uso delle armi nucleari provoca un annientamento inevitabile dei civili.

DOSSIER

fonte:http://www.peacelink.it/

ERA SOLTANTO UN CLOCHARD

Dedicato a tutte le persone con la coscienza sedata, se questa barbarie viene portata avanti ci sono esecutori e complici, cerchiamo di non appartenere a nessuna delle due categorie e RESTIAMO UMANI.

Italia-express

di Vincenzo Andraous
Chi ricorda più quel senza fissa dimora bruciato vivo qualche giorno addietro? Badate bene, non ho detto qualche anno fa. Ogni sera quell’uomo infagottato in cenci e stracci andava a prendere posizione sulla strada per lasciare a qualche ora di sonno di lenire la propria sofferenza e solitudine.
Quanto accaduto a quel clochard non è atroce soltanto perché una vita è stata annientata, lo è anche per l’atteggiamento nei confronti di una tragedia che non può lasciare indifferente alcuno, eppure nonostante il poco tempo trascorso, il pugno nello stomaco ricevuto a tradimento, permangono quegli spazi e attimi di coscienze annientate. Chi ricorda più quel “barbone”, la sua storia personale, il suo volto, quel morto ammazzato nel via vai di sconosciuti protesi a una sorta di fuga che non esorcizza un bel niente? Passato lo sgomento iniziale, l’indignazione del momento, si tratta solamente di un rinculo per lo…

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Eurodeliri

Il simplicissimus

17499369_1647303052023919_4615086781146593777_nSe c’è qualcosa che mi ha colpito nel sabato in cui le oligarchie Europee hanno festeggiato se stesse, è la comparsa delle sacre stigmate dell’anacronismo che ha avvolto i potenti  rinchiusi nel loro ridotto a recitare un messale logoro e frusto, a imitare in maniera grottesca i riti pieni di speranza di 60 anni fa, con parole ambigue e prive di senso. Ma questo progetto fallito e ormai privo di anima è stato difeso contro il mondo esterno da gigantesche misure di sicurezza per fare paura, schedature sotto forma di controlli, polizia e ancora polizia a sorreggere una messa cantata senza contenuti, parole come aria calda per una mongolfiera di carta  e quel terribile chiacchiericcio mediatico, così straordinariamente unanime, ottuso, in questo caso consapevolmente servile. Insomma il tentativo di tappare la bocca ai terribili antagonisti perché ormai gli argomenti e le illusioni sotto cui viene sostenuta e nascosta la presa…

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We are the refugees.

We are the refugees.
All of us.
No one is excluded.

We are the refugees every time we go on Facebook.
Yes, really.
We do when we feel the heat with ‘likes’ and ‘shares’, when we welcome a smiling or winking face, and we feel loved by the number of followers and friends.
Sure, hundreds of so-called friends who are always there, motionless and looking at us as the picture of a family album.
Making us feel like family.
Or at least that is what we believe.
What we find.
Because we need that and because we lack.
To feel protected.
And safe.

We are the refugees.
All of us, every time we turn on the smartphone or, at best, the iPhone, and we are there, ‘whatsapping’, crazy clicking with our fingers, saying, responding, reading, and starting over.
Just so we’re all together, never alone, never silent, never empty, inside.
Let’s look, now, for example in the crowded subway. Hundreds of people all with head pasted onto a giant screen, even 5 inches.
All safe.
And protected.

We are the refugees.
Locked in cars in traffic.
Stacked in plastic and metal super-equipped boxes, small or preferably large.
And the bigger car hides the smaller guy, did you see?
Fortunately, there are windscreens in this world, right?
Because it does not protect just us from the breeze.
It makes us feel invisible.
Protected by rival eyes.
Safe.

We are the refugees whenever we strive to do the same thing.
To say the same thing.
To think in the same way.
In order to be all right.
Or otherwise.
But all together.
And then again unmistakable.
Never recognizable.
Protected and safe.

We are refugees when we get back home and we are convinced that it is all there.
The world, our world.
Because aliens are out, beyond the single credible window, the TV.
And the sofa is the privileged island to observe who has not ever found.
A refuge.

Yes, there are also this kind of refugees.
Those who ask heat, listening and support.
A protected and safe place.
To other refugees.
Just like us.
Because there is nothing more normal and logical.
Human.
Than seeking help from those who should know perfectly.
What does it mean.
Being a refugee…

Stories and News: http://betweentwosouths.blogspot.com/

Stories of Immigration as Protest: Letters to Donald Trump

Longreads

At Granta, Barbara Zitwer, Colm Tóibín, Elham Manea, Linda Coverdale, Kyung-sook Shin, and Anne Landsman share their stories of immigration to protest Donald Trump’s Muslim Ban as an abomination in a country built and fueled by people from away.

Barbara Zitwer: I was very moved at an i am muslim too rally in NYC a few weeks ago. There were people of every color, every age and every religion. I overheard a conversation – an elderly woman was speaking so animatedly in a low, raspy voice, and although she had a thick accent her words lodged in my mind: ‘My family died in a camp in Germany. No one stopped them. We can never let that happen again. We can never watch. We must act. I lived for a reason. I am a Jew and today I am a Muslim, too.’ And then she rolled up her sleeve…

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