MEDIA, CULTURA E DOMINIO: LE MODALITA’ DELL’ALIENAZIONE

MEDIA, CULTURA E DOMINIO: LE MODALITA’ DELL’ALIENAZIONE

Questa parola, che è stata usata dagli studiosi sociali e culturali negli anni ’60, è uno dei concetti desaparecidos dal sistema di dominio imperante. Il DRAC definisce il termine alienazione con cinque accezioni. Due di quelle si adattano perfettamente al tema che vogliamo affrontare. Afferma [1]: alienazione: 2.f. Processo mediante il quale l’individuo o una collettività trasformano la propria coscienza fino a renderla contraddittoria con ciò chi si doveva aspettare dalla sua condizione, e anche 5.f.Psicol. Stato mentale caratterizzato da una perdita del senso della propria identità.

Il potere dei media di comunicazione di massa nell’orientare l’opinione pubblica non è una novità. Già all’inizio del XX secolo, Wiliam Herst fu capace di creare – nella sua catena di giornali – una guerra con Cuba. Nel decennio degli anni 30 dello stesso secolo, Joseph Goebbels organizzò le trasmissioni radiofoniche per indottrinare il popolo tedesco nella visione espansionista-imperialista dei nazisti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti vincitori, con l’avvento della televisione, hanno diffuso e imposto nel mondo la loro american way of life, man mano che allargavano globalmente il mercato dei prodotti di consumo di massa che determinava quello stile di vita.

Tuttavia, il salto qualitativo del potere dei media si è consolidato a partire dagli anni ’80, fino all’irrompere del neoliberismo come nuova fase dominante del capitalismo. L’accumulazione del capitale e del potere in mano ad un numero ristretto di grandi imprese transnazionali interconnesse, così come lo sviluppo tecnologico delle comunicazioni per via satellitare capaci di abbracciare il globo terrestre, grazie anche alla proliferazione dei sistemi informatici, hanno costruito una rete attorno a tutto il pianeta, controllata e rifornita da un ristretto numero di trasnazionali dell’informazione e del divertimento. [2]

Per mezzo di questa rete, i poteri egemoni impongono al mondo una propria cosmovisione, che funziona come effettivo sistema di oppressione delle grandi masse. Lo abbiamo già scritto, ma crediamo di doverlo ripetere ancora: è stato creato il più efficace sistema di controllo: ottenere che gli oppressi pensino e vedano il mondo con gli stessi occhi degli oppressori.

Le modalità dell’alienazione.

In che modi si produce l’alienazione? Possiamo distinguere diversi aspetti dell’azione del bombardamento mediatico sui gruppi sociali e sugli individui.

1: Pubblicità e consumo.

La prima forma fu individuata e studiata agli inizi del secondo decennio del XX secolo. In due studi presi a confronto, Vance Packard [3], studiò per la prima volta le strutture del funzionamento della pubblicità e le strategie del consumo indotto. Altri studiosi negli anni ’60 approfondirono queste ricerche, oggi praticamente sconosciute fuori degli ambiti accademici. Per sviluppare quindi un’economia come quella americana, capace di fabbricare i bisogni dei suoi consumatori, si crearono tecniche dei media e tutta una strategia che richiamavano fondamentalmente l’emotività delle persone. Questa manipolazione emotiva per stimolare il consumo va dall’elaborazione di parti comunicative che associano i prodotti a emozioni (profumi con confezioni di forma erotica, automobili con immagine associata al potere e al successo, ipertrofia del concetto di pulizia per vendere più prodotti detergenti, ecc.) fino alla manipolazione occulta della pubblicità subliminale (oggi proibita in molti paesi), attraverso una varia gamma di forme intermedie. Così i media utilizzano grilletti emotivi e manipolano il gusto del pubblico con lo scopo di stimolare il consumo di prodotti e servizi.

2: Politica e istituzioni.

L’altro livello che i media impongono, fa riferimento più alla propaganda che alla pubblicità. Gli Stati Uniti (e anche l’Europa) hanno usato i mezzi di comunicazione di massa per condizionare le grandi masse in riferimento a posizioni politiche. Lo studio, seppure senza volerlo approfondire, di come il “nemico” (i cattivi) è andato cambiando secondo gli interessi politici generali dei paesi centrali, mostra chiaramente la manipolazione dell’opinione. Alla fine della seconda guerra mondiale, il Giappone era un paese barbaro aggressore, e i suoi abitanti “i voraci nani del Mikado”, nella Guerra Fredda si agitò il fantasma del “comunismo internazionale”, primo quello dell’Unione Sovietica, e poi il “pericolo rosso dell’oriente”, all’inizio dell’ascesa dei neocon al governo degli Stati Uniti, il nuovo nemico è il “terrorismo internazionale”. Notiziari, stampa, radio, programmi televisivi e cinematografici ripetono sistematicamente questi modelli e penetrano nelle menti delle persone, proponendo e imponendo posizioni politiche estranee alle sue circostanze.

Similmente, va predisposta l’imposizione di una istituzionalità sociale, non solo si attribuiscono posizioni politiche, ma si appoggiano con la validità delle istituzioni delle nazioni centrali (la democrazia rappresentativa come forma adeguata di governo, le “libertà”, la “giustizia”, ecc). Anche qui si utilizzano le tecniche di manipolazione emotiva che si creano per vendere più prodotti, accompagnate dalla manipolazione politica che da Machiavelli in poi manipolano i settori dominanti della Cultura Occidentale.

3: Valori e modelli di comportamento.

In maniera molto più sottile, impone modelli di comportamento sostenuti da un sistema di valori estranei al recettore. Con il bombardamento e l’abitudine, questi modelli (che sono associati al sistema di abitudini riferito al cervello di base o cervello R) divengono parte di ciascun individuo o gruppo sociale e condizionano la sua percezione del mondo, mentre simultaneamente costruiscono un nuovo sistema di valori. I mutamenti si producono a tutti i livelli di percezione della realtà. Per poter visualizzare il fenomeno, vediamo alcuni esempi.

A livello dei valori etici, analizziamo alcune serie televisive. Tutte quelle che appartengono al genere “poliziesco” si basano su un sistema giudiziario (giudizi orali) e di repressione (funzionamento dei corpi di polizia nei paesi centrali) che nascono soprattutto dal diritto anglosassone e dalla struttura repressiva di quei paesi. Il comportamento dei suoi personaggi (anche quando sono critici) sono funzionali all’efficienza del “sistema”, implicitamente o apertamente. Che resta per i nostri paesi latinoamericani, che basano le proprie istituzioni sul Diritto Romano? O per quelli di altre latitudini (dell’Oriente, per esempio) i cui codici sono essenzialmente diversi? Lo stesso fenomeno può osservarsi nel trattamento delle relazioni personali, lì i modelli sono l’efficienza, il predominio della visione razionale su quella intuitiva, il positivismo e il pragmatismo (senza lasciare da parte l’individualismo tipico della società capitalista).

Dove è più facile percepire il fenomeno di alienazione è nell’imposizione di modelli estetici. Negli aspetti più superficiali, l’industria cosmetica impone modelli di “bellezza”, “giovinezza” e “successo” e aumenta in misura esponenziale nel mondo l’uso della chirurgia “estetica” per avvicinare i corpi ai modelli imposti dal Nord. Ma ancora più là, basta osservare i “notiziari” della televisione a livello mondiale. Quando vediamo che i canali arabi, o cinesi, utilizzano non solo l’estetica degli spazi e della grafica, ma anche i modelli dell’abbigliamento e l’aspetto dei giornalisti con modelli imposti dai paesi centrali, ci accorgiamo fino a che punto la transculturalizzazione prodotta dall’alienazione è funzionante. Anche qui i media che tentano di essere “alternativi”, di dare una risposta a quella visone egemonica, cadono nella “naturalezza” di quei modelli estetici.

4: La quotidianità.

Ad un livello ancora più profondo, questi cambiamenti si manifestano nella vita quotidiana. Nelle nostre relazioni con gli altri siamo portati a manifestare, nel nostro agire quotidiano, non in sintonia con i modelli e i valori che le nostre società creano, ma con i modelli che vediamo, sentiamo e percepiamo sotto il costante bombardamento mediatico. Così, stiamo perdendo la nostra identità personale e la nostra identità culturale, sostituendole con modelli imposti attraverso i media. Siamo portati a pensare e agire come i media ci propongono, accettando come naturale un modo di vivere che ci è estraneo. Il fatto più curioso, quando possiamo vederlo da fuori, è sapere che quel modo di vivere, quella cosmovisione che i media presentano come “modello di vita”, in realtà corrisponde (a voler esagerare) al 15-18 % degli abitanti del pianeta. Secondo dati dell’UNESCO, la metà della popolazione mondiale non ha mai fatto una telefonata in vita sua. Questi sono gli esclusi, sui quali tuttavia il sistema dei media cerca di arrivare. In generale resta una massa sull’ordine del 30% della popolazione del pianeta che è il ricevente diretto dell’alienazione.

La realtà virtuale e la cultura.

Questi aspetti che abbiamo utilizzato come categorie per esaminare il fenomeno dell’alienazione, non sono separabili Stiamo confrontando un processo solistico, dove queste variabili interagiscono e si influenzano in continuazione, producendo un effetto integrale sugli esseri umani. Per poter indicare con più chiarezza quest’effetto, dobbiamo tener presente che non esiste una distanza tra forme e contenuti (anche questo è un paradigma necessario).

Le forme espressive sono parte del contenuto dei messaggi, e il contenuto dei messaggi è presente nella struttura formale. A tale proposito, McLuhan diceva chiaramente, vari decenni fa, che il mezzo è il messaggio [4] e lo spiegava chiaramente in uno studio dove l’immagine era un aspetto rimarcato. Quando ripetiamo le forme, pensando di poter produrre contenuti diversi, stiamo ripetendo gli schemi dell’alienazione, stiamo pensando e vivendo con parametri che non sono nostri, sono di coloro che cercano di dominarci e il risultato sarà che seguiremo sottomessi quel dominio.

E quando diciamo che i media stabiliscono una realtà virtuale, vorremo andare più in là del già dimostrato con gli episodi del bombardamento di Bagdad nella prima guerra del Golfo o con l’invasione della Somalia sincronizzata con le telecamere della CNN. La disinformazione, l’uso dell’informazione falsa e la creazione di edizioni di tipo spettacolare producono una realtà ingannevole, ma lo scambio di realtà a cui ci riferiamo è ancora più pericoloso. I media stanno producendo una realtà virtuale nella misura che ci fanno percepire un mondo con una cosmovisione che ci impongono.

Stanno inquinando direttamente le basi della nostra cultura (ci riferiamo alla cultura in senso lato, come l’”insieme dei modi di vita e costumi, conoscenze e livello di sviluppo artistico, scientifico, industriale, in un’epoca, gruppo sociale, ecc.”). Non è superfluo avvertire la gravità della questione, ancora più grave perché non percepita, perché sepolta nel messaggio quotidiano dei media.

I cambi necessari.

A partire da queste riflessioni, che è necessario portare ad analisi più profonde e diffuse della presente, risulta evidente che non sarà possibile produrre cambiamenti reali nelle nostre società, se questi cambiamenti non evitano la penetrazione culturale e la percezione del mondo imposta. Non ci servirà a niente cambiare i modi di produzione, le strutture politiche e le istituzioni sociali, se quando lo stiamo facendo continuiamo a usare modelli di comportamento e valori che non sono nostri. Corruzione, inefficienza, individualismo, avidità di ricchezza, continueranno ad esistere. Se tentiamo un agire diverso senza essere diversi, continueremo a ripetere gli errori che ci hanno imposto attraverso la sottomissione. Bisognerà allora indirizzare gli sforzi maggiori per produrre modi e forme di disalienazione. Una prima approssimazione verterà nel promuovere, sviluppare e creare i nostri propri modi di comportamento e i nostri valori. Vederci con i nostri propri occhi, dice Aram Aharonian [5].

Mettere in moto i meccanismi sociali per avere persone che agiscano in forma diversa è allora un lavoro urgente e indispensabile per ottenere i cambiamenti che auspichiamo. Solo così potremo avere individui capaci di agire e vivere in una società diversa.

Miguel Guaglianone
Fonte: voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article156625.html
22.04.08

Traduzione dallo spagnolo per http://www.comedonchisciotte.org di GIAN PAOLO MARCIALIS

[1] 23ª edizione del Dizionario della Reale Accademia Spagnola, http://buscon.rae.es/draeI/
[2]Vedere l’articolo di Ernesto Carmona “Medios, los amos de la información” pubblicato in http://www.aporrea.org il 7/8/07.
[3] Las formas ocultas de la propaganda (The Hidden Persuaders) e Los artifices del derroche (The Waste Makers), Editorial Sudamericana, Bs.As, 1959 e 1961.
[4] El medio es el masaje, Marshall McLuhan e Quentin Fiore, Editorial Paidós, Madrid 1988.
[5] Vernos con nuestros propios ojos, Aram Aharonian, Fondo Editorial Question y Universidad Latinoamericana y del Caribe, Caracas, 2007.

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Un pensiero riguardo “MEDIA, CULTURA E DOMINIO: LE MODALITA’ DELL’ALIENAZIONE

  1. Un giorno liberi dalla TV. Il forte appello dei pediatri – 24/11/08
    di Pino Cabras – Megachip

    La Società Italiana di Pediatria fa appello a un gesto semplice, eppure difficile quanto sfidare un radicato tabù: spegnere la televisione per un giorno intero, e far vivere davvero ai bambini e ai ragazzi un universo di possibilità diverse.
    Mentre oggi imperversano le discussioni sulle politiche per la scuola, i docenti segnalano già da tempo, nel loro agire quotidiano, una sorta di interminabile sofferenza: la difficoltà enorme di costruire spazi per la concentrazione dei loro allievi, la fatica inedita nel formare in loro la padronanza di sé e l’adesione a un compito assegnato.

    In troppi arrivano alle loro classi con una sorta di telecomando impiantato nell’encefalo. L’impegno numero uno degli insegnanti d’oggi, faticoso fino a renderli esausti, è abbassare la tensione per rendere possibile l’attenzione.
    I pediatri e gli psicologi arrivano a misurare questo problema, statistiche alla mano. Mentre inconsapevoli genitori si affidano al baby-sitting televisivo, i numeri parlano di danni crescenti alla vita dei loro figli per via dell’esposizione al flusso di stimoli del teleschermo. Un danno che deriva dal messaggio, spesso diseducativo o inadatto all’età, ma anche dal mezzo in sé.
    Lo segnala Aric Sigman, della British Psychological Association, sulla rivista «The Biologist». (Fergus Sheppard, «Children’s TV linked to cancer, autism, dementia», The Scotsman, 19 febbraio 2007)
    La maggioranza delle persone trascorre ormai più tempo a guardare la TV che in qualsiasi altra attività che non sia il sonno e il lavoro, fa notare Sigman.
    Fatti i conti, un britannico all’età di 75 anni ne avrà trascorsi dodici davanti alla TV. Le statistiche italiane non tendono a essere migliori. Rapportato a un bimbo di sei anni, il calcolo ci dice che per un anno intero è stato davanti al teleschermo. Non solo TV, ma computer e videogiochi. Le persone tra gli 11 e i 15 anni hanno gli occhi monopolizzati da uno schermo durante il 55 % del loro tempo di veglia. Nell’ultimo decennio questo tempo è cresciuto del 40 %.
    Le stesse aree del cervello che sono stimolate dalla lettura sono obnubilate dall’esposizione al flusso delle immagini in movimento, con una crescita dei disturbi del sonno, un calo della capacità di concentrazione e la riduzione del metabolismo. La combinazione di questa riduzione con i comportamenti indotti dalla pubblicità (le terribili merendine) è causa dell’aumento preoccupante del sovrappeso e dell’obesità infantile.
    Non basta. Non è di poco conto l’effetto dell’editing dei programmi, caratterizzato da «salti e tagli», un periodo d’attenzione adatto a fruire del livello di un videogioco o di una raffica di spot pubblicitari, laddove il cervello, programmato per «premiarsi» di fronte a immagini nuove, si «premia» producendo dopamine.
    Le statistiche su molti disturbi e vere e proprie malattie gravi dell’infanzia hanno avuto una notevole correlazione con l’estendersi dell’esposizione sincopata e subliminale al ritmo scandito dagli schermi, sempre più onnipresenti. E anche le statistiche sugli adolescenti sono allarmanti.
    L’iniziativa della Società Italiana di Pediatria ci piace e vorremmo approfondirla assieme, qui su Megachip.
    Viva la moratoria, dunque, per far prendere piede a un comportamento che può estendersi, una dimensione sabbatica che può liberare tempo, energie mentali, idee, azioni e movimenti fisici verso altro che non sia il tempo padroneggiato dalla TV.
    http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8333

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