‘Trasportiamo Morti Dalla Mattina Alla Sera’ – The New York Times

Crozza è Renzi, e canta Rovazzi. Anzi, Renzazzi: “Ho detto che lascio la politica? Sai il c…o che me ne frega”

La satira di Maurizio Crozza punta il dito sulla coerenza del premier dimissionario Matteo Renzi, che prima del referendum aveva più volte detto di essere pronto a lasciare la politica in caso di sconfitta. Dall’ultima puntata di Crozza nel Paese delle Meraviglie di La7. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/10/crozza-e-renzi-e-canta-rovazzi-anzi-renzazzi-ho-detto-che-lascio-la-politica-sai-il-c-o-che-me-ne-frega/3249589/ via Crozza è Renzi, e canta Rovazzi. Anzi, Renzazzi: “Ho detto … Continua a leggere Crozza è Renzi, e canta Rovazzi. Anzi, Renzazzi: “Ho detto che lascio la politica? Sai il c…o che me ne frega”

Cortocircuito e bioeconomia

Politicanti e politicastri al potere sono lo specchio di una società in decadenza. Sin dal mondo classico è noto che la conduzione della cosa pubblica dovesse essere affidata a persone degne, virtuose, altruiste e capaci di scelte giuste, poiché sin dalla nascita della società umana il bene comune, proprio perché pubblico cioè di tutti, dovesse […] … Continua a leggere Cortocircuito e bioeconomia

Riforma costituzionale. La posta in gioco siamo noi —

Un Senato non-eletto, composto da una cricca di notabili delle regioni. Una Camera ai comandi dei governi, che si scelgono presidenti della repubblica e corti costituzionali. Accentramento di competenze ora regionali, come energia e ambiente. Via gli strumenti di democrazia diretta come i referendum abrogativi. “Governabilita’” insomma. Governo forte. Forte perche’? E con chi? […] via … Continua a leggere Riforma costituzionale. La posta in gioco siamo noi —

Ma che gran figli di …

Anna Lombroso per il Simplicissimus Ve lo ricordate Hoffman? certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, ma avevamo ragione? Pare che avessero invece ragione il cinismo ribaldo e il vetriolo fascistoide di Longanesi con il suo motto idealmente impresso sul tricolore: tengo famiglia. E siccome siamo moderni, teniamo famiglie allargate a […] … Continua a leggere Ma che gran figli di …

Primo Maggio: commemorazione del lavoro

Da anniversario in ricordo di morti sul lavoro e nelle lotte per affrancarsi dalla schiavitù, al triste e ipocrita epilogo degli ultimi decenni. Con la storia che si ripete: crisi economica generata dal capitale e da chi lo detiene, scaricata sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici (anche di più) e dei poveri cristi che il lavoro non lo hanno oppure sono schiavizzati da un lavoro precario, dai raccoglitori di pomodori di Rosarno agli addetti ai call center siciliani, potrei andare avanti. Tutto questo generato da leggi emanate da governi illegittimi,come la Cassazione ha sentenziato.

E allora che cosa festeggiamo? La fine dei diritti dei lavoratori, lo schiavismo legalizzato, le guerre tra poveri per ottenere il necessario: lavoro,istruzione,cure sanitarie e assistenza sociale in particolare verso gli ultimi senza distinzione.Combattere le diseguaglianze e le mafie in modo definitivo quelle infiltrate nelle istituzioni a tutti i livelli questo il mio sogno e quantomeno il motivo per festeggiare.

Il simplicissimus

13062463_1201028376576698_1360454961414732872_nIl primo maggio in Italia ha una storia quanto mai tormentata. Dopo l’inaspettato successo delle manifestazioni internazionali indette nel 1890 in ricordo della strage di Chicago, ma soprattutto per appoggiare la richiesta della giornata lavorativa di 8 ore, la festa del lavoro nella penisola, nasce per davvero nel bagno di sangue di Bava Beccaris. Nel 1898 i lavoratori erano in subbuglio per le condizioni di vita divenute impossibili, basti pensare che un’ora di lavoro era retribuita 18 centesimi mentre un chilo di pane ne costava 40. Così il primo maggio di quell’anno grandi manifestazioni attraversano le città e anche i piccoli borghi tanto che si hanno 3 morti a Minervino, e altri 5 tra Firenze e Sesto fiorentino. A Milano la festa fa coagulare la rivolta che esplode il 6 e che viene repressa a colpi di cannone facendo oltre un centinaio di morti e forse anche 300 secondo alcune testimonianze. Di fatto…

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Riforme, così si soffoca la democrazia. Lettera aperta ai cittadini che votano Pd

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Ilva non pagherà per i morti di tumore I giudici: lo ha stabilito il decreto Renzi.

è stato messo là, tra le altre cose, appunto per ottenere risultati da chi lo guida

Triskel182

ilva-taranto-giorno

La società non dovrà pagare i 30 miliardi di euro richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo. Bonelli: “È la morte del diritto e della democrazia. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte”.

Il decreto Renzi salva l’Ilva anche dal pagamento dei risarcimento. È la notizia emersa nel corso dell’udienza preliminare dinanzi al giudice Vilma Gilli che accogliendo l’istanza dei legali dell’azienda ha escluso l’Ilva dai responsabili civili del processo nato dall’inchiesta denominata “Ambiente svenduto”. Alla base della decisione del gup, infatti, c’è la norma voluta dal Governo che ha traghettato lo stabilimento siderurgico di Taranto in amministrazione straordinaria, consentendo così ai legali dell’amministratore straordinario Pietro Gnudi di chiedere l’estromissione dell’Ilva dal processo. Stessa sorte anche per Riva Fire – cassaforte della famiglia lombarda – e per Riva Forni elettrici.

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Renzi: slogan tanti, fatti pochi, coerenza zero

resto sempre più basito del livello di comprensione della realtà dei mie conterranei, l'ennesimo pifferaio ottiene il consenso basato soltanto solo su una montagna di parole, mentre il presente peggiora a vita d'occhio, l'ex sindaco di Firenze continua il processo di distruzione, della Costituzione, iniziato dal condannato con cui sta condividendo furtivamente piani di messa … Continua a leggere Renzi: slogan tanti, fatti pochi, coerenza zero

Income inequality in the developing world

Should income inequality be of concern in developing countries? New data reveal less income inequality in the developing world than 30 years ago. However, this is due to falling inequality between countries. Average inequality within developing countries has been slowly rising, though staying fairly flat since 2000. As a rule, higher rates of growth in … Continua a leggere Income inequality in the developing world