#ForzaItaliaViva

Matteo Renzi e Giuseppe Conte, due stili ma un solo melmoso destino

Slide contro pochette, mossa del cavallo contro trionfo del cavillo. L’ex rottamatore e l’ex avvocato del popolo sembrano diversi, invece sono appaiati dalla stessa condanna al trasformismo. Pronti a tutto per agguantare il mitologico centro, dal medesimo cilindro.

di Susanna Turco.

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Naufraghi

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di Fulvio Vassallo Paleologo*

Alla fine, dopo una settimana di attesa in mare, ostaggio delle politiche europee di appoggio alla Guardia costiera libica, Malta ha accettato di trasbordare su un mezzo della sua marina militare i cinquantotto naufraghi soccorsi una settimana fa dalla nave Aquarius di SOS Mediterraneè a nord delle coste libiche e quindi di concedere il transito nel porto de La Valletta, verso i pochi paesi europei che si sono assunti la responsabilità di accoglierli (Portogallo, Spagna, Francia e Germania). Una soluzione raggiunta su iniziativa del Portogallo e della Spagna, dopo l’iniziale diniego dei francesi. Non si placano invece le intimidazioni del ministro dell’interno italiano contro le ONG che continuano a operare attività di monitoraggio nel Mediterraneo centrale.

Armed Forces of MALTA (AFM) declaration

A total of 58 migrants, who were on board the AQUARIUS, will be brought to Malta by the Armed Forces of Malta, as part of the transfer of migrants on humanitarian basis. The P52 vessel will be entering Hay Wharf Base at noon. Members of the Press will be provided with an area in the Marina di Valletta, Yacht Marina parking for media coverage.

Una soluzione che dal premier maltese viene definita “umanitaria”, ma che si inquadra in una politica disumana che viene adottata da oltre un anno, con il consenso dell’Unione europea a scapito dei migranti da soccorrere in acque internazionali e di chi continua ostinatamente ad assisterli. La salvaguardia del diritto alla vita non può cedere di fronte alle scelte strumentali di chi costruisce sul respingimento dei migranti le sue fortune elettorali. Come se le Convenzioni internazionali e i principi costituzionali, e perfino le leggi dello stato fossero disapplicabili sulla base dei sondaggi, magari con qualche tweet o con una canea di followers che infamano chi riesce ancora a salvare vite in alto mare.

https://comune-info.net/2018/09/cosa-prevede-il-decreto-sicurezza/embed/#?secret=5JG2As0u5d

Si alimenta una falsa contrapposizione con l’Unione Europea, quando invece le politiche decise a Bruxelles (come è emerso nel vertice di Malta del 3 febbraio 2017, all’indomani degli accordi tra il governo Gentiloni e le autorità di Tripoli) combaciano perfettamente con quelle dei governi che più dichiaratamente si schierano contro il soccorso in acque internazionali. Si impone alle ONG di non “interferire” con le attività di intercettazione in alto mare operate dalle motovedette libiche, adducendo l’esistenza di una zona SAR (area di ricerca  e salvataggio) “libica” in acque internazionali, oltre il limite di dodici miglia delle acque territoriali, e dunque l’obbligo di lasciare alle autorità “libiche” (di quale Libia?) tutti i poteri di intervento e di intercettazione, con il fine esclusivo di riportare a terra il maggior numero di persone. Anche se a seguito dei ritardi e della inefficienza della Guardia costiera “libica” le persone fanno naufragio. Vedremo adesso che inchiesta sapranno fare a Tripoli sugli abusi denunciati dalla BBC commessi ai danni delle persone intercettate in alto mare dalle motovedette libiche. Per molti dei miliziani imbarcati a bordo di quelle motovedette sembra che i corsi di formazione in Europa non siano stati particolarmente utili, almeno dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

Non si comprende come le autorità di Tripoli possano garantire i diritti fondamentali delle pesone intercettate in mare, e adesso degli stessi libici. La Libia, in tutte le sue diverse articolazioni territoriali e militari, non può essere ritenuta un paese che garantisce “porti sicuri di sbarco”, place of safety, che dovrebbero essere garantiti dalle autorità che coordinano gli interventi di soccorso. Anche per non violare l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra che impone a tutti gli stati firmatari (tra cui non c’è il governo di Tripoli) il rispetto assoluto del principio di non respingimento.

Rispetto al forte calo delle partenze dalla Libia, derivante dalle condizioni di conflitto civile che rallentano gli spostamenti a terra, o li impediscono del tutto, è infatti aumentato il numero delle vittime, quest’anno già oltre 1.300 persone, in maggior parte naufragate in mare a partire dal 28 giugno di quest’anno, da quando il governo di Tripoli ha proclamato unilateralmente una zona SAR “libica”, e le autorità italiane hanno abbandonato alle motovedette libiche e al centro di coordinamento di Tripoli (variamente supportato dalla marina militare italiana con la missione Nauras) il compito di intercettare in mare i migranti e riportarli nei centri di detenzione dai quali erano fuggiti. Tra questi rimane centrale lo snodo del centro di detenzione di Zawia, ubicato in una zona fortemente interessata dal contrabbando di petrolio dalla vicina raffineria, come è provato da indagini della magistratura italiana, che è diventato il punto principale di sbarco (point of disembarkation) dei migranti soccorsi/intercettati in mare dai libici, dopo che la situazione a Tripoli è precipitata. Ma chi finisce nelle mani della Guardia costiera “libica” è comunque destinato a subire abusi, ovunque venga sbarcato.

https://comune-info.net/2018/07/pedagogie-critiche-roma-e-il-mondo-scuola-senza-mura/embed/#?secret=xCQdGcEkDg

Le condizioni del centro di Zawia sono note da tempo, e adesso sono confermate dalle testimonianze di migranti che sono riusciti ad essere evacuati verso i paesi di origine grazie ai progetti di rimpatrio volontario gestiti dall’OIM. Ma quelle stesse condizioni disumane sono confermate anche negli altri centri, anche in quelli che vengono definiti “governativi”, sia dai rapporti internazionali che dalle testimonianze dei migranti che riescono ad arrivare ancora nel nostro paese. Eppure si continua a parlare di rinforzo delle missioni Frontex nella prospettiva di una maggiore collaborazione con la Guardia costiera “libica”, quando la prospettiva corretta dovrebbe essere quella del lancio di una grande missione di soccorso umanitario gestita a livello europeo. Una prospettiva certo impopolare, ma l’unica che potrebbe garantire la salvaguardia effettiva della vita umana in mare, in quella che si continua a ritenere come la zona SAR “libica”. Ed anche in quella maltese nella quale il governo de La Valletta non interviene, o interviene con grande ritardo.

Tutti i politici europei, e soprattutto i rappresentanti del nuovo governo italiano, si riempiono la bocca con l’esigenza prioritaria di combattere il traffico di “clandestini” e con l’obiettivo dichiarato  di impedire che gli operatori umanitari delle ONG possano diventare facilitatori, se non addirittura favoreggiatori, di chi specula sull’immigrazione che definiscono “illegale”. Anche il ministro della difesa Trenta rimane sulla stessa posizione. Nei fatti non si distingue neppure tra scafisti e trafficanti, le indagini nazionali si arenano presto davanti alla mancata collaborazione di quegli stessi governi con i quali si collabora per intercettare i migranti in mare, e alla fine aumentano soltanto le persone condannate ad un naufragio, o destinate a subire ogni sorta di abusi nei centri di detenzione a terra.

Si arriva persino a ricattare i paesi di bandiera delle navi umanitarie perchè revochino l’immatricolazione della nave e impediscano così, su commissione diretta che nessuno può negare, la prosecuzione delle attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali. Un completamento di quella strategia di elusione della portata della sentenza Hirsi, di condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che si sta completando, dopo i sequestri delle navi umanitarie, con il loro blocco attraverso espedienti burocratici. Come quelli adottati anche da Malta per tenere ferme nel porto de La Valletta tre navi umanitarie di Lifeline, Seefuchs e Seawatch che in questi mesi avrebbero potuto soccorrere migliaia di persone, come avveniva fino allo  scorso anno, sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana.

Non sono bastate neppure le richieste di archiviazione dei procedimenti penali contro le ONG. Si continua a diffondere il messaggio secondo cui queste organizzazioni approfitterebbero delle emergenze in mare e costituirebbero fattori di attrazione delle partenze. In realtà i veri speculatori sull’immigrazione illegale sono coloro i quali negano l’evidenza delle torture e degli abusi subiti dai migranti in Libia dopo essere stati riportati a terra dalla sedicente guardia costiera “libica”, non aprono alcun canale legale di ingresso e arrivano, di fatto, a sbarrare i porti, senza avere neppure il coraggio di emettere un provvedimento formale che possa essere impugnato davanti ai tribunali internazionali o ai giudici nazionali. Gli stessi che intervengono sui paesi di bandiera delle navi umanitarie per bloccarne l’attività di soccorso, speculano sulla paura della popolazione, una paura costruita su una emergenza sbarchi che ormai non esiste più. Ma che rimane sempre utile per garantirsi il consenso,malgrado alimentando una falsa contrapposizione con Bruxelles, magari in nome del sovranismo, in tempi nei quali persino l’Unione Europea, e alcuni stati in particolare, denunciano l’inadempienza da parte dell’Italia degli obblighi di soccorso sanciti dalle Convenzioni internazionali.

Per quanto stiano ancora cercando di fermare in tutti i modi le attività di ricerca e salvataggio delle Organizzazioni non governative, attività che spetterebbero agli stati, ma che gli stati non assolvono più, le imbarcazioni e gli operatori umanitari, anche a rischio di subire altri sequestri e altri arresti, continueranno la loro attività di monitoraggio e di denuncia nelle acque del Mediterraneo centrale e a terra, ovunque sia possibile contrastare l’abbandono in mare e la comunicazione tossica che lo sostiene. La vita delle persone vale più della propaganda elettorale di qualche ministro dell’interno. Salvare vite umane è un obbligo, non una scelta.

 

Questo articolo è già stato pubblicato sul blog di Adif (con il titolo originale completo Naufraghi in transito a Malta, ma ancora intimidazioni contro le ONG)
*Avvocato, componente del Collegio del Dottorato in “Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti”, presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Palermo. È componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell’Università di Palermo

https://comune-info.net/2018/09/naufraghi/

LA DENUNCIA DELLA GABANELLI:”ECCO CHI COMANDA VERAMENTE” (VIDEO)

La Gabanelli e’ una famosa giornalista della RAI 3,che con il suo programma inchiesta REPORT ha spesso creato imbarazzo in autorità’ politiche. Ma come tutti i giornalisti non supera quella famosa linea rossa dell’informazione che pero’ in questo caso sembra aver varcato anche se in modo soft. Guardatevi il video e’ capirete perché’ in Italia ed Europa sta accadendo quello che sta accadendo…

Pensate che stanno censurando questo video in tutto il mondo negli archivi on line Rai la puntata e’ stata letteralmete eliminata!!! E dovremmo pagare il canone per questi servi criminali!!!

Guarda: su soloitaliani.com

Destablishment. Un nuovo totalitarismo

di Enrico Euli*

La divaricazione del mondo si accentua. In ogni società occidentale metà della popolazione elegge come leader chi non sta con l’establishment (Beppe Grillo) contro l’altra metà che continua a sostenerlo.
E chi sta con i poteri forti deve, per farsi votare, far finta di non starci, almeno sino a quando non lo eleggono e può ammettere finalmente di starci (vedi Matteo Renzi o Emmanuel Macron). Oppure non può fare a meno di obbedir loro anche non volendo o avendo fatto una campagna elettorale contro di loro e per questo era stato eletto (ad esempio Alexīs Tsipras).

I poteri forti dicono: è meglio che tu non sia eletto, ma sia eletto un altro; ma se proprio verrai eletto, visto che la democrazia elettorale ha i suoi limiti, allora sappi che non potrai governare, non te lo permetteremo mai, perlomeno per come vuoi tu, ti faremo impazzire (vedi Donald Trump e, si parva licet, Virginia Raggi).

In passato, lo stesso Silvio Berlusconi ha avuto problemi simili, ed è stato sostituito da Mario Monti e Enrico Letta, molto più affidabili per l’establishment (ma molto meno amati dal “popolo”). Ecco perché è anche lui ha dovuto sempre farsi accompagnare da un Gianni Letta o da un Fedele Confalonieri, e anche perché in futuro, se vorrà governare, dovrà e potrà farlo solo insieme a Matteo Renzi. Se ci pensate, lo stesso Beppe Grillo – d’altronde – non potrebbe fare un passo senza la Casaleggio Associati.

Ecco perché, al momento, per i media di regime e i poteri forti, personaggi come la Marine Le Pen, Nigel Farage, Beppe Grillo, Metto Salvini (ma anche Jeremy Bernard Corbyn o Jean-Luc Melenchon) non sono candidabili a governare un paese occidentale e, almeno per ora, non possono vincere le elezioni. Sono accusati di essere inaffidabili, populisti, anti-politici. Come se non fosse la politica oggi, tutta, ad essere anti-politica.

Ma cosa c’è di meglio, per un Matteo Renzi o un Emmanuel Macron, di trovarsi di fronte un Matteo Salvini o una Marine Le Pen? Hanno già vinto prima di iniziare, visto che tutti gli altri avversari potenziali si sono suicidati o sono stati eliminati. E gli astensionisti, seppur numerosi, non contano nulla. Ma per quanto potrà durare?

Il liberismo sta creando paura, risentimento, invidia sociale, odio razzistico, individualismo e familismo estremo, rottura dei legami sociali e fiduciari residui, ricatti lavorativi e guerre tra poveri, squilibri psichici e depressione. Tutto questo ci sta portando già verso un nuovo totalitarismo politico: Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdogan, Benjamin Nethanyau, Donald Trump assomigliano insieme a dei prototipi e a degli sperimentatori. E il futuro gli appartiene.

.* Ricercatore alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, in cui è docente di Metodologie e tecniche del gioco, del lavoro di gruppo e dell’animazione. Ha pubblicato vari testi ed articoli, l’ultimo: Fare il morto (Sensibili alle foglie). Ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme.

http://comune-info.net/2017/05/destablishment-liberismo/

Crozza è Renzi, e canta Rovazzi. Anzi, Renzazzi: “Ho detto che lascio la politica? Sai il c…o che me ne frega”

La satira di Maurizio Crozza punta il dito sulla coerenza del premier dimissionario Matteo Renzi, che prima del referendum aveva più volte detto di essere pronto a lasciare la politica in caso di sconfitta. Dall’ultima puntata di Crozza nel Paese delle Meraviglie di La7. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/10/crozza-e-renzi-e-canta-rovazzi-anzi-renzazzi-ho-detto-che-lascio-la-politica-sai-il-c-o-che-me-ne-frega/3249589/

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Cortocircuito e bioeconomia

Politicanti e politicastri al potere sono lo specchio di una società in decadenza. Sin dal mondo classico è noto che la conduzione della cosa pubblica dovesse essere affidata a persone degne, virtuose, altruiste e capaci di scelte giuste, poiché sin dalla nascita della società umana il bene comune, proprio perché pubblico cioè di tutti, dovesse […]

via Cortocircuito e bioeconomia. — diario di Peppe Carpentieri

Riforma costituzionale. La posta in gioco siamo noi —

Un Senato non-eletto, composto da una cricca di notabili delle regioni. Una Camera ai comandi dei governi, che si scelgono presidenti della repubblica e corti costituzionali. Accentramento di competenze ora regionali, come energia e ambiente. Via gli strumenti di democrazia diretta come i referendum abrogativi. “Governabilita’” insomma. Governo forte. Forte perche’? E con chi? […]

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Ma che gran figli di …

Anna Lombroso per il Simplicissimus Ve lo ricordate Hoffman? certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, ma avevamo ragione? Pare che avessero invece ragione il cinismo ribaldo e il vetriolo fascistoide di Longanesi con il suo motto idealmente impresso sul tricolore: tengo famiglia. E siccome siamo moderni, teniamo famiglie allargate a […]

via Ma che gran figli di … — Il simplicissimus

Primo Maggio: commemorazione del lavoro

Da anniversario in ricordo di morti sul lavoro e nelle lotte per affrancarsi dalla schiavitù, al triste e ipocrita epilogo degli ultimi decenni. Con la storia che si ripete: crisi economica generata dal capitale e da chi lo detiene, scaricata sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici (anche di più) e dei poveri cristi che il lavoro non lo hanno oppure sono schiavizzati da un lavoro precario, dai raccoglitori di pomodori di Rosarno agli addetti ai call center siciliani, potrei andare avanti. Tutto questo generato da leggi emanate da governi illegittimi,come la Cassazione ha sentenziato.

E allora che cosa festeggiamo? La fine dei diritti dei lavoratori, lo schiavismo legalizzato, le guerre tra poveri per ottenere il necessario: lavoro,istruzione,cure sanitarie e assistenza sociale in particolare verso gli ultimi senza distinzione.Combattere le diseguaglianze e le mafie in modo definitivo quelle infiltrate nelle istituzioni a tutti i livelli questo il mio sogno e quantomeno il motivo per festeggiare.

il Simplicissimus

13062463_1201028376576698_1360454961414732872_nIl primo maggio in Italia ha una storia quanto mai tormentata. Dopo l’inaspettato successo delle manifestazioni internazionali indette nel 1890 in ricordo della strage di Chicago, ma soprattutto per appoggiare la richiesta della giornata lavorativa di 8 ore, la festa del lavoro nella penisola, nasce per davvero nel bagno di sangue di Bava Beccaris. Nel 1898 i lavoratori erano in subbuglio per le condizioni di vita divenute impossibili, basti pensare che un’ora di lavoro era retribuita 18 centesimi mentre un chilo di pane ne costava 40. Così il primo maggio di quell’anno grandi manifestazioni attraversano le città e anche i piccoli borghi tanto che si hanno 3 morti a Minervino, e altri 5 tra Firenze e Sesto fiorentino. A Milano la festa fa coagulare la rivolta che esplode il 6 e che viene repressa a colpi di cannone facendo oltre un centinaio di morti e forse anche 300 secondo alcune testimonianze. Di fatto…

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SI può fare, il 17 aprile — diario di Peppe Carpentieri

Il 17 aprile il popolo italiano sarà chiamato ad esprimere il proprio potere sovrano, direttamente, per abrogare una parte di una legge inserita nel famigerato sblocca Italia. L’azione referendaria è partita dai Consigli regionali che ci chiedono di dire SI per fermare l’estrazione di idrocarburi presso alcune piattaforme poste entro le 12 miglia marine delle […]

via SI può fare, il 17 aprile — diario di Peppe Carpentieri

IL CARNEVALE DEI NO GRANDI NAVI, NO GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE

SALVIAMO VENEZIA

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Riprendiamoci la Nostra Città e il Nostro Territorio

 anche a Carnevale.

Vieni anche tu

 alla Grande Parata di barche allegoriche

in Difesa di Venezia e della Nostra Laguna

Domenica 15 febbraio 2015

dalle ore 14 in poi

Come avevamo anticipato in alcune e-mail precedenti, stiamo preparando per Domenica 15 febbraio 2015 dalle ore 14 in poi una Grande Parata di barche allegoriche addobbate su tutti i temi della Difesa della Nostra Laguna e della Nostra Città; contro le Grandi Opere e lo scandalo mondiale del MOSE, contro le grandi navi in Laguna, contro la devastazione ambientale del Contorta  e la distruzione della Laguna,  contro la continua  svendita della Nostra Città.

A Viareggio ci sono le sfilate di carri allegorici, a Venezia  proponiamo a tutti i cittadini a tutte le associazioni e comitati che in questi anni si sono mobilitati e hanno lottato  di fare una grande sfilata con…

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Ilva non pagherà per i morti di tumore I giudici: lo ha stabilito il decreto Renzi.

è stato messo là, tra le altre cose, appunto per ottenere risultati da chi lo guida

Triskel182

ilva-taranto-giorno

La società non dovrà pagare i 30 miliardi di euro richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo. Bonelli: “È la morte del diritto e della democrazia. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte”.

Il decreto Renzi salva l’Ilva anche dal pagamento dei risarcimento. È la notizia emersa nel corso dell’udienza preliminare dinanzi al giudice Vilma Gilli che accogliendo l’istanza dei legali dell’azienda ha escluso l’Ilva dai responsabili civili del processo nato dall’inchiesta denominata “Ambiente svenduto”. Alla base della decisione del gup, infatti, c’è la norma voluta dal Governo che ha traghettato lo stabilimento siderurgico di Taranto in amministrazione straordinaria, consentendo così ai legali dell’amministratore straordinario Pietro Gnudi di chiedere l’estromissione dell’Ilva dal processo. Stessa sorte anche per Riva Fire – cassaforte della famiglia lombarda – e per Riva Forni elettrici.

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