Festa della Repubblica, Mattarella: “Crisi non finita, serve coesione”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Festa della Repubblica questa mattina si è recato all’Altare della Patria onorando la tomba del Milite ignoto con la deposizione di una corona d’alloro. Al contrario di quanto avvenne il 25 aprile, insieme a Mattarella sono presenti anche altre autorità istituzionali tra cui il presidente del…

Festa della Repubblica, Mattarella: “Crisi non finita, serve coesione” — Notiziedi

CARLO SCOGNAMIGLIO La questione del federalismo (Lezioni sulla Costituzione 9) — oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

[MicroMega, 10 febbraio 2020] L’Italia ha una tradizione comunale, non regionale. Il Risorgimento aveva condotto all’agognato e difficile obiettivo del superamento di una frammentazione territoriale tradizionalmente percepita come il principale fattore di debolezza dell’Italia. Lo Stato unitario aveva certamente aggregato all’antica istituzione comunale l’amministrazione periferica prefettizia, le Province, con funzioni prevalentemente tecniche. Nel 1865 Minghetti […]

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‘Trasportiamo Morti Dalla Mattina Alla Sera’ – The New York Times

DIEGO FUSARO: Italia nel baratro. E ora crollano le menzogne che ci hanno detto per anni

#ForzaItaliaViva

Matteo Renzi e Giuseppe Conte, due stili ma un solo melmoso destino

Slide contro pochette, mossa del cavallo contro trionfo del cavillo. L’ex rottamatore e l’ex avvocato del popolo sembrano diversi, invece sono appaiati dalla stessa condanna al trasformismo. Pronti a tutto per agguantare il mitologico centro, dal medesimo cilindro.

di Susanna Turco.

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Naufraghi

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di Fulvio Vassallo Paleologo*

Alla fine, dopo una settimana di attesa in mare, ostaggio delle politiche europee di appoggio alla Guardia costiera libica, Malta ha accettato di trasbordare su un mezzo della sua marina militare i cinquantotto naufraghi soccorsi una settimana fa dalla nave Aquarius di SOS Mediterraneè a nord delle coste libiche e quindi di concedere il transito nel porto de La Valletta, verso i pochi paesi europei che si sono assunti la responsabilità di accoglierli (Portogallo, Spagna, Francia e Germania). Una soluzione raggiunta su iniziativa del Portogallo e della Spagna, dopo l’iniziale diniego dei francesi. Non si placano invece le intimidazioni del ministro dell’interno italiano contro le ONG che continuano a operare attività di monitoraggio nel Mediterraneo centrale.

Armed Forces of MALTA (AFM) declaration

A total of 58 migrants, who were on board the AQUARIUS, will be brought to Malta by the Armed Forces of Malta, as part of the transfer of migrants on humanitarian basis. The P52 vessel will be entering Hay Wharf Base at noon. Members of the Press will be provided with an area in the Marina di Valletta, Yacht Marina parking for media coverage.

Una soluzione che dal premier maltese viene definita “umanitaria”, ma che si inquadra in una politica disumana che viene adottata da oltre un anno, con il consenso dell’Unione europea a scapito dei migranti da soccorrere in acque internazionali e di chi continua ostinatamente ad assisterli. La salvaguardia del diritto alla vita non può cedere di fronte alle scelte strumentali di chi costruisce sul respingimento dei migranti le sue fortune elettorali. Come se le Convenzioni internazionali e i principi costituzionali, e perfino le leggi dello stato fossero disapplicabili sulla base dei sondaggi, magari con qualche tweet o con una canea di followers che infamano chi riesce ancora a salvare vite in alto mare.

https://comune-info.net/2018/09/cosa-prevede-il-decreto-sicurezza/embed/#?secret=5JG2As0u5d

Si alimenta una falsa contrapposizione con l’Unione Europea, quando invece le politiche decise a Bruxelles (come è emerso nel vertice di Malta del 3 febbraio 2017, all’indomani degli accordi tra il governo Gentiloni e le autorità di Tripoli) combaciano perfettamente con quelle dei governi che più dichiaratamente si schierano contro il soccorso in acque internazionali. Si impone alle ONG di non “interferire” con le attività di intercettazione in alto mare operate dalle motovedette libiche, adducendo l’esistenza di una zona SAR (area di ricerca  e salvataggio) “libica” in acque internazionali, oltre il limite di dodici miglia delle acque territoriali, e dunque l’obbligo di lasciare alle autorità “libiche” (di quale Libia?) tutti i poteri di intervento e di intercettazione, con il fine esclusivo di riportare a terra il maggior numero di persone. Anche se a seguito dei ritardi e della inefficienza della Guardia costiera “libica” le persone fanno naufragio. Vedremo adesso che inchiesta sapranno fare a Tripoli sugli abusi denunciati dalla BBC commessi ai danni delle persone intercettate in alto mare dalle motovedette libiche. Per molti dei miliziani imbarcati a bordo di quelle motovedette sembra che i corsi di formazione in Europa non siano stati particolarmente utili, almeno dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

Non si comprende come le autorità di Tripoli possano garantire i diritti fondamentali delle pesone intercettate in mare, e adesso degli stessi libici. La Libia, in tutte le sue diverse articolazioni territoriali e militari, non può essere ritenuta un paese che garantisce “porti sicuri di sbarco”, place of safety, che dovrebbero essere garantiti dalle autorità che coordinano gli interventi di soccorso. Anche per non violare l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra che impone a tutti gli stati firmatari (tra cui non c’è il governo di Tripoli) il rispetto assoluto del principio di non respingimento.

Rispetto al forte calo delle partenze dalla Libia, derivante dalle condizioni di conflitto civile che rallentano gli spostamenti a terra, o li impediscono del tutto, è infatti aumentato il numero delle vittime, quest’anno già oltre 1.300 persone, in maggior parte naufragate in mare a partire dal 28 giugno di quest’anno, da quando il governo di Tripoli ha proclamato unilateralmente una zona SAR “libica”, e le autorità italiane hanno abbandonato alle motovedette libiche e al centro di coordinamento di Tripoli (variamente supportato dalla marina militare italiana con la missione Nauras) il compito di intercettare in mare i migranti e riportarli nei centri di detenzione dai quali erano fuggiti. Tra questi rimane centrale lo snodo del centro di detenzione di Zawia, ubicato in una zona fortemente interessata dal contrabbando di petrolio dalla vicina raffineria, come è provato da indagini della magistratura italiana, che è diventato il punto principale di sbarco (point of disembarkation) dei migranti soccorsi/intercettati in mare dai libici, dopo che la situazione a Tripoli è precipitata. Ma chi finisce nelle mani della Guardia costiera “libica” è comunque destinato a subire abusi, ovunque venga sbarcato.

https://comune-info.net/2018/07/pedagogie-critiche-roma-e-il-mondo-scuola-senza-mura/embed/#?secret=xCQdGcEkDg

Le condizioni del centro di Zawia sono note da tempo, e adesso sono confermate dalle testimonianze di migranti che sono riusciti ad essere evacuati verso i paesi di origine grazie ai progetti di rimpatrio volontario gestiti dall’OIM. Ma quelle stesse condizioni disumane sono confermate anche negli altri centri, anche in quelli che vengono definiti “governativi”, sia dai rapporti internazionali che dalle testimonianze dei migranti che riescono ad arrivare ancora nel nostro paese. Eppure si continua a parlare di rinforzo delle missioni Frontex nella prospettiva di una maggiore collaborazione con la Guardia costiera “libica”, quando la prospettiva corretta dovrebbe essere quella del lancio di una grande missione di soccorso umanitario gestita a livello europeo. Una prospettiva certo impopolare, ma l’unica che potrebbe garantire la salvaguardia effettiva della vita umana in mare, in quella che si continua a ritenere come la zona SAR “libica”. Ed anche in quella maltese nella quale il governo de La Valletta non interviene, o interviene con grande ritardo.

Tutti i politici europei, e soprattutto i rappresentanti del nuovo governo italiano, si riempiono la bocca con l’esigenza prioritaria di combattere il traffico di “clandestini” e con l’obiettivo dichiarato  di impedire che gli operatori umanitari delle ONG possano diventare facilitatori, se non addirittura favoreggiatori, di chi specula sull’immigrazione che definiscono “illegale”. Anche il ministro della difesa Trenta rimane sulla stessa posizione. Nei fatti non si distingue neppure tra scafisti e trafficanti, le indagini nazionali si arenano presto davanti alla mancata collaborazione di quegli stessi governi con i quali si collabora per intercettare i migranti in mare, e alla fine aumentano soltanto le persone condannate ad un naufragio, o destinate a subire ogni sorta di abusi nei centri di detenzione a terra.

Si arriva persino a ricattare i paesi di bandiera delle navi umanitarie perchè revochino l’immatricolazione della nave e impediscano così, su commissione diretta che nessuno può negare, la prosecuzione delle attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali. Un completamento di quella strategia di elusione della portata della sentenza Hirsi, di condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che si sta completando, dopo i sequestri delle navi umanitarie, con il loro blocco attraverso espedienti burocratici. Come quelli adottati anche da Malta per tenere ferme nel porto de La Valletta tre navi umanitarie di Lifeline, Seefuchs e Seawatch che in questi mesi avrebbero potuto soccorrere migliaia di persone, come avveniva fino allo  scorso anno, sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana.

Non sono bastate neppure le richieste di archiviazione dei procedimenti penali contro le ONG. Si continua a diffondere il messaggio secondo cui queste organizzazioni approfitterebbero delle emergenze in mare e costituirebbero fattori di attrazione delle partenze. In realtà i veri speculatori sull’immigrazione illegale sono coloro i quali negano l’evidenza delle torture e degli abusi subiti dai migranti in Libia dopo essere stati riportati a terra dalla sedicente guardia costiera “libica”, non aprono alcun canale legale di ingresso e arrivano, di fatto, a sbarrare i porti, senza avere neppure il coraggio di emettere un provvedimento formale che possa essere impugnato davanti ai tribunali internazionali o ai giudici nazionali. Gli stessi che intervengono sui paesi di bandiera delle navi umanitarie per bloccarne l’attività di soccorso, speculano sulla paura della popolazione, una paura costruita su una emergenza sbarchi che ormai non esiste più. Ma che rimane sempre utile per garantirsi il consenso,malgrado alimentando una falsa contrapposizione con Bruxelles, magari in nome del sovranismo, in tempi nei quali persino l’Unione Europea, e alcuni stati in particolare, denunciano l’inadempienza da parte dell’Italia degli obblighi di soccorso sanciti dalle Convenzioni internazionali.

Per quanto stiano ancora cercando di fermare in tutti i modi le attività di ricerca e salvataggio delle Organizzazioni non governative, attività che spetterebbero agli stati, ma che gli stati non assolvono più, le imbarcazioni e gli operatori umanitari, anche a rischio di subire altri sequestri e altri arresti, continueranno la loro attività di monitoraggio e di denuncia nelle acque del Mediterraneo centrale e a terra, ovunque sia possibile contrastare l’abbandono in mare e la comunicazione tossica che lo sostiene. La vita delle persone vale più della propaganda elettorale di qualche ministro dell’interno. Salvare vite umane è un obbligo, non una scelta.

 

Questo articolo è già stato pubblicato sul blog di Adif (con il titolo originale completo Naufraghi in transito a Malta, ma ancora intimidazioni contro le ONG)
*Avvocato, componente del Collegio del Dottorato in “Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti”, presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Palermo. È componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell’Università di Palermo

https://comune-info.net/2018/09/naufraghi/

Congelate le sanzioni per lo smog all’Italia. L’Europa rinvia tutto a dopo le urne

Slitta il deferimento: altri sei mesi di tempo

I limiti giornalieri di particolato Pm10 risultano essere violati regolarmente in trenta zone di numerose regioni, fra cui Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto

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Pubblicato il15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 07:38

marco zatterin

Il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Ue per le violazione delle norme comunitarie sulle emissioni di polveri sottili Pm10 è rinviato al dopo elezioni. Nel governo c’è chi è convinto che si tratti di un successo, come se lungo la penisola non morissero 250 persone al giorno per la tossicità dell’aria che respiriamo. La Commissione europea, clemente quando si approssima l’apertura delle urne, ha accolto il pressing del ministro Galletti e deciso di congelare il dossier. E’ una cautela apprezzata e apprezzabile che, però, è difficile da accettare sino in fondo quando in gioco ci sono migliaia di vite umane.

 

È un problema immenso che purtroppo non ammette soluzioni semplici. Esistono faldoni di piani e strategie, molte delle quali anche messe in pratica, eppure si diventa facilmente dei Don Chisciotte a furia di duellare col cambiamento climatico, i riscaldamenti da tarare, l’efficienza energetica da migliorare, il traffico folle delle città, le amministrazioni non sempre bersagliere nel rispondere alle emergenze e pure il pallet, star di fine decennio, pure accusato di effetti tossici. Fatto sta che in Italia il problema dell’aria resta drammatico. L’agenzia Ue dell’ambiente dice che il Belpaese nel 2012 ha registrato 84.400 decessi prematuri per colpa dello smog, su un totale continentale di 491 mila. Dati che al ministero della Sanità invitano a «prendere con le pinze» e in effetti la cautela è d’obbligo. Ma nascondere il problema non serve e non aiuta.

 

A fine aprile la Commissione Ue ha inviato a Roma una lettera con un parere motivato, seconda fase della procedura di infrazione avviata da tempo. La richiesta era perentoria: adottare «azioni appropriate» per comprimere le emissioni di particolato Pm10. I limiti giornalieri risultano essere violati regolarmente in trenta zone di numerose regioni, fra cui Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. La soglia annuale prevista dalle norme che l’Italia ha contribuito a definire, è superata gravemente soprattutto nella provincia di Torino.

 

Come impongono le regole dei Ventotto, l’esecutivo Ue ci ha chiesto di presentare un piano di azioni concrete «entro due mesi» (cioè fine giugno). E come insegna la consuetudine ci ha concesso più tempo. Tanto che la delibera sul rinvio alla Corte era attesa per inizio dicembre (quattro mesi in più, visto che agosto non si conta), con un parere tecnico che bocciava nel suo complesso l’Italia, riconosceva l’attività costruttiva di emiliani e piemontesi, lamentava quello che risultavano essere le troppe distrazioni del lombardo-veneto. «Portiamoli a Lussemburgo», era il verdetto scontato che apriva la possibilità che una condanna della massima magistratura Ue desse la stura a multe che potrebbero diventare miliardarie.

 

Il ministro Galletti, non in solitudine, ha negoziato il rinvio. Ha fatto pressing. A Bruxelles, riferiscono due fonti, hanno deciso di venirgli incontro, perché «non bisogna iniettare nuovi elementi di perturbazione della campagna elettorale». Il governo poteva magari incassare il deferimento e giocarlo contro le regioni a guida leghista; non è successo. Così ora la corsa al voto ha una rogna di meno (davvero?) e abbiamo altri sei mesi per fare quello che non si è fatto in anni e anni, allungabili se la cerca del nuovo premier dovesse andare per le lunghe. O almeno a cominciare a farlo. Intanto, se le statistiche con le pinze sono vere, ci saranno state altre 40 mila vittime che la nuova legislatura potrà commemorare. Uccise dall’aria cattiva. E da chi doveva salvarli ed è stato a guardare.

fonte:http://www.lastampa.it/2017/11/15/italia/cronache/congelate-le-sanzioni-per-lo-smog-allitalia-leuropa-rinvia-tutto-a-dopo-le-urne-AO98h0Be5lpDyNJDpuAT5M/pagina.html

La più grande esercitazione militare del mondo in Sardegna

SERVITÙ MILITARI.  “Il maggior evento addestrativo dell’anno per la Difesa”: tutti i siti specializzati definiscono così la maxi esercitazione militare Joint Star 2017, prevista a ottobre. E dove si terrà la fase operativa, non simulata? In Sardegna, ovviamente, poligono di Capo Teulada. In contemporanea con un’altra puntata sarda di Mare Aperto, il grande gioco di guerra che nelle scorse settimane ha fatto approdare a Cagliari oltre 20 navi militari – non solo italiana- di ogni stazza che si sono poi spostate al largo dell’area militare del Sulcis per testare gli assetti da combattimento.

leggi:http://www.youtg.net/v3/index.php/editoriale/1059-in-sardegna-la-piu-grande-esercitazione-militare-dell-anno-ecco-tutte-le-carte-riservate-sui-prossimi-giochi-di-guerra

Festa della Repubblica: difendiamo l’umanità non i confini.

Roma, 2 giugno 2017- Flashmob dei movimenti pacifisti e nonviolenti per ripudiare la guerra e ogni forma di violenza che nega la dignità umana.

LA DENUNCIA DELLA GABANELLI:”ECCO CHI COMANDA VERAMENTE” (VIDEO)

La Gabanelli e’ una famosa giornalista della RAI 3,che con il suo programma inchiesta REPORT ha spesso creato imbarazzo in autorità’ politiche. Ma come tutti i giornalisti non supera quella famosa linea rossa dell’informazione che pero’ in questo caso sembra aver varcato anche se in modo soft. Guardatevi il video e’ capirete perché’ in Italia ed Europa sta accadendo quello che sta accadendo…

Pensate che stanno censurando questo video in tutto il mondo negli archivi on line Rai la puntata e’ stata letteralmete eliminata!!! E dovremmo pagare il canone per questi servi criminali!!!

Guarda: su soloitaliani.com