The unbearable lightness of tourism … as violence:an afterword

Noel B. Salazar
Cultural Mobilities Research (CuMoRe),
Faculty of Social Sciences, University of Leuven, Leuven, Belgium
ABSTRACT
This Afterword reviews the special issue of the Journal of SustainableTourism on Critical Geographies, which focuses on the intricate relationships between tourism and various forms of tourism related violence. It notes the slippery and complex concept of violence in tourism, and that it is typically seen from the viewpoint of the tourist, with researchers working from the anthropological host and guests relationship model as a way of negotiating kinship and friendship between societies, with broader aspects of tourism’s power play withsocio-cultural change perhaps conveniently forgotten. Tourism andtourists are seen as hiding their corporate and personal violence behinddestination branding, tourism imaginaries and saleable commodification.While the innovative approaches adopted by papers in the special issueare commended, two key and still outstanding issues are highlighted. Tourism researchers must find ways to share their work more effectivelyacross all stakeholders, as well as publishing in academic journals. Andresearchers should become more self reflexive and critical of themselves,seeking to address the complex practical challenges for sustainabletourism thinkers and doers of creating better links between the visitorsand businesses of developed societies, and the culture and communitiesof developing societies.
 
 
 
 
 
 

Resistere alla guerra

Siamo schiacciati da una narrazione che ci parla di guerra. Non sappiamo come reagire. “Ci si interroga su dove sia finito il movimento pacifista – scrive Francesco Martone – come se fosse qualcosa di altro, esterno rispetto a quel che dobbiamo fare e dire”. E allora cominciamo a fare i conti con i nostri limiti e con le nostre capacità. Possiamo fare molte cose per ribellarci al dominio della guerra. Possiamo coltivare, prima di tutto, la capacità di riconoscere i nessi tra lotte diverse, quella che Angela Davis chiama trasversalità, possiamo gettare manciate di sabbia nei molti ingranaggi della guerra che abbiamo nei nostri territori, possiamo sostenere la diplomazia popolare dei corpi civili di pace, possiamo promuovere azioni creative di disturbo e disobbedienza, possiamo mettere al centro i temi del disarmo, della denuclearizzazione, della conversione dell’industria delle armi…

di Francesco Martone

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in alcune vecchie foto, in bianco e nero, scattate nel lontano 1979, avevo poco più di diciotto anni, ed ero assieme ad un gruppo di pacifisti, antimilitaristi e nonviolenti che decisero quell’estate di attraversare l’Europa e protestare contro la Nato e il Patto di Varsavia. Partimmo da Bruxelles, facendo una catena umana intorno al quartier generale della Nato e dopo varie tappe attraverso basi Nato in Belgio, Olanda e Germania arrivammo a Berlino. C’era ancora il muro, e ci sedemmo a cavallo della linea che separava Berlino Est da Berlino Ovest per bloccare – formando un enorme simbolo della pace (che poi significa Disarmo Nucleare in verità) – il Checkpoint Charlie. Ci sono voluti una manciata di minuti per i Vopos, la polizia di frontiera della Germania Est, e  la Military Police degli Stati Uniti per prenderci e trascinarci via senza tanti complimenti. Eravamo fisicamente e non solo stretti tra due fuochi.

Gli anni sono passati, sono passate guerre, da quella nei Balcani, eravamo sdraiati dietro al Colosseo per protestare contro i bombardamenti Nato, quella del Golfo, quasi ci sparano addossi gli addetti dell’ambasciata irachena quando con un manipolo di attivisti di Greenpeace avevamo aperto uno striscione contro la guerra. La guerra in Afghanistan, eravamo andati fino a Washington per fare – sotto una tormenta di neve – un’ispezione di “popolo” in una base Usa dove erano stoccate armi chimiche, e quella in Iraq, milioni di persone in piazza. E poi la Siria, e tutte quelle guerre che non hanno mai smesso di uccidere. Gli anni sono passati, e con loro fiumi di inchiostro per catalogare, definire, spiegare, giustificare la guerra, per fare la radiografia di questo o quel movimento.
Quel muro sul quale avevo pisciato non c’è più, ma le armi nucleari restano anzi aumentano, e dopo la crisi ucraina il rischio di una nuova guerra fredda è lì dietro l’angolo. Ad un certo punto però si pensò si immaginò un dividendo di pace, il disarmo avrebbe liberato enormi quantità di denaro per la pace e lo sviluppo del pianeta. Non è stato così, anzi la distruzione degli ecosistemi, l’aumento delle diseguaglianze, e delle violazioni dei diritti umani va di pari passo con l’aumento della spesa militare e il moltiplicarsi dei conflitti. Un tragico bilancio di sangue che i social media oggi portano drammaticamente nella nostra quotidianità, in maniera compulsiva, ripetitiva, quasi a volerci dare assuefazione.La realtà ci sembra insormontabile, per noi costruttori di pace e di ponti, nemici della violenza e degli eserciti. Sono passati gli anni e così mi sento, ancora tra due fuochi, tra la narrazione dominante che ci parla di guerra – addirittura si torna a ipotizzare un conflitto nucleare! – o di scontro tra potenze imperialiste vecchie e nuove, e chi non sa come reagire. E ci si interroga su dove sia finito il movimento pacifista come se fosse qualcosa di altro, esterno rispetto a quel che dobbiamo fare e dire. E si reagisce con le parole di sempre, appelli alla  mobilitazione, parole forse stanche, ma necessarie per tentare di rompere la consuetudine. Fatto sta che mi trovo, come credo tanti e tante nel mezzo. Stanco di parole, preoccupato per gli atti ed i proclami,  pieno di orrore per la sofferenza di popoli come quello siriano. E della Palestina non ne parli? E del Sud Sudan?

Non so mi pare che a forza di provare a prenderci sulle spalle i mali del mondo siamo finiti per perdere la forza, e speriamo di ritrovarla in appelli alle coscienze buone o al passato. Quel vuoto tra le due fuochi oggi ci dice però qualcosa. Anzitutto ci suggerisce di fare i conti con noi stessi, con i nostri limiti e le nostre capacità. Con l’urgenza di apprendere a coltivare la “trasversalità” come ci dice la grande Angela Davis, l’intersettorialità  delle vertenze e delle mobilitazioni, delle piattaforme che sembrano così distanti, ma che invece sono assolutamente connesse e interdipendenti. Quel vuoto ci  dice poi che non sarà possibile mettere in crisi l’ingranaggio della guerra se non si decolonizzano e si disarmano le nostre menti. E per mettere in crisi l’ingranaggio della guerra ci toccherà fare la nostra parte, gettare manciate di sabbia in quell’ingranaggio che ci è più vicino, piuttosto che guardare lontano e immaginare di poter cambiare le sorti del mondo. Decolonizzare le nostre menti oggi significa apprendere che nella guerra non ci sono solo vittime e carnefici, ma ci sono popoli che cercano di scardinare quella logica con la costruzione di sentieri di pace, riconciliazione, dialogo, verità e giustizia.

Significa allora un primo passo prettamente “politico”, quello di offrire loro sponda. Rompere la logica della guerra che li vede vittime da commiserare o da soccorrere con altra guerra. Disarmare le nostre menti, significa respingere la possibilità che paradossalmente la guerra finisca per essere l’elemento che dà significato al nostro agire, anche contro di essa. Come se la guerra temuta o attesa finisca per diventare una ciambella di salvataggio. Significa assumere che oggi non sarà possibile alcuna pace senza diplomazia popolare e dal basso, quella dei corpi civili di pace, e senza azioni di disturbo, di disobbedienza – ricordate quella splendida campagna contro l’invio di armi via rotaia, la campagna Trainstopping? civile e nonviolenta. Dobbiamo diventare portatori di speranza e “incorreggibili disturbatori della pace”. Non pensare a manifestazioni di piazza, che ormai la piazza non tira più, è virtuale c’è niente da fare – ma ad altro. Senza generali disarmati che guidano cortei, con i loro rituali e liturgie, ma andando nei luoghi della guerra, dove la guerra si cucina, si prepara, dove ci si arma, sotto casa nostra, magari proprio dietro casa nostra, con i nostri volti e i nostri corpi per portare testimonianza, diretta e nonviolenta.

Esserci per resistere, come mi raccontò una volta un prete portoricano Luis Barrios quando si fece arrestare per essere entrato nella base di Vieques per celebrare messa. Sorridendo e canticchiando magari, come ho sentito fare da Turi Vaccaro qualche giorno fa all’assemblea del Movimento Nonviolento. Resistere alla guerra che c’è o a quella che ci sarà è un atto politico, che presuppone la messa in discussione radicale dell’esistente, degli equilibri di forza, delle alleanze dell’apparato industriale che produce armi e strumenti di morte. Significa oltre a denunciare l’aumento delle spese militari e delle esportazioni di armi, andare al cuore del problema. Dire chiaramente che esportare armi in zone di guerra è come andare a fare la guerra, e che quindi esportare armi in zone di guerra è contro la Costituzione, e agire di conseguenza, per difendere la Costituzione.

Ma non solo, significa denunciare con forza la logica aberrante secondo la quale ad esempio il fallimento possibile del progetto europeo si potrebbe evitare attraverso un’Europa forte, non quella della moneta, ma quella della spada e che il volano per il rilancio dell’economia non è più quello speculativo ma quello industrial-militare. E per portare il discorso alle estreme conseguenze: dovremmo una volta per tutte sciogliere il nodo che contrappone disarmo e creazione di posti di lavoro, e invece rilanciare con gran forza una proposta di conversione dell’industria degli armamenti, possibile e necessaria. E accanto a questa chiedere che l’Italia diventi paese denuclearizzato, non solo senza centrali nucleari, ma anche senza armi atomiche. Che paradosso quello che ci vede oggi assistere a un minuetto tra potenze nucleari tali o sedicenti tali, mentre il nostro paese, i governo italiano, nel silenzio assoluto si permette di non sostenere il negoziato Onu sulla messa al bando delle armi nucleari. E anzi, si attrezza per diventare – se necessario – potenza nucleare per conto terzi, con  suoi aerei da bombardamento, che siano Tornado, F16 o F35 e bombe atomiche di nuovissima generazione. Una punta di diamante per le prossime possibili guerre di Washington. Invece di gridare contro Donald Trump presidente di un paese del quale l’Italia è alleata, non sarebbe di gran lunga più efficace mettere una chiave inglese nel suo ingranaggio di guerra a cominciare proprio dallo spiegamento di armi nucleari a casa nostra, e cosi’ facendo mettere in discussione anche gli accordi con la Nato?

Ma se vi dicessero che a qualche centinaio di chilometri da casa vostra, o forse a centinaia di metri, dalla scuola dei vostri figli ci sono bombe atomiche con potenza superiore a quella di Hiroshima, che fareste? Vi chiedereste ancora dov’è il movimento pacifista o se quelle bombe servono per mantenere sotto scacco Mosca? O prendereste l’iniziativa come si dice “dal basso”? Possibile che non si riesca a concentrare le nostre ahi noi poche forze su pochi obiettivi chiari, politici, di vera rottura, invece di invocare la pace delle nostre coscienze?

Jimmy Dore Show: MSNBC Shills for War that Their Poll Shows Americans Do Not Want

Beastrabban\'s Weblog

This is another piece from the Jimmy Dore show, in which the American comedian comments on the massive pro-war bias of the American media and military-industrial complex, while the evidence shows that the American people do not want more conflict. In fact, as the quote from Donald Trump with which Dore begins the video shows, they’re sick of it. The quote is from when Trump was campaigning for the presidency, when he said that America should cut its losses and not go into Syria, but concentrate on rebuilding itself. Dore points out that this is the message that gets politicians elected. Once in power, however, they abandon this and do the bidding instead of the military-industrial complex, the shadow, corporate government, which Truman warned Americans about.

MSNBC has been part of the corporate voice calling for war. They are owned by Comcast, which is one of the worst companies to…

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Updated Information on the Situation in Syria.

Peace in Kurdistan

A/HRC/34/CRP.3
  Distr.: Restricted

10 March 2017

English only

Human Rights Council

Thirty-fourth session

27 February-24 March 2017

Agenda item 4

Human rights situations that require the Council’s attention

Human rights abuses and international humanitarian law violations in the Syrian Arab Republic, 21 July 2016- 28 February 2017*

Conference room paper of the Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic

Summary
     After almost six years of conflict, civilians continue to bear the brunt of the brutal violence waged by warring parties in the Syrian Arab Republic. Government and pro-Government forces continue to attack civilian objects including hospitals, schools and water stations. A Syrian Air Force attack on a complex of schools in Haas (Idlib), amounting to war crimes, is a painful reminder that instead of serving as sanctuaries for children, schools are ruthlessly bombed and children’s lives senselessly robbed from them. Government and pro-Government forces…

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Secular Talk on Lack of Media Outrage for Syrian Rebels Massacring 126 Civilians

Beastrabban\'s Weblog

In this video from Secular Talk, Kyle Kulinski reports and comments on the news that Syrian rebels massacred 126 people trying to leave the besieged government-held villages of Foah and Kfreyah. Those killed included 68 children. The Islamists threw food onto the ground, so that starving children ran out and gathered around it, scrambling for the food. They then bombed the buses which were set to take the children and the other civilians away to safety. Kulinski compares the massive lack of outrage over this atrocity in American media, with the posturing over the supposed gas attack by Assad. And from Assad’s point of view, the attack made no sense, as Assad is actually winning. He has nothing to lose, and everything to gain from such an assault. But while this resulted in calls for Assad’s removal, the American media, when it did condescend to cover this, just called it…

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Scenes of Celebration at Standing Rock: Michael Nigro

Congresswoman Tulsi Gabbard, activist-philosopher Cornel West and others joined the water protectors in celebration of news on Sunday that the Dakota Access pipeline will not pass through the Standing Rock Indian Reservation. Pictured, one of the demonstrators.   – 2016/12/05

Sorgente: Scenes of Celebration at Standing Rock: Michael Nigro

A Critique of White House Fabrications About Syria’s Alleged Use of Lethal Gas

The Trump administration’s official narrative—produced by the National Security Council under the oversight of national security adviser H. R. McMaster—was produced without input from the professional intelligence community, a weapons expert from MIT writes. – 2017/04/14

Sorgente: A Critique of White House Fabrications About Syria’s Alleged Use of Lethal Gas

Neuroscience and Wireless Mind Control; Silent Weapons for Quiet Wars.

TABU; Towards A Better Understanding

Neuroscience hasn’t been weaponized – it’s been a tool of war from the start

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by The Conversation

What could once only be imagined in science fiction is now increasingly coming to fruition: Drones can be flown by human brains’ thoughts. Pharmaceuticals can help soldiers forget traumatic experiences or produce feelings of trust to encourage confession in interrogation. DARPA-funded research is working on everything from implanting brain chips to “neural dust” in an effort to alleviate the effects of traumatic experience in war. Invisible microwave beams produced by military contractors and tested on U.S. prisoners can produce the sensation of burning at a distance.

Bliss Blossum2 months ago

To whom it may concern, I was forced from the state of Maryland in March 2010. I fled for my life in March 2010; on foot. After having all of my property illegally confiscated and stolen, this includes my…

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13 aprile – Mina Welby

Parole Loro

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“Ciao Davide. La tua morte pubblica, liberamente scelta da te, aiuti il nostro Paese a diventare civile come pretende di essere. Per vivere liberi, fino alla fine”

Mina Welby

Mina Welby,vedova di Piergiorgio, sul postdi Facebook con cui ha dato notizia della morte dell’uomomalato di sclerosi multiplache ha accompagnato in Svizzera per poter ricorrere alla morte volontaria nel rispetto della legge.

Come si apprende sul sito della campagna “Eutanasia Legale”promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che dal 2002 si impegna “per la libertà di ricerca scientifica” e di cui Welby è vice-presidente, Davide (nome di fantasia), malato dal 1993, ha chiesto aiuto a Marco Cappato, Gustavo Fratelli e Mina Welby per poter procedere al cosiddetto “suicidio assistito” e provvedere alla raccolta dei fondi necessari.

La decisione di Davide, presa a dicembre,fa seguito aquella di Fabiano Antoniani ed è stata definita un’azione di “disobbedienza…

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Lake Chad conflict: alarming surge in number of children used in Boko Haram bomb attacks this year. -UNICEF

DAKAR/NEW YORK/GENEVA, 12 April 2017 – The number of children used in ‘suicide’ attacks in the Lake Chad conflict has surged to 27 in the first quarter of 2017, compared to nine over the same period last year, UNICEF said in a new report released today.

“In the first three months of this year, the number of children used in bomb attacks is nearly the same as the whole of last year – this is the worst possible use of children in conflict,” says Marie-Pierre Poirier, UNICEF’s Regional Director for West and Central Africa.

The increase reflects an alarming tactic by the insurgents, according to the report Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis. So far, 117 children have been used to carry out bomb attacks in public places across Nigeria, Chad, Niger and Cameroon since 2014: four in 2014, 56 in 2015, 30 in 2016 and 27 only in the first three months of 2017. Girls have been used in the vast majority of these attacks.

As a consequence, girls, boys and even infants have been viewed with increasing fear at markets and checkpoints, where they are thought to carry explosives.

“These children are victims, not perpetrators,” says Poirier. “Forcing or deceiving them into committing such horrific acts is reprehensible.”

Released three years after the abduction of over 200 schoolgirls in Chibok, the report provides troubling accounts by children who were held in captivity at the hands of Boko Haram, and shows how these children are met with deep suspicion when they return to their communities.

In interviews, many children who have been associated with Boko Haram report that they keep their experience secret because they fear the stigmatization and even violent reprisals from their community. Some are compelled to bear their horrors in silence as they remove themselves from other groups for fear they might be outed and stigmatized.

The report also highlights the challenges that local authorities face with children who have been intercepted at checkpoints and taken into administrative custody for questioning and screening, raising concerns about the prolonged periods of custody.

In 2016, almost 1,500 children were under administrative custody in the four countries. The release of more than 200 children by Nigerian authorities on the 10th of April is a positive step towards the protection of children affected by the ongoing crisis.

UNICEF calls on parties to the conflict to commit to the following actions to protect children in the region:

  • End grave violations against children by Boko Haram including the recruitment and use of children in armed conflict as so-called ‘suicide bombers’.
  • Move children from a military to civilian environment as quickly as possible. Children who have been taken into custody solely for their alleged or actual association to armed groups should be immediately handed-over to civilian authorities for reintegration and support. Handover protocols should be in place in each of the four countries for children encountered during military operations.
  • Provide care and protection for separated and unaccompanied children. All children affected by the crisis need psychosocial support and safe spaces to recover.

In 2016, UNICEF reached over 312,000 children with psychosocial support in Nigeria, Chad, Cameroon and Niger, and reunited more than 800 children with their families.

UNICEF is working with communities and families to fight stigma against survivors of sexual violence and to build a protective environment for former abductees.

In a crisis that has displaced more than 1.3 million children, UNICEF also supports local authorities to provide safe water and life-saving health services; restore access to education by creating temporary learning spaces; and deliver therapeutic treatment to malnourished children.

The response to this crisis remains severely underfunded. Last year, UNICEF’s US$154 million appeal for the Lake Chad Basin was only 40 per cent funded.

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Report, photo and video assets available here: http://weshare.unicef.org/Package/2AMZIFLJWE2A

About UNICEF
UNICEF promotes the rights and wellbeing of every child, in everything we do.  Together with our partners, we work in 190 countries and territories to translate that commitment into practical action, focusing special effort on reaching the most vulnerable and excluded children, to the benefit of all children, everywhere.

For more information about UNICEF and its work for children, visit www.unicef.org

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For more information or to arrange an interview, please contact:

Patrick Rose, UNICEF West and Central Africa, +221 786 380 250 | prose@unicef.org
Joe English, UNICEF New York, + 1 917-893-0692 | jenglish@unicef.org
Christophe Boulierac, UNICEF Geneva, +41 22 909 5716 | +41 799639244 | cboulierac@unicef.org

Guerra e xenofobia cosmopolita

Il simplicissimus

IMG_03331Sapete, comincio a pensare che Hitler e la sua banda di omo razzisti fossero dei dilettanti: la loro aberrazione era quella di voler sterminare gli ebrei che pure erano la parte più vitale del mondo tedesco e altre minoranze assortite esterne e interne in nome di un stato assoluto con alla base la fantomatica razza. Assurdo e atroce, oltre che idiota, una vampata di follia disumana. Eppure tutto questo, anche numericamente parlando, è nulla di fronte agli stermini cosmopoliti a cui si è assistito dopo la guerra mondiale da parte delle oligarchie Usa, frutto di una sorta di xenofobia  individuale che predica l’ esistenza lo sfruttamento dei “perdenti”, vera e propria razza portata geneticamente alla punizione di se stessa, oltre che  la totale noncuranza nei loro confronti, anche se poi  con ipocrisia sottintesa possono rientrare in questa guerra infinita non solo singoli, ma anche gruppi, classi, comunità etniche e Paesi che…

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Statement by Swedish Doctors for Human Rights on misrepresentations referred in Veterans Today article on White Helmets

The site “Veterans Today” published an article with the title “Swedish Medical Associations Says White Helmets Murdered Kids for Fake Gas Attack Videos”. This formulation is utterly inaccurate and do not represent our position on the issue, neither what SWEDHR is as independent NGO organization of human rights, nor the conclusions reached by the doctors…

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fonte:http://reports.swedhr.org/

Storie di guerra alla guerra

Almeno settanta persone sono morte nel nord della Siria a causa dell’esposizione a un gas tossico che i sopravvissuti hanno attribuito ad aerei da guerra. L’attacco è stato già condannato pubblicamente nel mondo, mentre Gran Bretagna e Unione europea hanno puntato il dito sul governo siriano per la carneficina. In particolare, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito la strage un atto “atroce” che “non può essere ignorato dal mondo civilizzato”. Chiamatemi prevenuto, ma le reazioni del mondo civilizzato mi inquietano quasi quanto gli atti atroci…

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di Alessandro Ghebreigziabiher
C’era una volta la guerra alla pace.
E’ la più famosa e la più diffusa.
E’ la guerra.

E’ il fare quotidiano.
E l’agire che ferì.
Che cancellò.
Che creò vuoti di umanità e pieni d’odio.
Se la conosci, la eviti.
Se la conosci davvero, la odi.
Se la conosci da vicino, odi chi la usa.
Ma se affermi di non conoscerla affatto, guardati allo specchio e cerca le mani.
Qualcosa di rosso, vivido e caldo, si trova sempre, fidati.
C’era una volta, poi, la pace alla guerra.
Quando colomba sfida pugnale.
Laddove il fiore tenta di penetrare la terribile accoppiata, armatura insensibile e pelle di guerriero ottuso, detta anche come l’unione più incivile tra le relazioni moderne.
E’ grido che non brucia, dicono.
Che non solletica le mura del castello, oltre le quali il tiranno tiranneggia.
Affermano addirittura che in qualche modo costui ne tragga beneficio.
Che la protesta disegnata irrobustisca ulteriormente il trucidatore di fragilità.
Se la scegli, devi aver pazienza.
Se la scegli anche domani, devi avere qualcosa che non funziona nel cervello.
Se la scegli fino alla fine, devi avere qualcosa, beato te.
Ma se non l’hai mai scelta in vita tua, deve mancarti qualcosa.
Che avevi, lo dico senza timore di sbagliare.
Perché tutti nascono col cuore.
E farlo battere a tempo con la natura è la scelta.
C’era una volta, infine, la guerra alla guerra.
E’ la guerra più vantaggiosa, oggi.
E’ la guerra dei giusti.
Contro l’ingiusta guerra.
E’ la guerra, se ci pensi.
Quella che sai solo quando inizia.
Perché chi ne conoscerà davvero la fine non vivrà abbastanza per raccontarlo.
E’ la guerra che dona pace a chi la guerra non la vive.
E’ la pace che dona guerra a chi la pace può solo sognarla.
E’ la guerra che dovrebbe fermare se stessa e che invece si limita solo a ingoiare morti e sofferenze, diventando a sua volta più grande.
E più giusta.
Se la invochi, sei quello che si commuove e si indigna innanzi all’orrore.
Sul monitor.
Se la invochi e premi il pulsante d’avvio, sei quello che si commuove e si indigna innanzi all’orrore.
Sotto i riflettori.
Se la invochi e ti sfreghi le mani, sei tu la guerra.
Laggiù, da qualche parte, dove nessuno guarda mai.
C’eri una volta e, che tu sia maledetto, ci sei ancora.

Tratto da Storie e notizie n. 1456
Compra l’ultimo romanzo di Alessandro, Elisa e il meraviglioso degli oggetti 
Leggi anche il racconto della settimana: Io vedo di più
Leggi altre storie di guerra
Ascolta la sua canzone La libertà
Guarda un estratto del suo spettacolo È incredibile quello che una piccola luce può fare

fonte:http://comune-info.net/2017/04/storie-guerra-alla-guerra/

Nato per uccidere

Il simplicissimus

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Si sa che un tempo l’opportunità della guerra era sostenuta anche dalla tacita intesa tra tiranni, generali e soldataglia che il dopo sarebbe stato radioso, che le città dell’impero sarebbero risorte più belle e più forti che pria, erette grazie al lavoro dei tanti che si sarebbero così sottratti alla servitù della gleba, alla fame insoddisfatta con due rape nascoste all’avidità degli esattori.

Oggi non è più così. da noi in particolare la ricostruzione non si addice al regime che ha interesse a spopolare interi territori per farne parchi e riserve dove mettere in scena lo spettacolo in memoria di una nazione bella, viva e creativa e per riunire greggi di individui e annetterli sotto forma di popolazione cittadina agli eserciti mobili e precari che devono tenersi a disposizione di un mercato del lavoro che così li controlla meglio e li assolda, li sottopaga e…

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Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza non può più tollerarlo.

Fabrizio Baggi.

dal sito del Comitato Lombardo Antifascista

Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza non può più tollerarlo.

Pubblichiamo di seguito un dossier a cura di Osservatorio Democratico sulle nuove destre.

Clicca questo link e scarica il dossier

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PTB Getting Public Used to Children Pedophillia

TABU; Towards A Better Understanding

This is the agenda of the Satanist’s in power. Pizzagate awoke some to this mass abuse of children but the many need to be awakened, not just numbly accept this as “normal”. What if it was your child, or a child you know, would you speak out then?

California Democrats Legalize Child Prostitution

Left Pushing Pedophile Rights

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