La Peste

Il simplicissimus

Danza-macabraAnna Lombroso per il Simplicissimus

Non si sa quando la “morte nera” cominciò ad aggirarsi con la falce luccicante in giro per l’Europa: pare che a portarla fosse stata una nave di mercanti genovesi scampati da Caffa in Crimea quando la città fu occupata dai Tartari. Era stato probabilmente quel bastimento carico di pellicce tarmate e sorci pulciosi a recare il tremendo flagello a Messina nell’ottobre del 1347 e di là a Tunisi, da dove si diffuse nell’Africa settentrionale e da lì, attraverso la Penisola iberica e le isole del Mediterraneo, in tutta l’Europa.

La chiamarono peste da “peius” per indicarla come “la peggiore malattia”. Tra il 1347 e il 1350 l’epidemia uccise da un terzo a metà della popolazione europea,  tra i venti e i venticinque milioni di persone e più. A Firenze, dove in pochi potevano trovare riparo sulle colline, magari nella Villa Paradiso di Niccolò Alberti dove…

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#ForzaItaliaViva

Matteo Renzi e Giuseppe Conte, due stili ma un solo melmoso destino Slide contro pochette, mossa del cavallo contro trionfo del cavillo. L'ex rottamatore e l'ex avvocato del popolo sembrano diversi, invece sono appaiati dalla stessa condanna al trasformismo. Pronti a tutto per agguantare il mitologico centro, dal medesimo cilindro. di Susanna Turco. leggi su … Continua a leggere #ForzaItaliaViva

Pablo Neruda, La solitudine (videolettura di Luigi Maria Corsanico)

Serve ascoltarla con attenzione. l’odio è un’arma mortale e i destinatari sono Sempre gli ULTIMI

marcellocomitini

A commento di questa video lettura ho scritto:
Neruda non soffre della solitudine in cui tutti ci crediamo immersi, volenti o nolenti. La sua è la solitudine del non conformista, del rifiutato, del senza tetto, di colui che bussa non per chiedere ma perché aprano il cuore al suo messaggio.

Una solitudine talmente aspra, talmente dura da mettere in dubbio le sue facoltà mentali, la sua stessa capacità di sapersi ascoltare.
È sempre così quando ci si accorge che gli altri non comprendono quel che vien detto loro, anzi lo storpiano interpretandolo a modo proprio. E allora si ha voglia di dire anche a sé stesso: “forse non ci siamo visti mai”.

Questa poesia da me già pubblicata come solo testo, accompagna e sottolinea  il senso di solitudine che sorge in chi scrive, quando le reazioni (qualche volta polemiche)  gli fanno disperare  della capacità dei lettori di condividere un discorso…

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Guai ai vinti — Il simplicissimus

Anna Lombroso per il Simplicissimus “Tatoo artist offers to cover hate for free”. Un professionista del settore si mette a disposizione dei pentiti del tatuaggio, per coprire con altri disegni e slogan il marchio dell’infamia che nel passato qualcuno ha voluto incidere sulla propria pelle. In realtà Justin Fleetwood di Springfield si limita a cancellare […] … Continua a leggere Guai ai vinti — Il simplicissimus