Italia: film e petizione sui centri di detenzione migranti in Libia

Mappa dei centri di detenzione dei migranti in Libia Mappa dei centri di detenzione dei migranti in Libia

Come un uomo sulla terra“, il film-documentario di Andrea Segre e Dagmawi Yimer sta riportando all’attenzione la terribile realtà dei centri per la detenzione dei migranti in Libia e le responsabilità italiane. “Un ‘documentario invisibile’ troppo scomodo, troppo vero forse perché case editrici, televisioni o edizioni cinematografiche lo distribuiscano con più capillarità”. Ma che associazioni, scuole, università ed enti locali in tutta Italia stanno proiettando attraverso un veloce passaparola” – riporta Benedetta Pagotto sul sito di Nigrizia.
Da qui a Natale in oltre 30 proiezioni, il documentario diffonde le testimonianze dei migranti africani raccolte in Libia in quello che è stato un viaggio del regista Dagmawi Yimer, lui stesso sfuggito anni fa alla trappola libica, che ha deciso di raccogliere le voci e le denunce dei suoi connazionali etiopici e non solo.

Il progetto che va oltre il documentario e coinvolge l’Archivio delle Memorie migranti dell’associazione Asinitas Onlus e l’esperienza di video partecipativo di ZaLab. A queste realtà si sono aggiunti Amnesty International Italia, Fortress Europe e Nigrizia, che stanno sostenendo l’iniziativa attraverso una raccolta di firme per una petizione europea. La petizione è indirizzata a Parlamento italiano, Parlamento e Commissione europea e Unhcr e chiede di “promuovere una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano”. La petizione chiede inoltre che l’inchiesta “sia anche finalizzata a chiarire le responsabilità italiane dirette o indirette, al fine di bloccare eventuali rinnovi degli accordi bilaterali, riconducendo la collaborazione con la Libia ad un quadro europeo ed internazionale“.

“La Libia è il partner principale dell’Europa per quel che riguarda il controllo dell’immigrazione clandestina” – scrive sempre Benedetta Pagotto. Il territorio libico è divenuto un passaggio obbligato per la gran parte dei migranti provenienti dal resto dell’Africa. Ma la collaborazione per limitare l’afflusso dei clandestini non prevede controlli specifici né particolari garanzie sul trattamento riservato agli immigrati intercettati in Libia. Sia l’Europa che l’Italia accettano le “garanzie” offerte dal colonnello Gheddafi senza porre particolari condizioni. La collaborazione con l’Italia consiste nel pattugliamento marittimo e nel sostegno a “disumani centri di detenzione”, tre dei quali finanziati dall’Italia e “deportazione indiscriminata verso i paesi di origine dei migranti”.

Intanto il Rapporto di ottobre di ‘Fortress Europe’ sulle vittime alle frontiere segnala almeno 108 vittime. Il rapporto di questo mese è dedicato alla “Tunisia, la dittatura a sud di Lampedusa“. “Sindacalisti arrestati e torturati. Manifestanti uccisi dalla polizia. Giornalisti in carcere. E una potente macchina di censura per evitare il dilagare della protesta. Non è una lezione di storia sul fascismo, ma la cronaca degli ultimi dieci mesi in Tunisia. Una cronaca che non lascia dubbi sulla natura del regime di Zine El Abidine Ben Ali – alla guida del paese dal 1987 – e che svela il lato nascosto di un paese visitato ogni anno da milioni di turisti e ogni anno abbandonato da migliaia di emigranti” – scrive Gabriele Del Grande, autore del rapporto. [GB]

http://www.unimondo.org

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