Iran: prove generali

di Christian Elia – Peacereporter.net

Al Pentagono sono sicuri: Israele è pronto a bombardare i siti nucleari in Iran prima della fine dell’anno. A Washington ne sono sicuri: mancano solo due passi e poi, prima della fine dell’anno, l’esercito israeliano attaccherà l’Iran, nel senso che ne colpirà le installazioni nucleari. La notizia è stata diffusa oggi dal network televisivo statunitense Abc, che cita fonti del Pentagono, il ministero della Difesa Usa.

Ancora due gradini. Solo due passi, che l’ufficiale Usa definisce due red line, due linee rosse. Il primo sarebbe, secondo l’alto ufficiale Usa (del quale non viene rivelato il nome), l’eventuale accelerazione dell’attività di arricchimento dell’uranio nella centrale nucleare iraniana di Natanz, passo determinante per arrivare alla fabbricazione della bomba atomica da parte di Teheran. La fonte militare ha specificato all’Abc che, secondo l’intelligence Usa e israeliana, l’Iran potrebbe entrare in possesso di una testata atomica non prima della fine di quest’anno o dell’inizio dell’anno prossimo, ma secondo il Pentagono l’esercito israeliano si muoverebbe prima. Il secondo passo è quello dell’acquisto da parte del governo iraniano dei sistemi missilistici SA-20, l’ultima generazione di batterie di vettori terra _ aria da utilizzare in funzione anti aerea, di fabbricazione russa. Anche in questo caso, sempre secondo la fonte del Pentagono, Israele non aspetterebbe che i missili siano in Iran e vengano dislocati, ma agirebbe appena ottenuta prova dell’avvenuto acquisto da parte di Teheran.

Prima dell’era Obama. La decisione da parte d’Israele sembra presa, dunque, quale che sia il vincitore delle prossime elezioni presidenziali negli Usa. Secondo il Pentagono, infatti, l’attacco alle installazioni nucleari iraniane potrebbe avvenire prima della nomina di Barack Obama o John McCain alla Casa Bianca.

Anche perché, unico candidato a farlo, Obama ha dichiarato in campagna elettorale di essere disponibile a incontrare la Guida Suprema della rivoluzione islamica, l’ayatollah Khamenei, senza porre precondizioni. I vertici militari d’Israele, pur essendo da sempre legati a Washington, non vogliono correre il rischio di trovarsi di fronte un presidente Usa che impedisca loro di portare a segno un’operazione simile a quella condotta contro l’Iraq, nel 1981, quando l’aviazione di Tel Aviv distrusse la centrale nucleare di Osirak.

Le novecento miglia. Di fronte alle rivelazioni dell’ufficiale Usa, prende tutto un altro aspetto la grande esercitazione militare svolta nel Mediterraneo, durante la prima settimana di giugno, dall’aviazione israeliana.

”Non era un’esercitazione, ma una fondamentale prova generale”, ha commentato il militare intervistato dall’Abc. ”I militari israeliani hanno condotto la simulazione di attacco ad alto livello, per dimostrare ai vertici politici di essere pronti a portare a termine con successo l’operazione in Iran”. Lo spiegamento di forze, come è stato raccontato dal New York Times, sembra dare ragione alla fonte del Pentagono: almeno cento cacciabombardieri F-15 e F-16, supportati da elicotteri che simulavano il recupero di piloti abbattuti, hanno sorvolato i cieli della Grecia. Il governo di Tel Aviv non ha mai confermato lo scopo delle esercitazioni, ma al Pentagono sono sicuri che si trattasse delle prove generali di attacco all’Iran. Inoltre, come racconta il Nyt, sono stati effettuati rifornimenti in volo fino a 900 miglia di distanza da Israele. Più o meno la distanza che c’è tra Israele e Natanz, in Iran.

http://www.megachip.info

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