GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE AGLI STATI DI RIAFFERMARE IL DIRITTO D’ASILO

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: AMNESTY INTERNATIONAL

CHIEDE AGLI STATI DI RIAFFERMARE IL DIRITTO D’ASILO

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, nell’anno in cui
ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti
umani, Amnesty International chiede agli Stati di riaffermare il diritto
di ogni persona a cercare e ottenere asilo dalla persecuzione, cosi’ come
riconosciuto dall’art. 14 della Dichiarazione del 1948.

Quasi due milioni di rifugiati iracheni, fuggiti per evitare di essere
assassinati, rapiti o sottoposti a maltrattamenti e torture, si trovano
oggi in Giordania e Siria. Nel Mediterraneo, richiedenti asilo e migranti
continuano a morire nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa.
Questi sono solo due dei molti problemi riguardanti i rifugiati che il
mondo e’ chiamato ad affrontare.

Contemporaneamente e senza clamore, le porte per i rifugiati si chiudono.
Il governo giordano e quello siriano hanno imposto restrizioni
all’ingresso dei rifugiati iracheni, mentre la Svezia, il paese europeo
che ne ospita il maggior numero, ha cambiato atteggiamento e li sta
rimpatriando verso zone estremamente pericolose dell’Iraq. Nella regione
mediterranea, paesi come la Spagna e l’Italia sono coinvolti in piani
d’intercettamento e di pattugliamento congiunto dell’immigrazione insieme
a paesi dell’Africa settentrionale e occidentale: in questo modo, le
persone possono essere rimandate indietro, esattamente nelle situazioni
terribili da cui cercano disperatamente di fuggire.

I rifugiati iracheni in Giordania e Siria hanno immediato bisogno di
assistenza internazionale, ma i fondi destinati alle agenzie dell’Onu che
si occupano di loro risultano inadeguati. A maggio, l’Alto commissariato
Onu per i rifugiati ha nuovamente chiesto di colmare la mancanza di 127
milioni di dollari, senza i quali i programmi di assistenza sanitaria e
alimentare in Iraq sarebbero stati ridotti, spingendo altri iracheni
nell’indigenza assoluta e aumentando le probabilita’ di piu’ elevati tassi
di malnutrizione e dell’aumento del lavoro minorile.

Sono 147 gli Stati parte della Convenzione del 1951 relativa allo status
di rifugiato o del suo Protocollo, i principali strumenti del diritto
internazionale per la protezione dei rifugiati.

Amnesty International chiede ai governi di assicurare che la loro azione e
le politiche da essi adottate non pregiudichino la protezione offerta
dalla Convenzione e da altri strumenti internazionali. Secondo
l’organizzazione per i diritti umani, inoltre, gli Stati non solo
dovrebbero proteggere i diritti dei rifugiati all’interno della propria
giurisdizione, ma dovrebbero anche aiutare altri paesi nei quali il numero
dei rifugiati ha assunto grandi dimensioni.

Amnesty International chiede all’Unione europea di rispettare interamente
i suoi obblighi nei confronti dei rifugiati, assicurando che i controlli
alle sue frontiere non costringano, direttamente o indirettamente, i
richiedenti asilo
a rientrare nei paesi di transito, in cui potrebbero
andare incontro ad arresti arbitrari, espulsioni collettive o rimpatri
verso paesi, come quelli dell’Africa settentrionale e occidentale, dove
rischierebbero la tortura o l’abbandono nel deserto, senza acqua ne’ cibo.

L’organizzazione per i diritti umani chiede all’Unione europea di
assicurare anche che, nello sviluppo di un sistema comune in materia
d’asilo, tutti i richiedenti asilo sotto la giurisdizione degli Stati
membri abbiano accesso a una procedura d’asilo equa e soddisfacente a
prescindere dal paese d’origine o di transito, e che sia posta fine a
procedure accelerate, che risultano inadeguate.

Amnesty International sollecita gli Stati a puntare maggiormente sul
reinsediamento, che e’ uno dei mezzi con cui puo’ essere esercitata la
responsabilita’ comune di assistere gli Stati che ricevono rifugiati e
puo’ essere fornita a questi ultimi una soluzione durevole. Per molti
rifugiati, il reinsediamento e’ l’unico modo per avere accesso a diritti
umani fondamentali come l’educazione, le cure mediche e un’abitazione
dignitosa. Lo stesso vale per i rifugiati ammalati, diversamente abili o
traumatizzati dalla propria esperienza, che possono non trovare adeguata
assistenza nei paesi di asilo.

Sono nove i paesi tradizionalmente all’avanguardia nei programmi di
reinsediamento, cui si sono recentemente aggiunti paesi in via di sviluppo
come Brasile, Burkina Faso e Cile, che hanno iniziato a reinsediare
piccoli gruppi di rifugiati. Amnesty International chiede ad altri Stati
di aggiungersi all’elenco.

Infine, Amnesty International sollecita gli Stati a collaborare con l’Alto
commissariato Onu per i rifugiati, per sviluppare modalita’ efficaci di
condivisione delle responsabilita’ in caso di ampi arrivi di rifugiati.

La risposta a questo tragico problema non puo’ essere quella di respingere
la sofferenza umana e voltare le spalle a persone che si trovano in
circostanze drammatiche. La risposta dev’essere quella di assumere
maggiori responsabilita’, rispetto a un problema globale, trovando un modo
globale per risolverlo.

FINE DEL COMUNICATO
Roma
, 20 giugno 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

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