Intervista di Gabriele Paglino* con Peter Gomez** – da radiocittaperta.it

Intervista di Gabriele Paglino* con Peter Gomez** – da radiocittaperta.it

In seguito alle dichiarazioni, durante il programma tv “Che tempo che fa”, sulle amicizie del neo presidente del Senato Renato Schifani con persone condannate per mafia, Travaglio è stato querelato dallo stesso Schifani. E se non per avergli dato del lombrico o della muffa (considerazioni non del tutto oggettive) è lecito che pure tu e Lirio Abbate (il giornalista antimafia dell’Ansa, celebrato anche dal Presidente Napolitano e attualmente sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute dalla mafia) vi aspettiate qualcosa….

Gomez: No, non ci aspettiamo niente del genere perchè il libro è uscito da tempo (febbraio 2007), è stato letto presumibilmente anche da Schifani o comunque è stato letto da molti suoi amici e questo lo sappiamo per certo. E poi quello che era stato scritto nel libro era in parte stato scritto già nel giornale L’Espresso nel 2002, allora Schifani aveva presentato querela e aveva perso. Sulle espressioni da cabaret di Marco Cfr.”dopo Schifani mi domando cosa verrà forse il lombrico o la muffa” mi sembra che siamo all’interno di quello che si prevede come diritto di critica, ricordo che la libertà di parola nasce nel ‘700 per permetter di parlare male di chi sta al potere perchè a parlarne bene ci pensavano già i cortigiani.

Detto questo, è indubbio che il senatore Schifani, presidente della Camera alta del Parlamento, abbia avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. Noi ( io e Lirio Abbate) all’interno del nostro libro ne individuiamo una serie che ruotano solo in parte intorno alla Sicula Brokers, questa società fondata nel 1979 anche da Schifani, che teneva otto milioni di capitale, da La Loggia Giuseppe ed Enrico, perchè Renato Schifani lavorava nello studio legale del vecchio La Loggia, il senatore Giuseppe La Loggia. Poi in quella società figuravano anche Nino Mandalà, che come dice correttamente Schifani solo molti anni dopo verrà condannato in primo grado per intestazione fittizia e mafia, in quanto reggente della cosca di Villabate che in quel momento ( quando Mandalà viene arrestato ) tiene in mano Bernardo Provenzano ovvero gli garantisce la latitanza, ma figuravano anche Benny D’agostino, un grande imprenditore palermitano, che verrà poi condannato per fatti di mafia, e grande amico di Michele Greco (il papa della mafia). Ma c’è di più e di peggio all’interno di questa società entrano anche gli uomini dei famigerati cugini Salvo di Salemi, a quel tempo grandi esattori siciliani ma soprattutto uomini d’onore dell’omonima famiglia, che verranno poi arrestati da Falcone nel 1984. Altri soci invece avranno dei problemi giudiziari legati a bancarotta immediatamente prima. Schifani, per la verità, entra nel 1979 dopo circa un anno e mezzo esce dalla società ma secondo le carte che abbiamo consultato e secondo quello che scrivono i carabinieri ci rientra nel 1983 come amministratore in sostituzione di Nino Mandalà. Ma c’è di più perchè nel 1998 quando Nino Mandalà, prima di esere arrestato, viene intercettato dai carabinieri mentre parla con il “postino” di Bernardo Provenzano, un altro imprenditore che si chiama Simone Castello a cui racconta la storia di parte dei suoi rapporti con Renato Schifani e con il futuro Ministro per gli Affari Regioali, Enrico La Loggia, sostenendo di aver fatto avere nel 1995, quindi in tempi molto più recenti, una consulenza urbanistica a Schifani per il comune di Villabate, comune che nel 1999 e poi nel 2003 verrà sciolto (due volte dunque) per infaltrazioni mafiose. Il sindaco di questo comune era infatti il nipote del boss Mandalà. Mandalà, ricordiamo, non era solo un boss mafioso ma era anche membro del direttivo provinciale di Forza Italia dunque un funzionario di partito. Cos’era questa consulenza urbanistica per il piano regolatore di Villabate ce lo racconta un collaboratore di giustizia, il cassiere della cosca mafiosa di Villabate, l’uomo che ha falsificato la carta d’identità con cui Bernardo Provenzano andrà in Francia per farsi operare, un politico: è il segretario nazionale dei giovani dell’Udeur che è stato anche presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella. Secondo Campanella, Schifani era stato scelto come consulente urbanistico del comune di Villabate in modo da poter intervenire (lui usa un’espressione più pesante “manipolare”) sul piano regolatore per fare un “favore” a quelli che erano gli interessi della famiglia mafiosa di Villabate che voleva anche costruire un grande supermercato. Il compito di Schifani era dunque di intervenire su questo piano regolatore e successivamente ci sarebbe stato un accordo per cui lo stesso Schifani, La Loggia e quello che era l’ingegnere che doveva materialmente stendere il piano regolatore si sarebbero suddivisi le consulenze. Campanella aggiunge che tutto questo non è avvenuto perchè il comune (come detto) è stato sciolto per mafia. Sia La Loggia che Schifani, rispetto alle dichiarazioni di Campanella che riguardano vicende che nascono trent’anni fa ma che vanno avanti fino a poco più di dieci anni fa, hanno annunciato di aver querelato lo stesso Campanella.

La cosa rilevante in tutto ciò che è avvenuto risiede nell’informazione: quando si fa una biografia di un personaggio che è la seconda carica dello Stato non dico di farci un titolo ma in tre righe la storia va raccontata. Siamo noi giornalisti che abbiamo sbagliato. Questa storia di questi rapporti (di Schifani) con persone poi condannate per mafia è uscita al momento dell’elezione sule colonne de El Pais e non è uscita sui giornali italiani con eccezione de Il Giornale che l’ha raccontata brevemente.

Ad eccezione di Di Pietro, gli attachi a Travaglio sono giunti indistintamente dal centrodestra e dal centrosinistra. Violante ha definito “pettegolezzo” ciò che tu e Lirio Abbate avete scritto su “I complici” e che Travaglio ha citato, Anna Finocchiaro, addirittura, forse non aspettava che l’occasione per vendicarsi di Travaglio che qualche mese fa le aveva fatto notare che il suo programma per la regione Sicilia era stato scritto da Salvo Andò arrestato negli anni ’80, indagato per voto di scambio con il clan Santa Paola, truffa e corruzione…

Gomez: Si, processi che in parte si sono conclusi con assoluzioni

E prescrizione no?

Gomez: Si e prescrizione. Certo Marco Travaglio è odiato dalla casta: Violante non lo ama per una serie di prese di posizione di Travaglio nei suoi confronti. Ma diciamo che è “la filosofia” ad essere sbagliata: E’ vero, maggioranza e opposizione stanno cercando in questo momento di trovare un accordo su una serie di riforme, non so se questo sia un bene o un male per il Paese. Ma questo non deve riguardare noi giornalisti che abbiamo come dovere quello di raccontare tutte le storie, per completezza dell’informazione, senza diffamare nessuno. Questo è molto utile specialmente in questo momento in cui le persone che siedono in Parlamento non sono più elette da noi cittadini, non abbiamo più di esprimere la nostra preferenza, ma vengono messe in lista dai partiti. Allora ci sono una serie di comportamenti che non sono sempre penalmente rilevanti, ad esempio frequentare abitualmente boss mafiosi non è un reato, è reato se tu insieme a quel boss pianifichi estorsioni, traffico di droga. Ma perchè sempre più spesso i partiti candidano persone che hanno questi tipi di frequentazioni e non candidano chi non ce li hanno? Io sono sicuro, stracerto che il PdL, cosi come il Pd, è strapieno di amministratori, funzionari e militanti che non hanno mai avuto rapporti con Cosa Nostra. Sarebbe auspicabile che, per un principio di trasparenza, i partiti, visto che chi arriva in Parlamento lo fa senza avere nessun tipo di forza elettorale alle spalle perchè non votati dai cittadini, cerchino di promuovere solo chi non ha avuto questo tipo di rapporti.

Poi sono contento (cosi come Travaglio) che ci sia stato questo annuncio di querela di Schifani in modo che andando a vedere le carte si riuscirà a capire se ha ragione Francesco Campanella il quale sostiene che, oltre a quanto detto prima, Mandalà gli raccontò che Schifani era presente insieme a La Loggia alla sua festa di matrimonio.

Parliamo del programma tv di cui è stato ospite Travaglio. Il buonismo, la moderatezza (chiamiamola cosi) di Fazio, il cameriere della Rai, l’impiegato, come lo ha definito qualcuno, può derivare anche dal fatto che la casa produttrice del programma è la Endemol (acquistata un anno fa da Mediaset ) il cui fondatore è Marco Bassetti marito di Stefania Craxi?

Gomez: No, non credo che sia questo il punto. Credo che Fabio Fazio si limiti a fare l’intervistatore, non è un giornalista credo, prendendo le distanze da quello che aveva detto Marco. A lui è stata chiesta poi una sorta di abiura. Ma la stessa cosa è accaduta alcuni anni fa (durante il Governo Berlusconi) quando lui intervistò Furio Colombo il quale espresse dei giudizi legittimi ma particolarmente duri su Berlusconi Premier (Cfr. “Siamo governati da una barzelletta che cammina”) e il giorno dopo Fazio in seguito ad una polemica analoga ma più piccola espresse le sue scuse. Credo che tutti si sono visti di fronte lo spettro di vedere cancellato il proprio programma, uno spettro che esiste per “Anno Zero”. Aldilà del problema del conflitto d’interesse che tu hai sottolineato su Endemol, la casa produttrice del programma, che è di proprietà di Berlusconi e produce anche programmi per la Rai, (e ciò è straordinario non perchè Berlusconi sia Presidente del Consiglio non solo ma perchè Berlusconi è proprietario di Mediaset), il problema è che la Rai ha come editori i partiti nel Consiglio d’amministrazione Rai su nove appartenenti cinque sono ex parlamentari, tre sono ex direttori di giornali di partito e tutto questo avviene nonstante la legge Gasparri, istitutiva del Cda della Rai dica che possono essere nominati membri del Cda solo personaggi di notoria indipendenza. Ora aldilà della qualità dei personaggi, non mi pare che chi faceva il parlamentare fino al giorno prima possa essere definito di notoria indipendenza. Ricordo anche che sulla Rai vigila un organismo parlamentare che si chiama Commissione di viglianza. Nei Paesi “normali” sono le televisioni pubbliche e private che vigilano l’attività del Parlamento e non viceversa.

Poco fa parlava di spettri. Gomez ci risiamo, il caso Travaglio che automaticamente è diventato il caso Rai, con il Cavaliere al Governo, è un ritorno al passato?

Gomez: Un ritorno al passato. Devo dire che nonstante la posizione di Anna Finocchiaro, Violante ed altri. Una differenza la noto: Marco, insieme ad altri giornalisti, aveva non attaccato ma fatto cronaca dello stesso tipo (di quella su Schifani) raccontando fatti analoghi non penalmente rilevanti ma sui quali si può ragionare per quanto riguarda alcuni esponenti del centrosinistra, lo ha fatto spessissimo ad “Anno Zero”. Tutto questo si era concluso con delle legittime proteste ma non con la richiesta di rappresaglie. La cosa che mi ha colpito è che quando le critiche investono rappresentanti del centrodestra ,che sono al Governo, questi chiedono rappresaglie, la chiusura, la censura. Qui non bisogna chiudere il programma e non serve neanche il conraddittorio (come ha detto la Finocchiaro) ma un diritto di replica, sempre che chi è chiamato in causa voglia replicare. Quindi che il senatore Schifani spieghi come siano andate le cose ma che lo faccia di fronte a dei giornalisti che siano informati, che gli possano chiedere delle cose nei particolari. Ho visto un’intervista sconcertante a Schifani al Tg1 in cui il collega sostanzialmente reggeva solo il microfono. Non ha chiesto nulla dei particolari di questa vicenda.

Grazie Gomez.

Gomez: Grazie a te.

* Radio Città Aperta di Roma

** autore, insieme a Lirio Abbate, del libro, citato dal giornalista e scrittore durante la trasmissione di Fabio Fazio, ” I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”.
http://www.megachip.info

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