Pd e MDP (di nuovo assente) votano si al CETA con Forza Italia… e contro l’Italia — Stop TTIP Italia

Nonostante il presidio imponente convocato in soli tre giorni in piazza del Pantheon a Roma, in occasione del voto sul CETA in commissione Affari esteri del Senato, PD e MDP non ascoltano associazioni, categorie e sindacati e danno il primo via libera al trattato tossico. I senatori del Pd e di MDP Articolo 1, di […]

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NOI al CETA gliele cantiamo — Stop TTIP Italia

domani, martedì 27 giugno, a Roma h 10 in piazza del Pantheon porta tutto ciò che fa rumore (fischietti, trombette, piattini, tamburelli) e chiediamo ai senatori di non ratificare il trattato CETA tra Europa e Canada Dalle 12, per chi è lontano, mailbombing e tweetstorm Il presidio è promosso da Coldiretti, Cgil, Arci, Legambiente, Greenpeace, […]

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Addio Antonio. Lascia due bambini piccoli: aveva solo 38 anni 

Antonio Attianese si è spento ieri all’età di 38 anni È una storia di dolore, rabbia e ingiustizia. Antonio Attianese, originario di Salerno, aveva 38 anni e da 13 anni era malato di tumore. Ar

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La più grande esercitazione militare del mondo in Sardegna

SERVITÙ MILITARI.  “Il maggior evento addestrativo dell’anno per la Difesa”: tutti i siti specializzati definiscono così la maxi esercitazione militare Joint Star 2017, prevista a ottobre. E dove si terrà la fase operativa, non simulata? In Sardegna, ovviamente, poligono di Capo Teulada. In contemporanea con un’altra puntata sarda di Mare Aperto, il grande gioco di guerra che nelle scorse settimane ha fatto approdare a Cagliari oltre 20 navi militari – non solo italiana- di ogni stazza che si sono poi spostate al largo dell’area militare del Sulcis per testare gli assetti da combattimento.

leggi:http://www.youtg.net/v3/index.php/editoriale/1059-in-sardegna-la-piu-grande-esercitazione-militare-dell-anno-ecco-tutte-le-carte-riservate-sui-prossimi-giochi-di-guerra

Saranno le città a salvare il mondo

Disuguaglianza, paradisi fiscali, crisi dell’immigrazione: tutti problemi di stampo internazionale. Se la cooperazione a livello sovranazionale è inefficace, la soluzione è nelle esperienze municipali.

di Lorenzo Marsili

Le città stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Spesso, come nell’esperienza delle “città santuario” negli Stati Uniti, anche in diretto conflitto con le autorità nazionali. E stanno costruendo reti internazionali sempre più elaborate. Il 10 giugno la città di Barcellona ha ospitato un summit globale, fearless cities, dove centinaia di esperienze municipali da tutto il mondo si sono impegnate precisamente su quei grandi temi che gli stati nazionali sembrano sempre più incapaci di governare.

leggi l’articolo: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/17/saranno-le-citta-a-salvare-il-mondo/34608/

Un manifesto di rottura per una grande alleanza

di Lorenzo Marsili – originalmente apparso su Il Manifesto

Facciamo una scommessa? Attorno a un programma di rottura, ambizioso  e convincente, è possibile creare unità e coinvolgere milioni di persone in un progetto di radicale rinnovamento del nostro Paese e del nostro continente.

Basta alzare lo sguardo.

Dinnanzi alla grandezza delle sfide che ci confrontano la piccolezza della politica che ci governa suona una triste, stridente nota di rinuncia. Stride il rifiuto delle élite di governo di accettare la necessità di un profondo mutamento di un sistema palesemente ingiusto. Stride lo spettacolo di una sinistra divisa e per troppo tempo autoreferenziale. Stride un dibattito politico totalmente avulso dalla realtà, un teatrino di personalità narcise e ignoranti, una savana in cui sciacalli si avventano per una manciata di voti sui corpi di chi muore in mare.

E tutto ciò stride ancora di più perché ci troviamo nel mezzo di una grande trasformazione che nessuno pare interessato a governare. Il mondo di oggi è già quello che Stefan Zweig chiamava il mondo di ieri e le contrazioni del futuro sono sotto gli occhi di tutti. A livello economico: stagnazione, picco delle ineguaglianze, scomparsa della classe media. A livello produttivo: automazione, crisi ecologica, digitalizzazione. A livello politico: crisi della globalizzazione, crisi dell’Unione europea, migrazioni di massa. Abbiamo bisogno di un manifesto di rottura con un passato che non può più tornare.

Ci servono parole chiare sulla ridistribuzione della ricchezza. Perché se 8 uomini cumulano un patrimonio pari a quello della metà più povera del mondo, questo non è solamente uno scandalo morale, ma anche un incredibile ostacolo allo sviluppo, come perfino il Fondo Monetario Internazionale arriva ad ammettere. Tassazione progressiva, patrimoniale intelligente e tassa sulle grandi successioni sono politiche giuste quanto necessarie a rimettere in moto l’economia.

Parole chiare sull’evasione fiscale. Perché se le multinazionali cumulano miliardi di profitti grazie all’elusione permessa dal sistema dei paradisi fiscali questo rappresenta un’ipoteca sul futuro di milioni di persone e un’illegalità paragonabile a quella dei grandi trust criminali contro cui si scagliavano i versi di Bertolt Brecht. E’ scandaloso vedere capi di stato europei accanirsi su un decimale di deficit di bilancio mentre sono proprio i Paesi considerati più virtuosi – quali l’Olanda, dove la finanziaria degli Agnelli ha trasferito la propria sede – a permettere l’emorragia fiscale che aumenta quel deficit.

Sul futuro del lavoro. Il reddito minimo è una misura ovvia, tra l’altro presente nella maggior parte dei Paesi a capitalismo avanzato. Ma bisogna andare oltre. Perché era il 1930 quando Keynes predisse per i suoi nipoti – che poi saremmo noi – una settimana lavorativa di 15 ore. Oggi si sta scoprendo che ridistribuire il lavoro farebbe crescere occupazione e produttività e diminuire inquinamento e ineguaglianze. E restituirebbe tempo libero alle persone. Perché si lavora per vivere e si vive per essere liberi. E’ l’ora della settimana corta, incentivata da sgravi fiscali e diritto al part-time.

Sulle migrazioni. Perché non basterà il coraggio e l’umanità di chi salva donne e uomini in mare se non saremo in grado di governare un sistema di migrazione legale, circolare, che razionalizzi una richiesta di mobilità che non andrà a cessare. Servono canali sicuri che permettano l’ottenimento di un visto per la ricerca di lavoro nei Paesi di origine e un accesso semplificato alla cittadinanza.

Sulla democrazia europea. Perché non reggerà un’Unione incentrata sulla paura, sul ricatto e sullo schiacciamento dei diritti. Non reggerà un’Unione imperniata su un ottuso metodo intergovernativo in cui 27 capi di stato, i primi responsabili delle politiche nefaste di questi anni, gettano il sasso e nascondono la mano. Ma senza Europa unita e democratica saremo staterelli alla deriva in balia del potente di turno, dei muscoli di Putin e dei tweet di Trump. Il cantiere europeo va riaperto. O non resteranno che macerie. Bisogna costruire, per la prima volta nella storia, corpi intermedi – partiti – transnazionali.

E poi sulla trasformazione del nostro sistema produttivo, perché il susseguirsi di crisi quotidiane non può farci dimenticare la grande crisi ecologica che ci attende. Sul capitalismo monopolistico che va delineandosi nella Silicon Valley. Sull’automazione e sulla condivisione dei profitti derivanti dalla rivoluzione delle macchine. Sulla centralità dell’istruzione e della ricerca, per fermare la competizione al ribasso del lavoro. In breve: sulle grandi questioni necessarie a ridefinire un sistema in stallo fra trasformazione e implosione. Non sono questi tempi per il piccolo cabotaggio.

Il 18 giugno, in seguito all’appello di Montanari e Falcone, ci incontreremo a Roma. Con il movimento europeo DiEM25 abbiamo già dato la nostra adesione – convinti che non si possa cambiare questa Europa senza partire anche dall’Italia. Il primo luglio è stato invece Giuliano Pisapia a chiamare una piazza romana. Per avere successo partiamo dalle politiche e non dai nomi.

Perché non è più il tempo dei posizionamenti. E’ ora di dichiarare in cosa crediamo, di unirsi e dimostrare che cambiare si può. In un gioco dalla posta altissima e in cui non è più consentito sbagliare.

fonte:https://diem25.org/un-manifesto-di-rottura-per-una-grande-alleanza/

What You Should Know about Poverty in America

Poverty is a big deal – it affects about 41 million people in the United States every year – yet the federal government spends a huge amount of money to end poverty. How can this be? And how do we even measure poverty in the first place? This week on Words and Numbers, Antony Davies and James R. Harrigan answer these questions and delve into what can be done to help the poor.

 

Watch the video below or here on YouTube or listen to the podcast here on SoundCloud.

For more on this, see:

And for research, see:

Antony Davies


Antony Davies

Antony Davies is an associate professor of economics at Duquesne University in Pittsburg.

He is a member of the FEE Faculty Network.

This article was originally published on FEE.org. Read the original article.

Sorgente: What You Should Know about Poverty in America – Foundation for Economic Education – Working for a free and prosperous world

Sfida all’esibizione del potere tossico – Comune-info

La democrazia della terra basata sui diritti di tutti i viventi al tempo di Trump. Articolo di Vandana Shiva.

Nella nostra epoca si fronteggiano due visioni: una guarda oltre l’industrializzazione fondata sui combustibili fossili e l’antropocentrismo ed è volta a creare una Democrazia della Terra basata sui diritti di tutti gli esseri viventi. L’altra guarda all’intensificazione dei processi di distruzione basati sull’avidità di una piccola minoranza di uomini potenti. C’è bisogno di leggi più elevate che governino la nostra vita e ci permettano di continuare a vivere: le leggi di Gaia e quelle dell’ecologia. Nel 1995,  la Conferenza Onu di Lipsia ha sentenziato che i tre quarti della biodiversità del pianeta è scomparsa a causa della cosiddetta Rivoluzione Verde e del modello agricolo industriale. L’approccio scientifico multidisciplinare e i movimenti democratici hanno parlato in quell’occasione del “diritto ambientale internazionale” per rispondere alle minacce alla sopravvivenza del pianeta mosse dall’avidità delle multinazionali.

leggi: Sfida all’esibizione del potere tossico – Comune-info

‘Up to 15 tons of depleted uranium used in 1999 Serbia bombing’ – lead lawyer in suit against NATO 

An international legal team is preparing a lawsuit against NATO over the alliance’s alleged use of depleted uranium munitions during its bombing of Yugoslavia. These have allegedly caused a rise in cancer-related illnesses across the region over the years.

Sorgente: ‘Up to 15 tons of depleted uranium used in 1999 Serbia bombing’ – lead lawyer in suit against NATO — RT News

Sui voucher il governo vìola la Costituzione

transiberiani

segnalato da Barbara G.

Radio Città Aperta intervista Paolo Maddalena

contropiano.org, 29/05/2017

La reintroduzione dei voucher, in una versione ulteriormente peggiorativa e permissiva con le imprese, con il pieno sostegno parlamentare di Berlusconi della Lega, è avvenuta all’indomani della cancellazione del referendum chiesto dalla Cgil, con circa tre milioni di firme. Cancellazione obbligata, dopo che lo stesso governo Gentiloni, qualche settimana fa, aveva abrogato con apposita legge i voucher.

Una mossa truffaldina mai compiuta da nessun governo in precedenza, perché per tutti era comunque prevalente il dettato costituzionale (una norma abrogata per evitare un referendum dovrebbe restare vietata per almeno dieci anni; qui non sono trascorse nemmeno 10 settimane…).

Su questa che è apparsa subito come una clamorosa violazione della Costituzione, Radio Città Aperta ha intervistato Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale; dunque una delle maggiori autorità riconosciute in questo campo.

Buongiorno dott. Maddalena. Prima di tutto grazie per…

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