Posted by: redvince on: Luglio 12, 2008
Siamo nel 1971, Londra, in una zona che tocca Elephant and Castle e Waterloo Station. Gavin Bryars è un compositore e sta raccogliendo suoni insieme al suo amico Alan Power. Trovano persone che cantano spezzoni d’opera, gente bevuta, e un senza tetto che canta un motivo religioso. Quel motivo non sarà scelto per la colonna sonora del filmato. E così Gavin Bryars decide di lavorarci per un altro progetto.
Perché quando si mette al pianoforte, riascoltando quella canzone, si accorge che il vecchio homeless era perfettamente intonato. Bryars costruisce immediatamente un accompagnamento e si accorge che le tredici battute di cui si compone il canto possono essere replicate in circolo, creando così quello che si chiama un loop. Nello studio di registrazione costruisce questa traccia di ripetizione circolare della voce. Racconta: “Andai a prendere un caffè, lasciando la porta dello studio aperta. La voce del senzatetto si propagava negli ambienti e quando sono tornato dalla mia pausa sono rimasto sorpreso nel vedere come le persone che erano negli uffici si muovessero con più calma, il rumore era più attutito, la musica, questa cantilena serena stava influendo sulle loro emozioni”.
Ascoltando questa musica, che alterna accompagnamenti e famiglie di strumenti diversi nelle varie tracks, il senso di rilassatezza – o il suo contrario molte volte – si impadronisce del nostro cervello, attraverso le orecchie e si ripercuote sul nostro sistema percettivo neuronale. Quando scoprii la storia di questo brano, grazie alla segnalazione dell’amico compositore Filippo Del Corno, corsi subito a comprare il disco. Anche perché con Filippo trasmettevamo musica dagli studi di una radio milanese. E così decidemmo di trasmettere ‘Jesus Blood’, per vedere che effetto avrebbe fatto sui nostri ascoltatori. Prima, però, bisogna raccontare di come arrivò Tom Waits, nel progetto del cd. All’inizio, tenete conto delle date, la produzione di Bryars fu quella di un disco in vinile. Quando Tom Waits scrisse a Bryars peer chiedere notizia di questa musica di cui aveva avuto informazioni, Bryars dovette rispondergli che ormai il disco era esaurito. Ma una nuova tecnologia stava arrivando, quella del compact disk. E prima di trasportarlo da un supporto all’altro, nacque l’idea di inserire l’inconfondibile voce di Waits nelle tracce finali del disco, in un controcanto emozionante rispetto alla melodia del senzatetto. Il risultato fu eccellente.
Ma torniamo alla radio. Subito dopo la trasmissione fu una pioggia di telefonate, di domande, di richieste per acquistare il cd di Gavin Bryars. Ho provato anche in seguito a sperimentare quella musica su altre persone, familiari e amici.
Questa storia l’ho raccontata diverse volte, perché è una storia curiosa, e perché è bella da raccontare. Avvince chi ti ascolta e soprattutto fa scattare un immediato desiderio di provare un’esperienza così particolare. Ma c’è una domanda che mi rivolgo sempre, e che torna alla memoria, ogni volta che termino il racconto. A volte la domanda viene da chi ascolta. Ma il vecchio homeless ha mai saputo di questa registrazione? Non credo. Anche se pensare che in diverse migliaia di case, in decine di concerti quella traccia magnetica della voce serena di un uomo risuoni ancora oggi fa parte del potente mistero musicale.