PD: LA GUERRA DELLE POLTRONE

Roma, 9 Maggio 2008  Continua la ‘guerra delle poltrone’ all’interno del Partito Democratico.A tenere alta la tensione è innanzitutto il nodo sulle presidenze del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (il Copasi, ex Copaco) e della Vigilanza Rai.

Nel primo caso, lo scontro è tra Francesco Rutelli, alla ricerca di un ‘risarcimento’ dopo la sconfitta alle comunali di Roma, e Artuto Parisi, ex ministro della Difesa del governo Prodi, che reclama la poltrona in nome di una competenza in materia che ritiene necessaria per una funziona così delicata.Sul secondo fronte, le cose non vanno meglio. Si fronteggiano, infatti, il rutelliano Paolo Gentiloni da un lato, e Leoluca Orlando dall’altro, fedelissimo di Di Pietro. Quest’ultimo, dopo esser stato costretto a rinunciare alla vicepresidenza della Camera, non intende farsi sfuggire anche questo incarico, considerato la giusta ricompensa per il ricco contributo offerto al Pd in termini di voti lo scorso 14 aprile. Una patata bollente, questa, che rischia di far saltare definitivamente l’alleanza tra il Pd e l’Italia dei Valori.A preoccupare Veltroni, infine, c’è la questione del cosiddetto governo ombra, i cui componenti verranno resi noti proprio questo pomeriggio. Infatti, accanto a un Massimo D’Alema che si smarca, c’è un Piero Fassino che vorrebbe la poltrona di ‘ministro degli Esteri’, e un Pierluigi Bersani ancora titubante sulla possibilità di accettare o meno il dicastero ombra dell’Economia. Bersani, infatti, dopo che gli è stata negata da Veltroni la presidenza del gruppo parlamentare della Camera, è animato da un forte risentimento che non lo rende disponibile ad una piena collaborazione con il presidente del governo ombra che sarebbe, appunto, proprio il non amato Veltroni.Nella partita del governo ombra, infine, Veltroni dovrà fare i conti, oltre che con i suoi, anche con il forte malcontento degli alleati Idv. Di Pietro, infatti, pone l’accento sulla “solitudine che Veltroni vuole intorno a sè anche nella composizione del governo ombra. Questo ci preoccupa – aggiunge – perchè non ci si può sposare se uno dei due non vuole”.  ma anche

Il nodo alleanze non finisce di scuotere i già fragili equilibri del Partito Democratico. A sparigliare le carte è ancora una volta Massimo D’Alema che dichiara “svanita l’illusione del partito leggero” e propone addirittura un dialogo con La Lega sul tema del federalismo.

Una sortita, questa, che è giunta a pochi giorni di distanza dalla sua intervista in cui rilanciava la necessità di puntare sul coinvolgimento di quei settori della defunta Sinistra Arcobaleno più vicini agli ideali socialdemocratici, come i socialisti di Angius e Boselli, i Verdi di Pecoraro Scanio e Cento, nonchè della Sinistra Democratica di Mussi e Salvi. Questa apertura dell’ex Ministro degli Esteri verso la Lega di Bossi e parti della sinistra, cozza con la linea tracciata invece da un altro esponente del Pd, Marco Follini, il quale rinnega l’alleanza dei democratici con i radicali di Pannella e con l’Italia dei Valori di Di Pietro, e rilancia invece un dialogo privilegiato con l’Udc di Casini, da cui non a caso lui stesso proviene.

Di questa grande Babilonia, e delle virulente contraddizioni che la animano, intende approfittarne proprio il leader Idv, che punta ad assorbire, così, quella fetta dell’elettorato democratico che manifesta la sua insofferenza verso questi continui scontri nel Pd. E’ chiaro fin da ora che Di Pietro rappresenterà per Veltroni una vera spina nel fianco: l’ex pm di Mani Pulite, infatti, avrà tutto l’interesse a portare avanti un’opposizione contro Berlusconi netta e dura specie sui temi della giustizia e dell’informazione, intralciando, così, ogni possibile ‘inciucio’ tra il Cavaliere e Veltroni.

fonte agenparl


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