Le squadracce fasciste allevate e cresciute nelle “famiglie bene” (?)

Natural born nazi
Hanno allevato la bestia per anni, l’hanno nutrita di odio, aizzata con parole e metafore, facendo i finti tonti sul nesso tra parole e fatti, tra metafore e gesti. L’hanno allevata così, chiudendo occhi e orecchi quando mordeva gli «altri». Ora che, a morte, ha colpito «uno di noi», ora che la bestia è uscita dal recinto in cui si poteva tollerarla e magari utilizzarla - con le sue prepotenze, le sue aggressioni squadristiche, la sua presunzione d’impunità - ora che sul «suolo natio» ha sparso il «sangue nostro», nessuno la conosce più come figlia propria.

Erano già ben noti a polizia e magistratura almeno tre dei cinque balordi che la notte del primo maggio hanno massacrato, con la scusa di una sigaretta negata, Nicola Tommasoli. E’ stata proprio l’assurdità di quella violenza senza motivo ha spingere chi già aveva avuto a che fare con loro a riaprire un fascicolo vecchio di mesi e a dare così un nome a tre degli aggressori: due di loro nel frattempo sono scappati, sembra all’estero, il terzo, un ventenne di buona famiglia, probabilmente sentito che il cerchio si stava stringendo, si è presentato in questura questa mattina, accompagnato dall’avvocato, ed ha confessato.

Nell’indagine chiusa un anno fa dalla Digos scaligera, che ha portato alla denuncia di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, è infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee.

A conferma di ciò, le indagini avevano consentito di accertare violenze nei confronti di un giovane che indossava una felpa del Lecce e di due ragazzi appartenenti al centro sociale ‘Chimica’, aggrediti a colpi di spranga.

Ancora, la banda sarebbe stata responsabile di un’aggressione ad un giovane seduto sulle scalinate di piazza Erbe, colpevole di danneggiare l’immagine di Verona ‘citta’ di classé. Nel corso delle perquisizioni effettuate un anno fa nelle abitazioni degli indagati, la polizia trovò cinghie, manganelli telescopici ma anche cassette video e dvd che contenevano immagini di pestaggi e documenti e materiale del ‘Fronte veneto skinheads’.


L’accusa contestata dalla procura di Verona ai 17 giovani individuati dalla Digos un anno fa, fu di associazione a delinquere finalizzata alle lesioni personali e alla violazione della legge Mancino contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa.

All’inizio delle indagini, gli investigatori pensavano che gli episodi fossero riconducibili a scontri tra le opposte tifoserie; con il prosieguo degli accertamenti, però, si è scoperto che la banda premeditava le aggressioni nei confronti di chi aveva stili di vita diversi a prescindere dalla sua fede calcistica.

E ad unire il gruppo era la volontà di compiere gesti di violenza gratuita. La caccia al diverso, è emerso dalle indagini, iniziava in alcuni locali del centro storico di Verona frequentati il fine settimana da giovani. In queste occasioni, secondo investigatori ed inquirenti, la banda andava volutamente alla ricerca dello scontro nei confronti di chi aveva stili di vita diversi.

E dunque, le aggressioni e i pestaggi non erano solo contro chi era diverso per il colore della pelle, per il paese di provenienza o per posizioni politiche, ma anche semplicemente, contro chi parlava o vestiva in modo diverso dal gruppo.

Giornalisti, che non fanno il proprio mestiere ma insozzano solo fogli di carta per il macero:

Ancora una volta ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere: quello che è successo al povero ragazzo nel centro di Verona, saltava agli occhi evidente da subito, leggendo i primi resoconti della stampa. A tutti, fuorché a quanto pare ai giornalisti autori degli articoli, e ai grandi commentatori che dal minuto successivo hanno iniziato in massa a “chiedersi perché”, arzigogolando tra la sigaretta negata e gli immancabili massimi sistemi. C’è voluto il rapido risultato delle prime indagini e interrogatori, per confermare quanto era ovvio sospettare: un normale assalto da maschi alfa dominanti il territorio, come se ne vedono da sempre, e che buona parte di chi non vive sulla luna ha sperimentato in modo più o meno diretto, prima o poi, nella vita. Con l’esclusione degli esperti, ovviamente.

Come si fa, a pensare anche solo per un istante di occupare qualche centimetro quadrato di carta inchiostrata con quella montagna di sciocchezze sulla sigaretta? Abbastanza ovvio quando a cadere dalle nuvole è il sindaco, presumibile ex streetfighter o amico di. Molto meno, quando davanti a una scena classica ed evidente, decine di scribacchini dimostrano di non saper proprio che pesci pigliare: ma dove vivono, questi? leggi tutto

Stiamo all’erta le gabbie sono state aperte e le bestie sono in mezzo a noi.

fonti: www.megachip.info www.ilmanifesto.it

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