Bloggers uniti per i diritti umani 15-01-2008

Maggio 15, 2008 by redvince

Diritti umani in Cina

La Cina ha promesso di migliorare la situazione dei diritti umani prima delle olimpiadi di Pechino 2008 . Invece, vi è stato un giro di vite sul dissenso pacifico in Tibet, proveniente dagli attivisti per i diritti umani e dei media. Oggi, la Cina dei diritti umani è peggio di quanto non fosse prima che loro presentassero la loro promessa.

La Cina detiene attualmente il record mondiale per il maggior numero di giornalisti e cyber-dissidenti. Una delle più importanti  comprende la giornalista Shi Tao, che sta scontando una condanna a 10 anni di reclusione in un carcere cinese per l’invio di una e-mail! Il 15 maggio, è possibile fare qualcosa al riguardo.

Call for the release of Shi Tao and other prisoners in China.

Detenzioni illegali a Guantanamo

Dall’arrivo dei primi detenuti l’ 11 gennaio 2002, nel centro di detenzione a Guantanamo Bay, questi è diventato il simbolo globale delle violazioni dei diritti umani degli USA. Che includono: la detenzione illegale, la negazione dei fondamentali diritti legali, e la tortura. . L’unica è chiudere il centro di detenzione.

Amnesty International chiede che i detenuti a Guantanamo Bay, US altre strutture, e siti segreti della CIA, abbiano diritto ad un processo equo dinanzi ad un giudice indipendente e imparziale, come ad esempio i tribunali federali degli Stati Uniti. Il 15 maggio, è possibile fare qualcosa al riguardo.

Sign the tearitdown.org pledge

e chiedi i tuoi lettori di fare lo stesso. Solo  l’intervento e l’attenzione farà terminare le detenzioni illegali a Guantanamo Bay

Crisi nel Darfur

Una delle peggiori atrocità e violazioni dei diritti umani nel mondo di oggi è in atto nel Darfur, in Sudan. Il conflitto in questo paese ha provocato i peggiori abusi dei diritti umani immaginabile - la sistematica e diffusa omicidi, stupri, rapimenti, e lo spostamento di cittadini pacifici.

Centinaia di migliaia di civili sono stati uccisi in deliberati e  indiscriminati attacchi da entrambi i lati delle fazioni in guerra. Oggi, più di 2,5 milioni di civili sono stati sfollati in Sudan.Il 15 maggio, è possibile fare qualcosa al riguardo.

Report sulle violazioni dei diritti umani in Drafur

Loro non hanno voce nel mondo sta a noi fare il possibile per dargliela

Berlusconi ha aperto le sue braccia a Veltroni, che sembra disposto a ricambiarlo. Di Pietro dice no!

Maggio 13, 2008 by redvince

Cronache parlamentari:

Con particolare enfasi è stata diffusa la notizia della telefonata di Silvio Berlusconi a Walter Veltroni. Il nuovo Presidente del Consiglio ha chiesto al Segretario del maggiore partito dell’opposizione il massimo di collaborazione possibile per ‘concertare’ i provvedimenti che il Governo prenderà.

Il Cavaliere ha confermato questi toni ammiccanti, questo desiderio di una cooperazione con l’opposizione, anche questa mattina, nel suo discorso di fiducia alla Camera, cogliendo di sorpresa i suoi stessi alleati che hanno seguito il discorso del nuovo premier non senza un certo stupore.

Non è la prima volta che un Capo del Governo dialoghi con l’opposizione, però è la prima volta che a questo fatto venga dato tanto rilievo.

C’è da chiedersi, quindi, per quale motivo Berlusconi ha tenuto tanto a strombettare la sua telefonata con Veltroni e soprattutto l’accordo su un loro prossimo incontro. Si ritiene che questo passo fatto dal Cavaliere abbia uno scopo preciso: quello di coinvolgere l’opposizione, naturalmente l’opposizione flessibile del Pd, sui primi delicati provvedimenti governativi che verranno sottoposti al Parlamento.

In primo luogo ci sarà quello riguardante l’immigrazione clandestina, che sarà accompagnato da quello sulla sicurezza. E, poiché tali provvedimenti, così come sono stati preannunciati, saranno di particolare durezza, Berlusconi vorrebbe assicurarsi, se non l’appoggio, quanto meno la ‘comprensione’ del Pd. E’ probabile, però, che la mossa del nuovo Presidente del Consiglio sia motivata da ben altre ragioni. Soprattutto quella di controbilanciare, appunto con la concertazione con l’opposizione, i fondamentalisti della sua coalizione (leggi Lega e An) le cui prese di posizione hanno già suscitato perplessità all’interno di Forza Italia. A proposito non sono da sottovalutare le dichiarazioni fatte dall’ex Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, il quale senza mezzi termini ha bocciato i propositi del nuovo inquilino del Viminale, il leghista Roberto Maroni.

In questo contesto, poi, si collocano anche le pretese di poltrone di An nonostante il suo dichiarato proposito di unirsi in matrimonio con Forza Italia, e cioè di far parte della nuova famiglia del Popolo delle Libertà.

A quanto sembra, Veltroni sarebbe ben felice di aprire le sue braccia al Cavaliere. Ma questa sua attitudine ha già suscitato forti perplessità nel Pd e soprattutto ha fatto drizzare le orecchie al leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che di collaborazione con Berlusconi non vuol sentire parlare, anche perché è in agguato per soffiare al Pd quella fetta dell’elettorato che certamente avrà da lamentarsi sia per le intemperanze del Cavaliere, sia per l’impopolarità di una opposizione all’acqua di rose a fronte delle restrizioni che, più o meno necessariamente, dovranno colpire vari strati sociali.Per finire, c’è da annotare che Berlusconi, forse con disprezzo, ha ignorato gli altri due partiti d’opposizione: l’Udc di Pierferdinando Casini e l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, quasi a voler dire che essi sono appendici secondarie del Pd.

La tattica politica del cav. si dimostra efficace visto che Lusetti esclama:BERLUSCONI CI HA FATTO UN C…… COSì e non tutti sono daccordo nella coalizione(?), infatti Di Pietro ribatte:VELTRONI CI VADA CAUTO CON BERLUSCONI anche rumore di fronda interna: BEPPE PISANU BOCCIA IL PIANO SICUREZZA DEL NUOVO GOVERNO ,critica sincera o dettata dal rancore ? Beh, sono “affari” loro, c’è anche a chi è andata peggio per la legge del “contrappasso” in dialetto napoletano: cornuti e mazziati.

I COMPLOTTISTI e il ricordo di GIORGIANA

Maggio 12, 2008 by redvince

Roma, 12 Maggio 2008 – AgenParl – Da destra e dal centro Fabio Fazio e Marco Travaglio sono stati additati come ‘complottisti’ contro il nuovo compromesso storico. Lo stesso Renato Schifani ha affermato che i due giornalisti vogliono far fallire “lo storico incontro tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni”. Questa affermazione, che ha dato alla vicenda una proporzione certamente eccessiva, non è stata condivisa da Antonio Di Pietro e neppure dai vari settori della sinistra poiché si teme che da essa si voglia prendere lo spunto per un giro di vite sulla Rai. La quale, evidentemente, dovrebbe trasmettere sonnolenti programmi distraendo i suoi telespettatori. Pertanto, è stata chiesta la testa dei suoi attuali dirigenti per attuare uno spoil system, con l’effetto di scongiurare che in Italia prenda piede quel tipo di giornalismo che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna consente di rinvangare anche il passato di eminenti personaggi senza bisogno della loro immediata risposta. Ciò appare del tutto incomprensibile dal momento che anche nel nostro Paese si vuole introdurre quel modello politico-istituzionale, oltre che giuridico, che consente quella libertà dell’informazione e di critica. Questa contraddittorietà emerge dalla lapidazione di Travaglio e di Fazio da parte dei ‘riformisti’ delle due sponde assieme accomunati nella difesa del compromesso il cui obiettivo è quello di stravolgere la nostra Costituzione.www.agenparl.com

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Per non dimenticare:

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30 anni fa moriva la compagna Giorgiana. E’ bene ricordare sempre che sui campi di battaglia i primi a sparire sono i fiori.

Scheda a cura di Paola Staccioli
Il 12 maggio 1977, nell’anniversario della vittoria referendaria sul divorzio, i radicali decidono di tenere un sit-in in piazza Navona, nonostante l’assoluto divieto di manifestare in vigore a Roma dopo la morte, il 21 aprile, dell’agente Passamonti nel corso di scontri di piazza. Il movimento e i gruppi della nuova sinistra aderiscono all’iniziativa, per protestare contro il restringimento degli spazi di agibilità politica e il pesante clima repressivo, favorito dall’appoggio esterno del PCI al cosiddetto “governo delle astensioni”, il monocolore democristiano guidato da Andreotti. Per far rispettare, a qualsiasi costo, il divieto, il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga schiera migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto di guerra, affiancati da agenti in borghese delle squadre speciali, in alcuni casi travestiti da “autonomi”. Fin dal primo pomeriggio la tensione è molto alta. A quanti difendono il diritto di manifestare con brevi cortei e fortunose barricate, le forze di polizia rispondono sparando candelotti lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. Anche numerosi fotografi, giornalisti, passanti e il deputato Mimmo Pinto sono picchiati e maltrattati. Con il passare delle ore la resistenza della piazza si fa più decisa, e vengono lanciate le prime molotov. Mentre nelle strade sono in corso gli scontri, i parlamentari radicali protestano alla Camera contro le aggressioni e le violenze della polizia, fra gli insulti di quasi tutte le forze politiche. Mancano pochi minuti alle 20 quando, durante una carica, due ragazze sono raggiunte da proiettili sparati da Ponte Garibaldi, dove erano attestati poliziotti e carabinieri. Elena Ascione rimane ferita a una gamba. Giorgiana Masi, 19 anni, studentessa del liceo Pasteur, viene centrata alla schiena. Muore durante il trasporto in ospedale.

Le chiare responsabilità emerse a carico di polizia, questore, Ministro dell’Interno, porteranno il governo a intessere una fitta trama di omertà e menzogne. Cossiga, dopo aver elogiato il 13 maggio in Parlamento “il grande senso di prudenza e moderazione” delle forze dell’ordine, modificherà più volte la propria versione dei fatti. Costretto dall’evidenza ad ammettere la presenza delle squadre speciali - tra gli uomini in borghese armati furono riconosciuti il commissario Gianni Carnevale e l’agente della squadra mobile Giovanni Santone - continuerà però a negare che la polizia abbia sparato, pur se smentito da vari testimoni e dalle inequivocabili immagini di foto e filmati. L’inchiesta per l’omicidio si concluse nel 1981 con una sentenza di archiviazione del giudice istruttore Claudio D’Angelo “per essere rimasti ignoti i responsabili del reato”. Successive indagini hanno tentato, senza risultati significativi, di individuare gli autori dello sparo mortale in un “autonomo” deceduto da tempo, oppure nel latitante Andrea Ghira, uno dei tre fascisti condannati per il massacro del Circeo. www.reti-invisibili.net

Il fattore incompetenza, il governo ombra e quello penombra

Maggio 11, 2008 by redvince

Parecchi italiani tornano a sperare. I partitini sono stati spazzati via, la squadra di governo è stata messa assieme in pochi giorni, e il cosiddetto Berlusconi IV durerà, si prevede, cinque anni. Tutto bello e bene. Ma ci sono anche cose che non vanno bene. E l’aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti tutto e di più e mentre si prospetta di cambiare la costituzione

Scaiola avverte la «spinta al decollo della Torino-Lione» ed il rientro nel nucleare
Roberto Maroni, minaccia il «pugno di ferro verso l’immigrazione clandestina»,
Altero Mattoli: «Il Ponte sullo Stretto va rimesso in moto», ma anche i rigassificatori, i «termovalorizzatori».
Ignazio La Russa cambia le «regole d’ingaggio» per le truppe in libano
Frattini «Grande dialogo con l’Europa, ma senza ‘euro-entusiasmi’(?)

Ma Anche: governo ombra e governo penombra siamo a posto, veramente un bel nuovo che avanza MAMMAMIA!

Caccia al piduista. Metti alla prova il tuo fiuto investigativo

Maggio 10, 2008 by redvince
Metti alla prova il tuo fiuto investigativo e scopri il volto di alcuni affiliati alla loggia massonica P2 di Licio Gelli.

Nel 1981 nella casa dell’allora venerabile maestro, venne infatti scoperta una lista di iscritti alla loggia. Tra di loro anche molti insospettabili.

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PD: LA GUERRA DELLE POLTRONE

Maggio 9, 2008 by redvince

Roma, 9 Maggio 2008  Continua la ‘guerra delle poltrone’ all’interno del Partito Democratico.A tenere alta la tensione è innanzitutto il nodo sulle presidenze del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (il Copasi, ex Copaco) e della Vigilanza Rai.

Nel primo caso, lo scontro è tra Francesco Rutelli, alla ricerca di un ‘risarcimento’ dopo la sconfitta alle comunali di Roma, e Artuto Parisi, ex ministro della Difesa del governo Prodi, che reclama la poltrona in nome di una competenza in materia che ritiene necessaria per una funziona così delicata.Sul secondo fronte, le cose non vanno meglio. Si fronteggiano, infatti, il rutelliano Paolo Gentiloni da un lato, e Leoluca Orlando dall’altro, fedelissimo di Di Pietro. Quest’ultimo, dopo esser stato costretto a rinunciare alla vicepresidenza della Camera, non intende farsi sfuggire anche questo incarico, considerato la giusta ricompensa per il ricco contributo offerto al Pd in termini di voti lo scorso 14 aprile. Una patata bollente, questa, che rischia di far saltare definitivamente l’alleanza tra il Pd e l’Italia dei Valori.A preoccupare Veltroni, infine, c’è la questione del cosiddetto governo ombra, i cui componenti verranno resi noti proprio questo pomeriggio. Infatti, accanto a un Massimo D’Alema che si smarca, c’è un Piero Fassino che vorrebbe la poltrona di ‘ministro degli Esteri’, e un Pierluigi Bersani ancora titubante sulla possibilità di accettare o meno il dicastero ombra dell’Economia. Bersani, infatti, dopo che gli è stata negata da Veltroni la presidenza del gruppo parlamentare della Camera, è animato da un forte risentimento che non lo rende disponibile ad una piena collaborazione con il presidente del governo ombra che sarebbe, appunto, proprio il non amato Veltroni.Nella partita del governo ombra, infine, Veltroni dovrà fare i conti, oltre che con i suoi, anche con il forte malcontento degli alleati Idv. Di Pietro, infatti, pone l’accento sulla “solitudine che Veltroni vuole intorno a sè anche nella composizione del governo ombra. Questo ci preoccupa – aggiunge – perchè non ci si può sposare se uno dei due non vuole”.  ma anche

Il nodo alleanze non finisce di scuotere i già fragili equilibri del Partito Democratico. A sparigliare le carte è ancora una volta Massimo D’Alema che dichiara “svanita l’illusione del partito leggero” e propone addirittura un dialogo con La Lega sul tema del federalismo.

Una sortita, questa, che è giunta a pochi giorni di distanza dalla sua intervista in cui rilanciava la necessità di puntare sul coinvolgimento di quei settori della defunta Sinistra Arcobaleno più vicini agli ideali socialdemocratici, come i socialisti di Angius e Boselli, i Verdi di Pecoraro Scanio e Cento, nonchè della Sinistra Democratica di Mussi e Salvi. Questa apertura dell’ex Ministro degli Esteri verso la Lega di Bossi e parti della sinistra, cozza con la linea tracciata invece da un altro esponente del Pd, Marco Follini, il quale rinnega l’alleanza dei democratici con i radicali di Pannella e con l’Italia dei Valori di Di Pietro, e rilancia invece un dialogo privilegiato con l’Udc di Casini, da cui non a caso lui stesso proviene.

Di questa grande Babilonia, e delle virulente contraddizioni che la animano, intende approfittarne proprio il leader Idv, che punta ad assorbire, così, quella fetta dell’elettorato democratico che manifesta la sua insofferenza verso questi continui scontri nel Pd. E’ chiaro fin da ora che Di Pietro rappresenterà per Veltroni una vera spina nel fianco: l’ex pm di Mani Pulite, infatti, avrà tutto l’interesse a portare avanti un’opposizione contro Berlusconi netta e dura specie sui temi della giustizia e dell’informazione, intralciando, così, ogni possibile ‘inciucio’ tra il Cavaliere e Veltroni.

fonte agenparl


Bologna la città delle ronde: una per ogni partito

Maggio 7, 2008 by redvince

Per ora sono soltanto “figlie” di sei diverse iniziative. Ma potrebbero anche aumentare. Sono le ronde che dovrebbero garantire, soprattutto durante la notte, la sicurezza nella città di Bologna. Ovviamente non hanno alcun riconoscimento giuridico ufficiale. Però dopo che, in seguito al ritiro dell’appoggio dell’Udc, è saltata la delibera comunale per dotare i vigili urbani di spray urticanti e manganelli, c’è stato un far ricorso a questo genere di protezione praticamente da parte di quasi tutti i partiti.

E così dopo i pensionati “di ronda” contro il degrado e la microcriminalità a Borgo Panigale, sono scesi in campo professionisti quali si ritengono i “City Angels”, i baschi blu cui hanno fatto ricorso i leghisti perché, come insinuano i loro alleati di An, hanno scoperto che le loro guardie padane sono un flop. Ma già prima delle elezioni, era stato il Pd a mobilitare pensionati iscritti al partito che andavano in giro con pettorina e telefonino chiama polizia. Armati di macchina fotografica e block notes sono, invece, le ronde messe all’opera da An che si aggiungono alle “pattuglie finiane”. Dulcis in fundo almeno per ora, l’idea del magistrato-assessore alla sicurezza, Libero Mancuso, il quale ha annunciato un accordo con l’Università felsinea per fare scendere in pista, a salvaguardia della sicurezza, studenti universitari. Questo però dopo la prossima estate. (I.D.G.)

CASINI PROTESTA: “SIAMO ALLA FOLLIA”
Il presidente dell’Udc, Pierferdinando Casini, sbotta e incavolato esclama: “siamo alla follia” e si chiede “sono diventati tutti matti?”

Questo scatto dell’ex presidente della Camera avviene nel momento in cui, aperto il Corriere della Sera, legge in prima pagina del giornale, accanto al titolo di copertura, questo titolo “A Bologna sei ronde: una per ogni partito”.Sono le ronde, formate da privati cittadini che autonomamente, senza alcuna autorizzazione, si sono assunto il compito di mantenere nella città “ l’ordine e la disciplina” e cioè di vagliare i comportamenti dei passanti e quindi di redarguirli qualora, a loro avviso, trasgrediscono anche qualche norma codificata nella loro immaginazione.

Questi sorveglianti, hanno pensato bene di fornirsi di strumenti dissuasivi hanno rispolverato quei manganelli che tanto erano in voga negli anni ‘20 e che nel ‘22 furono festosamente mostrati all’accogliente sovrano Vittorio Emanuele III.

Ma questo è niente. Infatti, i sei tipi di ronde sono state messe in piedi e organizzate dai partiti bolognesi desiderosi tutti di dimostrare la loro accorata attenzione verso i cittadini e, quindi, per darsi l’indispensabile visibilità hanno fornito ai loro “rondaroli” precisi contrassegni: giacche di vari colori, baschi e quantaltro per renderli distinguibili anche tra loro, cioè affinché qualche rondarolo non prenda per pericoloso vagabondo un collega.fonte agenparl

John whine-cofferati l’integerrimo sceriffo ha trasformato la città da culla della cultura e dell’accoglienza in un remake di un vecchio film americano: ricordate la città, che se soltanto ti provavi a passare di lì e venivi fermato, da una pattuglia dello sceriffo padrone, entravi dentro un terribile incubo…

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RISO AMARO

Le squadracce fasciste allevate e cresciute nelle “famiglie bene” (?)

Maggio 6, 2008 by redvince
Natural born nazi
Hanno allevato la bestia per anni, l’hanno nutrita di odio, aizzata con parole e metafore, facendo i finti tonti sul nesso tra parole e fatti, tra metafore e gesti. L’hanno allevata così, chiudendo occhi e orecchi quando mordeva gli «altri». Ora che, a morte, ha colpito «uno di noi», ora che la bestia è uscita dal recinto in cui si poteva tollerarla e magari utilizzarla - con le sue prepotenze, le sue aggressioni squadristiche, la sua presunzione d’impunità - ora che sul «suolo natio» ha sparso il «sangue nostro», nessuno la conosce più come figlia propria.

Erano già ben noti a polizia e magistratura almeno tre dei cinque balordi che la notte del primo maggio hanno massacrato, con la scusa di una sigaretta negata, Nicola Tommasoli. E’ stata proprio l’assurdità di quella violenza senza motivo ha spingere chi già aveva avuto a che fare con loro a riaprire un fascicolo vecchio di mesi e a dare così un nome a tre degli aggressori: due di loro nel frattempo sono scappati, sembra all’estero, il terzo, un ventenne di buona famiglia, probabilmente sentito che il cerchio si stava stringendo, si è presentato in questura questa mattina, accompagnato dall’avvocato, ed ha confessato.

Nell’indagine chiusa un anno fa dalla Digos scaligera, che ha portato alla denuncia di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, è infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee.

A conferma di ciò, le indagini avevano consentito di accertare violenze nei confronti di un giovane che indossava una felpa del Lecce e di due ragazzi appartenenti al centro sociale ‘Chimica’, aggrediti a colpi di spranga.

Ancora, la banda sarebbe stata responsabile di un’aggressione ad un giovane seduto sulle scalinate di piazza Erbe, colpevole di danneggiare l’immagine di Verona ‘citta’ di classé. Nel corso delle perquisizioni effettuate un anno fa nelle abitazioni degli indagati, la polizia trovò cinghie, manganelli telescopici ma anche cassette video e dvd che contenevano immagini di pestaggi e documenti e materiale del ‘Fronte veneto skinheads’.


L’accusa contestata dalla procura di Verona ai 17 giovani individuati dalla Digos un anno fa, fu di associazione a delinquere finalizzata alle lesioni personali e alla violazione della legge Mancino contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa.

All’inizio delle indagini, gli investigatori pensavano che gli episodi fossero riconducibili a scontri tra le opposte tifoserie; con il prosieguo degli accertamenti, però, si è scoperto che la banda premeditava le aggressioni nei confronti di chi aveva stili di vita diversi a prescindere dalla sua fede calcistica.

E ad unire il gruppo era la volontà di compiere gesti di violenza gratuita. La caccia al diverso, è emerso dalle indagini, iniziava in alcuni locali del centro storico di Verona frequentati il fine settimana da giovani. In queste occasioni, secondo investigatori ed inquirenti, la banda andava volutamente alla ricerca dello scontro nei confronti di chi aveva stili di vita diversi.

E dunque, le aggressioni e i pestaggi non erano solo contro chi era diverso per il colore della pelle, per il paese di provenienza o per posizioni politiche, ma anche semplicemente, contro chi parlava o vestiva in modo diverso dal gruppo.

Giornalisti, che non fanno il proprio mestiere ma insozzano solo fogli di carta per il macero:

Ancora una volta ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere: quello che è successo al povero ragazzo nel centro di Verona, saltava agli occhi evidente da subito, leggendo i primi resoconti della stampa. A tutti, fuorché a quanto pare ai giornalisti autori degli articoli, e ai grandi commentatori che dal minuto successivo hanno iniziato in massa a “chiedersi perché”, arzigogolando tra la sigaretta negata e gli immancabili massimi sistemi. C’è voluto il rapido risultato delle prime indagini e interrogatori, per confermare quanto era ovvio sospettare: un normale assalto da maschi alfa dominanti il territorio, come se ne vedono da sempre, e che buona parte di chi non vive sulla luna ha sperimentato in modo più o meno diretto, prima o poi, nella vita. Con l’esclusione degli esperti, ovviamente.

Come si fa, a pensare anche solo per un istante di occupare qualche centimetro quadrato di carta inchiostrata con quella montagna di sciocchezze sulla sigaretta? Abbastanza ovvio quando a cadere dalle nuvole è il sindaco, presumibile ex streetfighter o amico di. Molto meno, quando davanti a una scena classica ed evidente, decine di scribacchini dimostrano di non saper proprio che pesci pigliare: ma dove vivono, questi? leggi tutto

Stiamo all’erta le gabbie sono state aperte e le bestie sono in mezzo a noi.

fonti: www.megachip.info www.ilmanifesto.it

Fascisti tra noi e fascismo “allo stato nascente”

Maggio 5, 2008 by redvince

fonte agenparlInesorabilmente la storia si ripete, sembra quasi che come paese siamo infettati dal morbo fascista

Chi c’era, a quel tempo, chi ha visto, chi può ancora narrare quei giorni, può dire che sono stati peggiori di tutto ciò che abbiamo letto o ascoltato, sia nella parte ridicola (ed era pericolo mortale ridere) sia nel volto tragico che prometteva sangue e ha sempre mantenuto quella promessa.Stiamo attenti strani primati, infatti, distinguono l’Italia dagli altri Paesi dell’Unione:

Siamo stati gli unici in Europa ad avere personaggi come Borghezio, Lega Nord, molto attivi nel dare fuoco ai giacigli di immigrati poveri sotto i ponti della Dora a Torino (condanna per un reato spregevole, passata in giudicato, ma che non ha impedito a Borghezio di essere, come è tutt’ora, deputato a Strasburgo della Repubblica italiana, molto attivo, tra la costernazione di tutti i suoi colleghi psichicamente e politicamente normali, nell’aggredire e insultare il capo dello Stato italiano quando si reca al Parlamento europeo).
Adesso siamo i soli ad avere il fascismo che torna. Si chiama fascismo, reclama la sua eredità di cadaveri.

Molti commentatori e corsivisti trovano divertente che vi siano signore della buona società che si dichiarano “orgogliose di essere fasciste” e si iscrivono al primo e al secondo posto della lista elettorale fascista. Le intervistano come a una sfilata di moda e registrano senza obiezioni risposte deliranti e certamente estranee alla Costituzione in vigore che, in qualunque altro Paese, sarebbe un argine invalicabile.

Ma quello che più ci deve spaventare è il fascismo nelle scuole per la prima volta nella storia italiana del dopoguerra, una parte dei ragazzi italiani che va a scuola (non i più stupidi o volgari o disattenti e – tra loro – alcuni veri leader) guarda al passato solo come area di raccolta di simboli e senso di quello che fanno. Il passato è una prova che si può fare. Fare che cosa? Passare all’azione. Contro un mondo che non funziona, non può funzionare perché si chiama democrazia.

In altre parole, questi ragazzi sono ben radicati nel presente, e nonostante la propensione tipicamente fascista per riti o celebrazioni funebri, hanno cose da fare per il presente, e un senso molto vivo, niente affatto qualunquista o opportunista, del futuro. L’immagine è quella di una lama che taglia i nodi della complicazione che è la democrazia imbrogliona e borghese, della ingiustizia che in un simile mondo è inevitabile, della “legalità”, parola pronunciata con ribrezzo, in nome di una civiltà pulita che si crea con uno slancio superiore di persone decise a tutto e consapevoli della loro missione nella storia. Insomma un nuovo fascismo “allo stato nascente”, per usare l’efficace definizione di Francesco Alberoni.

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Traggo materiale e ragioni di ciò che sto dicendo da una lettera pubblicata da la Repubblica (28 febbraio) a cui risponde Corrado Augias.
La lettera: “Frequento il secondo anno del liceo classico Virgilio di Roma, ho letto e assistito a manifestazioni scolastiche di rinascita di movimenti fascisti nelle scuole…. Voi forse pensavate che il fascismo avesse dato gli ultimi colpi di coda, che fosse un’ideologia logora. Avevate ragione. Quelli che oggi nelle scuole si autodefiniscono “fascisti” sono ragazzi come me e tanti altri…. Questa lettera è anche una richiesta di comprensione. Il presente è vostro. Il domani no”.
Trascrivo in parte la risposta di Corrado Augias: “”Il fascismo” è il rivestimento, la buccia, di domande piuttosto ragionevoli. La buccia fascista, però, si accompagna inevitabilmente a una certa voglia di menar le mani. L’aspetto veramente preoccupante è che i ragazzi di sinistra hanno perso l’iniziativa. Non hanno capito in tempo che bisognava mettere da parte il dibattito sulle ideologie, che ormai interessano poco, e lottare invece per i problemi di ogni giorno”.
Utilissima questa lettera e questa risposta, e dobbiamo cominciare da qui.
Lo farò alla luce della pubblicazione “Blocco Studentesco” (anno I, numero 2) diffuso in questi giorni nei licei romani, che ha per sottotitolo “l’avvento dei giovani al potere contro lo spirito parlamentare, burocratico, accademico”.
Titolo di copertina. “Giustizia!” Spiega l’articolo di fondo: “La Giustizia è troppo spesso accomunata alla legalità. Per favore non diciamo cazzate. In un Paese dove avere la casa è un lusso, dove i mezzi di informazione sono controllati, dove un innocente come Luigi Ciavardini (ritenuto co-autore della strage di Bologna, ndr) viene condannato a trenta, dico trenta anni di reclusione, dove un ragazzo come Gabriele Sandri viene assassinato senza motivo (il tifoso della Lazio ucciso sulla A1 da un agente di polizia che parla di colpo accidentale, Ndr) dove, a distanza di trent’anni da una delle peggiori stragi degli anni di piombo, quella di Acca Larenzia, non c’è nessun colpevole, chi ancora vuole venire a parlarci di giustizia?”
Per chiarire a quale fonte stiamo attingendo, occorre far sapere ai lettori ciò che Tv e giornali non ci dicono: “Blocco studentesco” colleziona risultati importanti in un bel numero di elezioni scolastiche e di istituto, piazza negli organi di rappresentanza studentesca i suoi esponenti, ricopre cariche, parla a nome di molti. Niente a che fare con i “gruppetti”.
Ma l’ideologia c’è, eccome. È ideologia rigorosamente fascista. Ma un modo di interpretare, o di completare l’intuizione di Augias (e anche del ragazzo che gli scrive) è questa: nonostante il tono funebre della rievocazione e l’aspra cattiveria motivata dal ricordo, qui non siamo nel passato. Vediamo perché.
Un primo segnale, quasi una parola codice del nuovo fascismo, sono le Foibe. Il ricordo di una tragedia preparata a lungo, con crudeltà dalla occupazione fascista e nazista, ma conclusasi poi con una feroce vendetta jugoslava contro migliaia di italiani, diventa nelle pagine di “Blocco Studentesco” (come accade del resto anche nelle piazze, nel Parlamento italiano e in televisione) uno strumento per rivendicare la guerra fascista, la sacralità della nazione e dei confini, l’uso continuo dell’altra parola codice, “martiri” (parola che riguarda solo i morti fascisti) per tenere sotto ricatto i giovani di sinistra (che non sanno che la tragedia delle Foibe non è mai stata nascosta e non è mai stata un segreto; posso testimoniarlo perché l’ho studiata e discussa in liceo) e per profittare di uno strano atteggiamento dell’antifascismo adulto italiano, che sembra ogni volta colto di sorpresa da uno degli argomenti più dibattuti da decenni nella vita politica e nella storiografia contemporanea italiana.
La novità introdotta dal nuovo fascismo è di parlare dell’orrore delle Foibe come fenomeno del tutto isolato e indipendente dal feroce orrore assassino del fascismo italiano e tedesco nella Jugoslavia invasa e distrutta.
Le Foibe, comunque, servono per non parlare della Shoah, servono a rovesciare l’indignazione verso il fascismo in indignazione del fascismo. Potete infatti leggere su “Blocco Studentesco”, in un articolo firmato “Giorgio Bg”: “Sì, avete capito bene: il 25 aprile è una data fondamentale per la nostra nazione: è il compleanno di Guglielmo Marconi, inventore della radio…. E a tutti abbiamo ricordato che una delle battaglie portate avanti da ‘Blocco Studentesco è quella di distruggere il concetto di ‘antifascismo militante’”.
Come si vede, l’idea è chiara e politicamente intelligente. I ragazzi del Blocco non sono né incolti né disinformati. Sanno che stanno lavorando per loro gli storiografi improvvisati che si sono dedicati alla diffamazione della Resistenza. Sanno di poter contare sui molti insegnanti che di Resistenza non parlerebbero mai e non hanno parlato mai. Sanno di disporre di uno spazio vuoto, nel quale la Costituzione italiana rimane ignorata e isolata.
A leggere quello che scrivono, e come scrivono, sono tipi seri che non si occupano del fatto che due belle signore della mondanità milanese, la signora Santanché e la signora Paola Ferrari (moglie del giovane imprenditore Marco De Benedetti) sono la candidata n.1 e la candidata numero 2 nella lista ufficialmente fascista organizzata e promossa da Francesco Storace.
L’effetto mondano però li beneficia comunque. Invece di essere i resti di qualcosa che nel mondo è scomparso per sempre sotto il mare di cadaveri che ha provocato, sono l’avanguardia di un futuro che penetra le aree eleganti e persino zone che ti aspetteresti, in modo naturale, estranee al fascismo.

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    Ma c’è un alleato in più per questi ragazzi non male informati e non male organizzati che, se necessario, sembrano in grado di tirare le fila di assembramenti più grandi.
    Sono quella manodopera di giovani aspri, aggressivi, e decisi a non accettare alcun dialogo con la politica, qualunque politica, perché sono i militanti duri, ambi-destri e ambi-sinistri dell’antipolitica.
    Michele Santoro ne espone ogni tanto gli esemplari in certe sue trasmissioni come quella puntata di Annozero a cui è accaduto anche a me di partecipare (la sera del 7 febbraio). Non ti guardano, non ti parlano, gridano quasi solo “cazzo”.
    Sono giovani ostili per le condizioni in cui vivono e la vita che fanno. Ma rifiutano con estrema durezza ogni contatto. Ostentano un disprezzo per tutto ciò che è democrazia e Parlamento. È un disprezzo che li collega di fatto con i giovani di “Blocco Studentesco”, esattamente come deve essere accaduto negli anni Venti. Dunque qui nessuno si muove nel vuoto. E non ha più senso pensare a frange o gruppetti. Che lo abbia voluto o no, la destra italiana ha creato le condizioni per una destra estrema che raccoglie volentieri certi simboli e parole codice dal passato. Ma invece di nostalgia ha progetti per il futuro. E poiché la discussione e il dibattito non sono i suoi naturali strumenti – e infatti vengono sviliti ed evitati – il progetto è in attesa di una linea strategica. Ma il ritorno di una certa area fascista, con la sua componente di massa (”Blocco Studentesco” ci dice che a Roma esiste una “Casa Pound”, dal nome del poeta americano fascista e antisemita, e una “Casa Prati” occupata insieme a famiglie di sfrattati) e la sua componente alto-borghese, è già cominciato.
    Questa è l’Italia nel suo passato indimenticabile, nel suo presente difficile, nel futuro per il quale ci ostiniamo ad avere speranza, in nome di ciò che è accaduto, e nonostante ciò che sta accadendo. Una cosa sappiamo: non siamo fuori pericolo.
  • Tratto da isole.ecn.org

LAVORO

Maggio 4, 2008 by redvince
Scritto da Caparezza
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Clicca qui per il VideoTesto e Musica di Caparezza

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker

Tu che ne sai della vita degli operai Io stringo sulle spese e goodbye macellai Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI Io sono pane per gli usurai ma li respingo Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/ Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

(Grazie a manubilla per questo testo)

www.mercantedivenezia.org