Posted by: redvince on: Giugno 3, 2009

La povertà non è né naturale né inevitabile ma è il risultato di decisioni. La povertà non è solo relativa alla mancanza di risorse ma soprattutto ai comportamenti e alle scelte di chi detiene il potere.
Posted by: redvince on: Maggio 23, 2009
Carne da macello di ieri e di oggi
La barbarie sta diventando la regola, hanno poco di umano coloro che giustificano questo abominio.
Posted by: redvince on: Maggio 8, 2009
ANDATA E RITORNO DALL’INFERNO DEL DARFUR
Posted by: redvince on: Aprile 29, 2009
Amnesty International ha chiesto che l’esercito israeliano renda pubblici i dettagli dei risultati dell’indagine condotta su alcuni degli attacchi effettuati durante i 22 giorni di offensiva su Gaza, secondo la quale le sue Forze militari “non hanno commesso violazioni”, ma solo “rari errori”, alcuni dei quali potrebbero aver causato l’uccisione di civili palestinesi.
“Il briefing inviato dalle Forze di difesa israeliane (Idf) ai giornalisti sui risultati dell’indagine manca di dettagli cruciali” – afferma Amnesty e in esso si puntualizza che “tutte le conclusioni devono essere utilizzate come informazioni e attribuite esclusivamente al giornalista“. Per buona parte il documento conferma dichiarazioni ripetute diverse volte dall’esercito e dalle autorità sin dai primi giorni dell’operazione Piombo fuso, ma senza fornire le prove necessarie a sostenere le accuse. Amnesty International espone le sue prime considerazioni sul numero limitato di incidenti specifici presi in considerazione nel briefing dell’esercito.
“È sorprendentemente ampio il divario tra il “numero molto basso” di errori riportati nel briefing dell’Idf e l’uccisione da parte delle forze israeliane di circa 300 bambini palestinesi e di centinaia di altri civili disarmati. Questo documento non tenta nemmeno di spiegare la stragrande maggioranza di morti tra i civili, né la massiccia distruzione causata agli edifici privati di Gaza” – sostiene Amnesty. In assenza delle prove necessarie a sostenere le accuse, le dichiarazioni dell’esercito sembrano essere un tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità, piuttosto che un processo autentico per stabilire la verità. Tale approccio manca di credibilità.
Infine, secondo Amnesty “è responsabilità di coloro che hanno effettuato bombardamenti, attacchi di artiglieria e di altro tipo, provare che queste aggressioni erano veramente rivolte a obiettivi militari legittimi; non è compito delle vittime provare che non erano coinvolte in attività di combattimento. Ad oggi le informazioni fornite dall’esercito non dimostrato niente”. Le morti e i ferimenti di molti civili e la vasta distruzione provocata da attacchi che spesso hanno violato il diritto internazionale umanitario, richiedono un’inchiesta indipendente e imparziale. L’esercito israeliano deve fornire informazioni specifiche e dettagliate sul perché gli obiettivi sono stati scelti e sui mezzi e i metodi di attacco utilizzati, affinché si possano valutare le conclusioni secondo cui l’Idf sostiene di essersi attenuto a pieno al diritto umanitario internazionale. I dati forniti in questo briefing sono insufficienti e, in parte, contraddicono le prove raccolte da Amnesty International e da altri.
Sin dall’inizio del mese di febbraio, l’organizzazione per i diritti umani ha ripetutamente chiesto di incontrare l’esercito israeliano per discutere le sue preoccupazioni sulle violazioni del diritto umanitario internazionale durante l’operazione Piombo fuso e ha anche fornito una lista dettagliata di casi e argomenti sui quali occorrono chiarimenti. A oggi l’Idf non ha fornito alcuna risposta.
“L’indagine dell’esercito israeliano non sostituisce l’inchiesta completa, indipendente e imparziale di cui c’è bisogno” – sottolinea Amnesty. L’associazione internazionale chiede quindi alle autorità israeliane di riconsiderare il loro rifiuto di cooperare con la missione di accertamento dei fatti disposta dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu, guidata dal giudice Richard Goldstone, il quale ha chiaramente espresso l’intenzione di indagare sulle violazioni al diritto internazionale commesse da tutte le parti in causa nel conflitto che ha avuto luogo a Gaza e nel sud di Israele.
L’associazione rinnova inoltre il suo appello al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di avviare un’inchiesta internazionale indipendente sui presunti crimini di guerra e sulle altre violazioni del diritto internazionale, commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto.
La nota di Amnesty International passa quindi in rassegna una lunga serie di casi specifici menzionati nel briefing distribuito dall’esercito israeliano. Tra questi l’impiego del fosforo bianco e di colpi di artiglieria sul quartier generale dell’Unrwa, sito nel centro della città di Gaza, il 15 gennaio 2009, sul quale l’esercito dichiara: “sembra che frammenti di proiettili fumogeni abbiano colpito un magazzino sito nel quartier generale dell’Unrwa”. Anche riguardo all’uso del fosforo bianco in zone densamente popolate, le dichiarazioni dell’esercito che “non sono state utilizzate munizioni al fosforo in zone abitate” e che i “pezzi di fosforo caduti… non sono incendiari” non potrebbero essere più lontane dalla realtà – afferma Amnesty che è stata tra i primi a portare le prove dell’impiego del fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano.
Posted by: redvince on: Aprile 1, 2009
Una spietata critica al plutocrate e all’italia da parte del Guardian
L’ombra del fascismo che al contrario di germania e spagna, ha continuato ad operare nella politica e nelle istituzioni e di fatto ha reso un paese dalle origini liberali una nazione destrorsa, fascista…nell’anima. leggi l’articolo
Silvio Berlusconi sembra intento a completare la dominazione politica d’Italia la “piccola lista”
L’unico modo che ci resta per cercare un’informazione obbiettiva e un gionalismo che non si lascia andare alla propaganda e alla disinformazione mirata è andare a leggere i quotidiani all’estero. L’anomalia italiana è stigmatizzata in tutto il mondo libero e solo in italia si continua a essere sordi e ciechi per miopia politica o…interesse, di fatto ci ritroviamo un paese che ancora fa i conti con una diffusa ignoranza socioculturale, humus ideale per mafia e ducetti in erba.
Posted by: redvince on: Marzo 19, 2009
Il 10 marzo a Bruxelles, tre militanti della Tibetan Youth Congress (Sonam Rinchen 45 anni nato in Tibet a Chamdo Cunpo Tenchen e fuggito in India nel 1987; Thupten Samdup 34 anni nato in Tibet a Kham Gawa e fuggito in India nel 1995; Namgyal Wangdu 31 anni nato in esilio nell’insediamento di Bylakuppe nell’India meridionale) hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni internazionali sulla drammatica condizione del Tibet da 60 anni illegalmente occupato dalla Repubblica Popolare Cinese. Secondo quanto dichiarato da Tsewang Rigzin, presidente della Tibetan Youth Congress, la condizione fisica dei tre digiunatori comincia a deteriorarsi ma il loro morale e la loro determinazione a portare avanti la lotta per la libertà e l’indipendenza del Tibet rimangono alti.
Nei giorni scorsi la Tibetan Youth Congress ha consegnato un memorandum sulla condizione del Tibet e lo sciopero della fame in corso, al presidente del Parlamento Europeo, alla attuale presidenza ceca dell’Unione Europea, al Segretario Generale del Consiglio dell’Unione Europea e all’ambasciatore cinese in Belgio.
In questi ultimi giorni esponenti delle comunità tibetane di Francia e Belgio si sono recati a portare la loro solidarietà ai tre tibetani così come hanno fatto anche alcuni parlamentari europei. Adesso che lo sciopero della fame ad oltranza entra in una fase in cui la salute dei digiunatori può venire gravemente compromessa è fondamentale che tutti gli amici del Tibet mobilitino le loro energie per appoggiare l’iniziativa in corso e far sentire ai tre digiunatori e alla Tibetan Youth Congress il calore della solidarietà attiva di quanti sostengono la causa tibetana.
I firmatari di questo appello (singoli individui, organizzazioni politiche, responsabili di siti web, etc.) dichiarano di voler usare tutti i mezzi a loro disposizione per far conoscere in Italia le ragioni dei digiunatori di Bruxelles e ribadiscono il loro impegno, oggi più che mai, ad essere al fianco del popolo tibetano nella sua difficile battaglia per la liberazione del Tibet dal dominio e dall’oppressione coloniale cinese.
Perché il Tibet Viva!
Pö Rangzen!
Former Tibetan soldiers yearn for independence – 15 Mar 09
In 1950, Chinese troops defeated Tibet’s small army and claimed the territory.
By 1959, the CIA was training Tibetan resistance fighters
But a failed uprising that year broke the back of the rebellion.
For many Tibetans, independence from China remains their ultimate goal.
Al Jazeera’s Tony Birtley reports from Nepal where many of them are living.
Posted by: redvince on: Marzo 4, 2009
DI MICHAEL PARENTI
informationclearinghouse.info
Dopo la sconfitta dei regimi comunisti dell’Europa orientale, il capitalismo fu esibito come l’indomabile sistema che avrebbe portato prosperità e democrazia, il sistema che sarebbe prevalso fino alla fine della Storia.
La crisi economica attuale, comunque, ha convinto alcuni prominenti sostenitori del libero mercato che esiste qualche grave mancanza. A dire la verità, il capitalismo non è ancora venuto a patti con molte forze storiche che fanno sì che esso sia un problema infinito: democrazia, prosperità, e il capitalismo stesso, le vere entità che i legislatori del capitalismo sostengono siano da allevare.
Plutocrazia vs Democrazia
Consideriamo innanzitutto la democrazia. Sentiamo dire che negli USA capitalismo e democrazia vanno a braccetto, da cui l’espressione, ‘democrazie capitaliste’. In realtà, lungo la nostra storia c’è stata una relazione decisamente antagonistica tra democrazia e concentramento di capitale. Circa ottant’anni fa, Luois Brandeis, membro della Corte Suprema di Giustizia, commentò: “Possiamo avere la democrazia in questa nazione, oppure possiamo avere una grande ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo averle entrambe”. Gli interessi monetari sono sempre stati oppositori, non propositori, della democrazia.
La stessa costituzione fu modellata da gentlemen agiati che si riunirono a Filadelfia nel 1787 per mettere ripetutamente in guardia dai rovinosi e altamente pericolosi effetti della democrazia. Il documento che raffazzonarono era ben distante dall’essere democratico, essendo incatenato da controlli, veti e richieste per maggioranze artificiali, un sistema disegnato per ammorbidire l’impatto delle esigenze popolari.
Nei primi giorni della Repubblica i ricchi e benestanti imposero limiti di rango per aver diritto al voto e accesso a cariche importanti. Si opposero alla diretta elezione dei candidati (da notare che l’attuale collegio degli elettori è lo stesso di allora). E per decenni resistettero all’estensione del voto a gruppi meno abbienti come operai senzatetto, immigrati, minoranze razziali e donne.
Al giorno d’oggi le forze conservatrici continuano a rifiutare alcune caratteristiche che renderebbero il sistema elettorale più equo, come la rappresentanza proporzionale, l’elezione decisiva immediata, e campagne elettorali finanziate con denaro pubblico. Continuano invece a creare barriere al voto utilizzando severi requisiti di registrazione, epurazioni di votanti a rotazione, seggi elettorali inadeguati e macchine per il voto elettroniche che costantemente ‘funzionano male’ a beneficio dei candidati più conservatori.
Alle volte gli interessi dominanti hanno soppresso pubblicazioni e proteste radicali, ricorrendo a raid di polizia, arresti e incarcerazioni – misure applicate recentemente a forza contro dimostranti a S.Paul, Minnesota, durante la Convention Repubblicana Nazionale nel 2008.
La plutocrazia conservatrice cerca inoltre di ritirare le conquiste sociali democratiche, come la pubblica istruzione, le case popolari, la sanità, i patti collettivi, un salario decente, condizioni di lavoro accettabili, un ambiente pulito e sostenibile; il diritto alla privacy, la separazione tra stato e chiesa, il diritto all’aborto e il diritto al matrimonio tra adulti, qualsiasi siano le preferenze sessuali di ognuno.
Circa un secolo fa, il leader del movimento dei lavoratori statunitense Eugene Victor Debs fu imprigionato durante uno scontro. Seduto nella sua cella non riuscì a sfuggire alla conclusione che nelle lotte tra due interessi privati, il capitale e il lavoro, lo stato non fungeva da arbitro neutrale. La forza dello stato – con la sua polizia, i militari, i tribunali e le leggi – stava inequivocabilmente dalla parte dei boss delle industrie. Debs concluse perciò che il capitalismo non rappresentava solamente un sistema economico ma un intero ordine sociale, che manovrava le regole della democrazia a favore dei portafogli.
I leader del capitalismo continuano a porsi come i progenitori della democrazia perfino quando la sovvertono, non solo in casa loro ma anche fuori, come successo in America Latina, Africa, Asia e Medio Oriente. Qualsiasi nazione che non sia ‘un investitore amichevole’, che tenti di usare la terra, il lavoro, il capitale e le risorse naturali proprie e a sviluppare il mercato in una maniera diversa, fuori dal dominio delle multinazionali, corre il rischio di venire demonizzato e indicato come una ‘minaccia alla sicurezza nazionale’.
La democrazia diventa un problema per l’America industriale non quando essa fallisce ma quando funziona bene, aiutando la popolazione a muoversi verso un ordine sociale più equo e vivibile, riducendo il gap, quantunque modestamente, tra i superricchi e il resto di noi. Perciò la democrazia deve essere diluita e sovvertita, soffocata con la disinformazione, con fumo mediatico, campagne costosissime, con le gare elettorali manovrate e un pubblico parzialmente privato del diritto di voto, portando così a false vittorie per salvare politicamente i candidati dei partiti maggiori.
Capitalismo vs Prosperità
I capitalisti privati non incoraggiano la prosperità più di quanto non propaghino la democrazia. La maggior parte del mondo è capitalista, e la maggior parte del mondo non è né prospera né particolarmente democratica. Basti pensare alla Nigeria capitalista, all’Indonesia capitalista, alla Thailandia capitalista, alla Haiti capitalista, alla Colombia capitalista, al Pakistan capitalista, al Sud Africa capitalista, alla Lettonia capitalista, e vari altri membri del Mondo Libero – o più precisamente il Mondo del Mercato Libero. Una popolazione ricca, politicamente colta e con alte aspettative riguardo i propri standard di vita e un forte senso dei propri diritti, che spinga per ottenere migliori condizioni sociali, non corrisponde alla nozione plutocratica di manodopera ideale e di gestione flessibile. Gli investitori privati preferiscono un popolazione povera. Più sei povero, più duro lavorerai – per ottenere di meno. Più sei povero, meno sei equipaggiato per difenderti dagli abusi della ricchezza.
Nel mondo industriale del ‘libero mercato’, il numero di miliardari sta crescendo sempre più velocemente mentre il numero delle persone che vivono nella povertà sta aumentando ad un ritmo più veloce della crescita della popolazione mondiale. La povertà si diffonde mentre la ricchezza si accumula.
Consideriamo gli USA. Solamente negli ultimi otto anni, mentre ampie fortune maturavano a ritmi record, sei milioni di americani sono sprofondati sotto la soglia di povertà; il reddito medio delle famiglie è diminuito di oltre 2000 dollari; il debito dei consumatori è più che raddoppiato; più di sette milioni di americani hanno perso la loro assicurazione sanitaria, e più di quattro milioni hanno perso la loro pensione; nel mentre, i senzatetto sono aumentati e il pignoramento di case ha raggiunto livelli da pandemia.
Solo nelle nazioni dove il capitalismo è stato controllato in qualche modo dalla democrazia sociale la popolazione è riuscita ad assicurarsi un certo grado di prosperità; mi vengono in mente le nazioni nordeuropee come Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca. Ma perfino in queste democrazie i diritti popolari sono sempre a rischio di venire ritirati. E’ ironico accreditare il capitalismo di essere il genio della prosperità quando la maggior parte dei tentativi di un miglioramento materiale sono stati veementemente e a volte violentemente ostacolati dalla classe capitalista. La storia delle lotte operaie fornisce infinite spiegazioni a tutto ciò.
Nella misura in cui la vita è sopportabile sotto l’attuale ordine economico statunitense, ciò è dovuto al fatto che milioni di persone hanno affrontato profonde lotte di classe per migliorare i loro standard di vita e i loro diritti come cittadini, portando alcune misure umanitarie all’interno di un sistema economico-politico senza cuore.
Una bestia che si divora da sola
Lo stato capitalista ha due regole riconosciute dai pensatori politici. Innanzitutto, come ogni stato deve fornire servizi che non possono essere sviluppati in modo affidabile attraverso mezzi privati, come la sicurezza pubblica e il traffico regolato. Secondo, lo stato capitalista protegge gli abbienti dai non abbienti, assicurando che il processo di accumulazione del capitale vada a beneficio degli interessi monetari, circoscrivendo pesantemente nel frattempo le richieste del popolo lavoratore, così come osservava Debs dalla sua cella.
C’è una terza funzione dello stato capitalista menzionata raramente. Consiste nel prevenire che il sistema capitalista si autodistrugga. Karl Marx evidenziava la contraddizione nel nucleo del capitalismo: la tendenza a sovraprodurre e la crisi del mercato. Un’economia concentrata sulla velocità e i tagli salariali, che conduca i lavoratori a produrre sempre di più per ottenere sempre di meno è sempre in pericolo di crisi. Per massimizzare i profitti, i salari devono essere mantenuti bassi. C’è una tendenza cronica – come possiamo vedere oggi – verso la sovrapproduzione di beni e servizi privati e un sottoconsumo di beni necessari da parte della popolazione.
In aggiunta a ciò, si verificano frequentemente atti di autodistruzione, su cui si sorvola, creati dai ricconi stessi. Se lasciato in balia di se stesso, il componente più attivo che sta al comando del sistema finanziario inizierà a divorare le fonti di ricchezza meno organizzate.
Invece di accumulare denaro grazie all’arduo compito di produrre e commerciare beni e servizi, i predoni sfruttano direttamente i flussi di denaro dell’economia stessa. Durante gli anni ’90 siamo stati testimoni del collasso dell’intera economia argentina quando alcuni operatori di mercato, incontrollati e liberi di agire, smontarono imprese, guadagnarono ampie somme e lasciarono la capacità produttiva del paese nel caos. L’Argentina, dopo essersi rimpinzata con l’ideologia del libero mercato, esitò nella sua funzione di salvare il capitalismo dai capitalisti.
Alcuni anni più tardo, negli USA, toccò alla rapina multi-miliardaria compiuta da cospiratori privati come Enron, WorldCom, Harkin, Adelphia e dozzine di altre grandi compagnie. Giocatori interni come Ken Lay portarono imprese private di successo alla rovina, eliminando i lavori e i risparmi di migliaia di lavoratori solo per guadagnare miliardi. Tali ladri furono catturati e condannati. Non dimostra tutto ciò la capacità del capitalismo di autoregolarsi? Non esattamente. L’accusa di tale squallido comportamento – arrivata comunque in ritardo – è stata un prodotto della responsabilità e della trasparenza della democrazia, non del capitalismo. Di per sé il libero mercato è un sistema amorale, senza vincoli salvo il rischio del compratore.
Nel disastro del 2008-2009 il surplus finanziario crescente ha creato un problema per la classe ricca: non c’erano abbastanza opportunità per investire. Trovandosi con più soldi del previsto, di cui non saper cosa fare, i grandi investitori hanno convogliato immense somme in mercati degli immobili inesistenti e in altre avventure sospette, un miscuglio di hedge funds, derivati, credit default swaps, prestiti rapaci e via dicendo.
Tra le vittime ci sono stati anche altri capitalisti, piccoli investitori e i moltissimi lavoratori che hanno perso miliardi di dollari di risparmi e pensioni. Probabilmente il principale brigante è stato Bernard Madoff. Descritto come “un leader di vecchia data dell’industria del sistema finanziario”, Madoff ha gestito un fondo fraudolento, che ha rastrellato 50 miliardi di dollari da investitori benestanti, ripagandoli “con moneta che non esisteva”, dato che la metteva lui stesso. La plutocrazia divora il suo stesso bambino.
Nel mezzo della confusione, durante un congresso nell’ottobre 2008, il precedente capo della Federal Reserve e sostenitore ortodosso del libero mercato, Alan Greenspan, ha confessato di essersi sbagliato ad aspettarsi che interessi monetari – gemendo sotto un immenso accumulo di capitale che necessitava di essere investito da qualche parte – si autocontrollassero tutto a un tratto.
La classica teoria del laissez-faire è perfino più assurda di quanto Greenspan abbia indicato. Infatti, la teoria sostiene che ognuno debba perseguire i propri interessi senza alcuna restrizione. Questa sfrenata competizione dovrebbe in teoria apportare il massimo beneficio a tutti perché il mercato libero è governato da una miracolosa e benigna ‘mano invisibile’ che ottimizza la produzione collettiva (“L’avidità è cosa buona”).
La crisi del 2008-2009 è causata da una cronica tendenza alla sovrapproduzione e all’iper-accumulo finanziario, così come diceva Marx? Oppure è il risultato della personale avarizia di persone come Madoff? In altri termini, il problema è individuale o proprio del sistema? In realtà, le due soluzioni non sono mutualmente esclusive. Il capitalismo nutre i colpevoli e ricompensa i più scaltri e senza scrupoli tra di loro. I crimini e le crisi non sono risultati irrazionali di un sistema razionale, ma il contrario: sono conseguenze razionali di un sistema irrazionale e amorale. Peggio ancora, i conseguenti salvataggi multimiliardari fatti dai governi vengono convertiti in opportunità per saccheggiare. Non solo lo stato fallisce nel regolamentare il capitalismo, ma diventa esso stesso un rapinatore, prendendo vaste somme dalla macchina federale del denaro, salassando chi paga le tasse.
Coloro che ci rimproverano di “correre dal governo per chiedere l’elemosina” corrono essi stessi dal governo a elemosinare. L’America industriale ha sempre apprezzato gli aiuti concessi, i prestiti a garanzia e altre sovvenzioni statali e federali. Ma l’operazione di salvataggio del 2008-2009 ha offerto un nutrimento record al tesoro pubblico. Più di 350 miliardi di dollari sono stati distribuiti da un fallimentare Segretario del Tesoro di destra alle maggiori banche e associazioni finanziarie – per non parlare dei più di 4000 miliardi che sono giunti dalla Federal Reserve. La maggior parte delle banche, incluse la JP Morgan Chase e la Bank of New York Mellon, ha affermato che non avevano nessuna intenzione di far sapere in che direzione andava il denaro.
Sappiamo che i grandi banchieri hanno usato parte del fondo di salvataggio per comprare piccole banche e sostenere altre banche oltreoceano. Amministratori delegati e altri dirigenti di alcune tra le principali banche stanno spendendo i soldi della salvezza in favolosi premi aziendali e sontuose vacanze alle terme. Allo stesso tempo, i maggiori beneficiari del piano di salvataggio come Citigroup e Bank of America hanno licenziato migliaia di impiegati, ponendo la domanda: perché, in primo luogo, veniva loro dato tutto quel denaro?
Mentre centinaia di miliardi sono stati distribuiti tra le persone che hanno causato tale catastrofe, il mercato immobiliare ha continuato ad afflosciarsi, il credito è rimasto paralizzato, la disoccupazione è aumentata, e il potere d’acquisto è sprofondato ai minimi storici.
In sintesi, il capitalismo industriale del libero mercato è di per sé un disastro in perenne pericolo di esplosione. La sua essenza è la trasformazione della natura vivente in montagne di comodità e delle comodità in mucchi di capitale morto. Se lasciato al suo destino, il capitalismo appioppa la sua ‘diseconomia’ e la sua tossicità al pubblico e all’ambiente naturale – e infine inizia ad auto-divorarsi.
L’immensa disuguaglianza del potere economico che esiste nella nostra società si traduce in una formidabile disuguaglianza di potere politico, che rende praticamente impossibile imporre delle regole democratiche. Se i paladini dell’America Industriale vogliono conoscere cos’è che realmente minaccia ‘il nostro stile di vita’, è il loro stile di vita, il modo di rubacchiare illimitatamente il loro stesso sistema, distruggendo le reali fondamenta su cui poggiano, la vera comunità di cui si nutrono abbondantemente.
Michael Parenti ha ottenuto il Ph.D. in Scienze Politiche all’Università di Yale. Ha insegnato in numerosi college e università, sia negli USA che all’estero. Ha scritto una ventina di libri. Il suo sito è http://michaelparenti.org.
Fonte: http://informationclearinghouse.info/
Link: http://informationclearinghouse.info/article21957.htm
10.02.2009
Traduzione a cura di MAURO SACCOL per www.comedonchisciotte.org
Posted by: redvince on: Marzo 2, 2009
Introduzione
Fin dai primi giorni di governo, il presidente Berlusconi ha annunciato la decisione di procedere in tempi rapidi alla realizzazione di un programma nucleare, per porre rimedio al danno che il referendum effettuato all’indomani dell’incidente di Chernobyl – governato dall’emotività strumentalizzata dagli ecologisti – ha apportato alle famiglie e alle imprese italiane.
Questa posizione era stata espressa da tempo e si basa sull’affermazione che quella scelta “sciagurata” ha condannato l’Italia – unico tra i paesi industrialmente avanzati – ad una massiccia dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas, privando il Paese di una fonte energetica abbondante, pulita e a basso costo.
Ma, al di là della enunciazione del premier e dei suoi ministri, va detto che questa posizione, da alcuni anni a questa parte, è divenuta un “recitativo” sempre più insistito nella informazione giornalistica a proposito di energia, tanto da essere ormai considerata vera.
Al contrario, si tratta di affermazioni che la documentazione internazionale – ampiamente disponibile – semplicemente smentisce.
Sinora la posizione del governo è stata contrastata con poco vigore e un po’ di supponenza e frattanto il governo procede negli adempimenti preliminari per la realizzazione del programma nucleare annunciato. Ci sembra dunque tempo di affrontare con chiarezza nel merito queste motivazioni.
La situazione è oggi più difficile di come si presentava all’epoca del referendum dell’87: il cambiamento climatico in atto richiede di procedere in tempi rapidi ad una drastica riduzione dell’impiego di combustibili fossili e questo richiede anche la geopolitica sanguinosa del petrolio e la crescita accelerata della domanda di energia da parte dei Paesi in rapido sviluppo economico.
Ma la condizione attuale dell’energia nucleare - dal punto di vista della disponibilità del combustibile, dei problemi di impatto sanitario ed ambientale, del costo di produzione del ciclo nucleare (dall’estrazione del minerale, alla produzione di energia elettrica, al trattamento del combustibile irraggiato e allo smantellamento degli impianti), dei rischi di proliferazione militare e del terrorismo – questa situazione indica che al ricorso all’energia nucleare sia da preferirsi l’impiego ed il potenziamento delle nuove fonti energetiche, pulite e rinnovabili, e soprattutto le concrete possibilità di uso più efficiente dell’energia, ma anche di vero e proprio risparmio energetico.
E’ questa, nei fatti, la scelta effettuata da tutti i paesi più industrializzati.
La propaganda governativa e dei mass media e l’assenza di un’opinione pubblica autonoma e informata possono giocare un ruolo determinante, dato che le forme odierne del discorso scientifico e pubblico non sono all’altezza di simili valutazioni. Così, per scelta politica, si possono sottostimare volutamente i pericoli nucleari mettendo in ombra rimedi a portata di mano.
E così, nell’opinione pubblica, la paura del declino e della rinuncia ai consumi mette in secondo piano rischi imponderabili, che riguardano però tempi remoti o basse probabilità di occorrenza: la questione della sicurezza, infatti, può arrivare ad essere rimossa se non si mettono in evidenza contemporaneamente alternative non pericolose, plausibili, realizzabili già oggi, che prefigurano una organizzazione sociale desiderabile.
Proprio per questo l’accesso e la completezza dell’informazione diventano indispensabili all’esercizio della democrazia.
Generazione quarta o…terza o…più probabilmente rivisitazione della seconda?
Ma allora quali sono le motivazioni “vere” di Berlusconi?
Posted by: redvince on: Febbraio 27, 2009
http://www.earthday.net/earthday2009
22 aprile 2009

Obiettivo:
Earth Day 2009, aprile 22, segnerà l’inizio della campagna Generazione verde!
Questa iniziativa di due anni, che culminerà con il 40 ° anniversario della Giornata della Terra nel 2010. Con i negoziati per un nuovo accordo mondiale sul clima che fino a dicembre, Giornata della terra 2009 deve essere una giornata di azione e la partecipazione civica, per difendere il verde della generazione principi fondamentali: Famiglia con i mulini a vento: le fonti energetiche rinnovabili per le generazioni future.